Spiegando giochi da weega

Play 2026 – Io sono a posto così!

Play è finita. In realtà mentre scrivo non è ancora finita, ma per me sì, avendo avuto a disposizione solo due giorni quest’anno. Scrivo subito, di getto, perché con l’età che avanza i miei pensieri si perdono a una velocità…

Aspetta, cosa stavo dicendo?​ Come nel film Memento, dove il protagonista lasciava tracce della propria vita tatuate sul corpo, io (che ho paura degli aghi) mi tatuo informazioni su questo blog, consapevole che andrò a rileggerle prima della prossima Play.

Con Luca Ciglione a cena a play 2026
Ma com’è che il pre fiera finiamo sempre a mangiare noi due da soli?

Brutte compagnie

​Stai attento a Luca Ciglione, in generale a tutta la combriccola di Giochi sul Nostro Tavolo, ma soprattutto a Luca. Non fidarti quando dice di non preoccuparti, che ci pensa lui alla cena del giovedì sera pre Play. Finisce come al solito che ti ritrovi solo con lui a mangiare poco e spendere tanto. Guardalo, è troppo secco e poi beve solo acqua! Come puoi fidarti? Aspetta Ian e Nicola (MeepleOrDie e The Green Player) per poter mangiare decentemente. Altro che giustizia per Luca Ciglione… giustiziate Luca Ciglione!

Locandina del concerto durante Play 2026 per l'annuncio della localizzazione di Rock Hard 1977
Concerto fighissimo il sabato sera allo stand Devir per annunciare la localizzazione di Rock Hard 1977!

​Il mio senso di ragno pizzica

Avrei dovuto fare una locandina come hanno fatto tutti gli altri creator, ritagliare la mia immagine e metterla in evidenza sullo sfondo rosso di Play elencando tutti gli appuntamenti dove avrebbero potuto incontrarmi. Poi mi sono reso conto che non avevo voglia di farlo. Sono pigro e poi non mi piaceva l’idea di agevolare i miei detrattori dando spunti per possibili agguati di gruppo!

In realtà, come immaginavo, nonostante il trambusto creato con il mio precedente articolo, ho vissuto una fiera pacifica, chiacchierando amabilmente anche con chi non aveva apprezzato il mio pensiero. ​Poi è vero, spesso mentre camminavo per i corridoi della fiera sentivo gli sguardi di alcuni come stilettate dietro la nuca. Avrebbero fatto barcollare in molti, ma grazie alla mia massa bella rotonda i piedi hanno retto per bene tutto quel peso.​

Ad alleggerirlo, poi, i tanti attestati di stima avuti da amici creator ed editori. Quando guardi i numeri dietro le statistiche di lettura degli articoli si rischia sempre di dimenticare che per ogni “1” corrisponde una persona che ti dedica il suo tempo. Ti dà la sua fiducia regalandoti parte del suo tempo e il minimo che puoi fare è ringraziare.

Gente di un certo livello a Play!

​Grazie, vai avanti​

Quando ti invitano a un torneo di Toy Battle sai già che non ti basterà aver fatto 3 partite per portare a casa la vittoria, però almeno speri di non fare figure di merda. L’obiettivo prefissato era uno e uno soltanto: non perdere alla prima partita.​

Trentadue partecipanti fra creator di spicco (quelli veri), qualche campione selezionato fra le più agguerrite associazioni ludiche e naturalmente dei cialtroni come me e altri del calibro di Roberto Pestrin.

Partita di defaticamento post torneo

Luca Borsa, il Mega Direttore Gran Farabutt di Saz Italia, e il suo fedele braccio destro, il Prof. Dott. Ing. Gran Mascalzon Matteo Sassi, dopo aver estratto a sorte ogni nome, danno vita a uno dei tornei più memorabili e corrotti della storia di Play. Nonostante le mie forti insistenze di essere messo al tavolo contro i ragazzi di Casa Abis per fare un match Pabis Vs Abis (ricevendo anche il consenso di Gabriele e il disgusto di Stella), finisco a un tavolo lontano.

Davanti a me, seduto, un bambino di credo 7 anni.​

«Ciao bambino, guarda che qui dobbiamo giocare un torneo e questo posto è…»

«Lo so, devo giocare qui…»

​Il mio avversario è un piccolo genio cresciuto a giochi da tavolo e ovetti kinder, con delle fiamme al posto delle pupille e un forte desiderio di ridurre le mie ossa in polvere. Banda del Dunwich Buyers Club mi passa a fianco e mi sussurra all’orecchio: “Hai tutto solo da perdere…”.

Amici a Play 2026
È sempre bello incontrare gli amici in queste occasioni!

Eppure, con mio grande stupore, vinco. Immaginate la scena di Giovanni in Tre uomini e una gamba che esulta in faccia ai bambini dopo aver fatto acrobazie all’autogrill. “Ma vieni! Ma chi sono!!!”. Ecco, io più o meno così, mentre il piccolo giocatore, sconfortato, viene rincuorato dal padre (fino a quel momento nascosto dalla mia trance agonistica) che mi guarda con disprezzo scuotendo la testa. Posso leggere i sottotitoli dei suoi pensieri: “Tu, de Le Cronache del Gioco, sei un grandissimo pezzo di mer…”

Da una parte all’altra dei padiglioni

Dopo aver perso al secondo turno del torneo, torno a girare come una trottola per i padiglioni. Penserai che dopo aver familiarizzato l’anno precedente con Bologna, tu ormai abbia imparato dove andare. No. Nemmeno per finta. Se poi ci aggiungi il fatto che, vuoi per sfiga, vuoi per inettitudine, hai fissato appuntamenti a stand lontanissimi fra loro, capisci che sarebbe il caso di scaricarti sta benedetta mappa di Play e iniziare a pianificare meglio gli appuntamenti.

11975 passi venerdì e 12945 sabato (di cui almeno 6000 a vuoto solo perché mi sono perso). Acido lattico nelle gambe, respiro ancora affannato a distanza di molte ore e una voce che deve ancora fare ritorno a casa. Questa sì che è Play.

Con Flavio Il Meeple con la Camicia a Play 2026
Io ho gridato arrosticiniiiii ed è apparso lui!

Potevo stupirvi con effetti speciali, ma…​

Poche foto quest’anno, non solo per le mie solite dimenticanze, ma perché il mio telefono ha deciso di perdere colpi proprio sul più bello. Provateci voi a chiedere un selfie a Vital Lacerda e a lasciarlo lì appeso, in posa, per venti secondi mentre lo smartphone, con estrema calma, decide lui quando passare dalla fotocamera frontale a quella posteriore. Gli dico pure che ho tutti i suoi giochi, che voglio mostrargli le immagini e i video che ho girato, ma mentre abbasso gli occhi per cercarli passano così tanti secondi che, quando rialzo lo sguardo, lo ritrovo già dall’altra parte del tavolo, con la barba più lunga, a spiegare le regole della sua ultima fatica a un’altra coppia di appassionati.

Selfie con uno dei miei autori preferiti: Vital Lacerda a Play 2026
Questo selfie è durato un tempo interminabile. Probabilmente Vital ora mi odierà!

Mi terrò stretto questa foto mezza sfocata e storta come un vero cimelio. La guarderò sentendo in testa la voce di Gineprio di Mai dire Gol: “Che giornata ragazzi… io sono a posto così!”.​

Nonostante gli impedimenti tecnologici sono riuscito a scattare qualche selfie con tanti amici e, per la prima volta, sono stato fermato per farne con persone che non conoscevo. Addirittura mi hanno chiesto un paio di autografi. Non ci sono abituato, solitamente quando vogliono una mia firma è per accendere un finanziamento o per sostenere qualche causa, tipo i finti sordomuti che si aggiravano tra i padiglioni!

Selfie a Play 2026 con Alberto e Ian
Anche questo sembrava scattato con una macchina dei primi dell’800, siamo rimasti in posa diverso tempo!

La vita da blogger è una faccenda solitaria, ti nasconde dietro lo schermo di un PC e ti permette di passare inosservato. Ora invece ti riconoscono. Danno un volto alle stupidaggini che scrivi. Soprattutto, ora che capiranno che in questo articolo non si parlerà dei giochi provati in fiera, correrò il serio rischio di essere riconosciuto e preso a scarpate.

Da Weega
Qui è dove ancora mi sopportano!

Amigooo

Chiudo ringraziando tutti quelli che hanno scambiato due chiacchiere con me, amici e colleghi creator. Vengo a Bologna soprattutto per rivedere tutti voi.​ Un grazie speciale va ai ragazzi di Weega, che hanno sempre riposto fiducia in me e con cui ho stretto un rapporto d’amicizia che mi riempie il cuore. Magari passeranno anche sei mesi senza sentirci, ma sai di avere degli amici preziosi a sette chilometri da casa di tua madre. Grazie agli editori con cui collaboro da tempo per il rapporto umano sincero, che resiste grazie al rispetto reciproco, nonostante qualche volta io non ci sia andato leggero con i loro titoli. Grazie alle nuove opportunità che si sono aperte in fiera, che mi hanno fatto incontrare persone appassionate e con cui ho sentito fin da subito un bel feeling. Sono momenti che ripagano di quel lavoro silenzioso che porto avanti da quasi dieci anni.

Spiegando giochi da weega
Mentre spiego Tiny Epic Dungeons da Weega a Simone, Simone e Sim… Ah no, Alberto!

Soprattutto, grazie a chi mi ha urlato AMIGOOO! In particolare al ragazzo di Bologna (scusami non ricordo il nome) che da anni si fa centinaia di chilometri di strada per venire all’evento che organizzo insieme a tutti i ragazzi dell’associazione Ludoteca Altomilanese.​

Basta una persona, una sola, e capisci che ne vale la pena.

P. S. Grazie ad Alberto Gulminelli e al gruppo Facebook Giochi Da Tavolo American per avermi concesso l’utilizzo della foto qui sopra. L’anno prossimo si gioca ad Agricola!

Copertina dell'articolo su 1923 Cotton Club

1923 Cotton Club: se non lo provi sei solo chiacchiere e distintivo

New York, 1923.​ Le luci di Harlem illuminano la notte, il jazz riempie l’aria e dietro ogni bicchiere servito si nasconde qualcosa di illegale. Da una parte i gangster, dall’altra politici corrotti, artisti in cerca di fama e celebrità che vogliono farsi vedere nel posto giusto. È un’immagine che il cinema ha raccontato decine di volte. Basta pensare a Gli Intoccabili con Kevin Costner, con il suo mondo fatto di contrabbandieri e uomini in impermeabile, oppure a Chinatown con Jack Nicholson, dove l’eleganza degli anni Venti nasconde sempre qualcosa di sporco dietro le tende di velluto e il fumo dei locali notturni.​ È proprio quell’atmosfera che prova a ricreare 1923 Cotton Club, titolo della collana 19XX della Looping Games, arrivato in Italia grazie a Pick & Roll Games Lab.

La scatola del gioco 1923 Cotton Club

1923 Cotton Club è un piazzamento lavoratori per 2-4 giocatori dai 14 anni, per partite da 60 minuti circa, ideato da Pau Charles e illustrato da Pedro Soto.

Una linea, quella dei 19xx, che avevamo già incrociato su queste “pagine” parlando di 1906 San Francisco e che continua a puntare su scatole compatte, regolamenti snelli e forti richiami storici. Qui però il tono cambia completamente. Non si tratta di ricostruire una città, ma di gestire un locale nel pieno del proibizionismo americano, cercando di renderlo il posto più in vista della città senza attirare troppo l’attenzione delle autorità.​

Il locale perfetto​

Il cuore del gioco è una selezione azioni molto semplice da spiegare, ma capace di creare parecchi incastri interessanti. Ogni round i giocatori piazzeranno tre lavoratori scegliendo una delle azioni disponibili. Si potranno migliorare alcune caratteristiche del club, assumere gangster, organizzare traffici di alcolici, ingaggiare artisti oppure attirare celebrità nel proprio locale.

Azioni di 1923 Cotton Club

Ogni carta ottenuta andrà ad alimentare il motore del proprio club. Gli artisti permetteranno di attirare personaggi famosi, il contrabbando porterà soldi e risorse, i gangster faranno crescere il livello di criminalità ma garantiranno vantaggi importanti. Tutto si intreccierà continuamente con i vari tracciati di influenza, iniziativa, reputazione e criminalità, costringendo i giocatori a trovare un equilibrio costante tra crescita e rischio.

Carte di 1923 Cotton Club

Anche le celebrità sono gestite in maniera piuttosto elegante. Non basterà semplicemente pagarle. Ogni VIP avrà preferenze specifiche legate ai tipi di alcolici presenti nel locale o agli artisti già assunti. In pratica, più il vostro club sarà coerente con i gusti del personaggio, meno influenza servirà per convincerlo a frequentare il vostro tavolo. È una meccanica semplice, ma riesce a dare personalità alle varie strategie, restituendo un po’ l’idea di costruire un locale con una propria identità.

La soffiata

La soffiata che cambia il ritmo

La vera particolarità del gioco, però, è probabilmente l’azione della SOFFIATA. A prima vista sembra quasi un’azione di passaggio: scegliendola si rinuncia momentaneamente a fare un’azione più concreta per sbirciare in anticipo gli eventi che colpiranno tutti i giocatori a fine round. Ma il punto è che il meeple utilizzato non resterà lì.​

Alla fine del round d’azioni, chi ha scelto la soffiata potrà infatti riposizionare il proprio lavoratore in uno spazio ancora disponibile, eseguendo di fatto un’azione dopo tutti. Ed è qui che a mio avviso il gioco cambia ritmo.

Carte evento di 1923 Cotton Club
Alcuni degli eventi

Perché quella meccanica introduce un livello di tensione molto interessante. Da una parte permetterà di leggere in anticipo la situazione e prepararsi agli eventi in arrivo, dall’altra creerà un continuo gioco di incastri sugli spazi azione ancora liberi. Sicuramente le azioni “buone” saranno già tutte belle che andate, ma, in cambio di un costo minimo, ci si assicureranno maggiori informazioni sugli eventi, ampliando ulteriormente le possibilità strategiche da cui scegliere. Prendere tempo potrebbe essere utile anche per decidere all’ultimo, in base alle scelte degli altri giocatori. Diciamo poi che sapere che qualcuno dovrà ancora “rientrare” alla fine rende tutto meno prevedibile, aggiungendo un po’ di pepe.​

È una soluzione estremamente semplice, ma probabilmente una delle idee più intelligenti del gioco. Non complica le regole, non allunga la durata della partita, ma aggiunge pressione decisionale e rende il piazzamento lavoratori molto più dinamico di quanto sembri inizialmente.

Contenuto scatola di 1923 Cotton Club
Tutto in una scatolina così piccola!

Un piccolo club con parecchio carattere

1923 Cotton Club è uno di quei giochi che continuano a confermare quanto questa linea riesca a spremere idee interessanti da scatole molto compatte. Non inventa nulla di rivoluzionario, ma ha una struttura precisa, elegante e soprattutto molto coerente con il tema che vuole raccontare.

1923 Cotton Club sul tavolo

La cosa che mi ha convinto di più è probabilmente la tensione costante che riesce a creare pur mantenendo regole estremamente accessibili. Le azioni sono limitate ma permettono una buona variabilità decisionale, garantendo una gestione del proprio club sempre diversa. Spazi gratuiti limitati che portano ogni scelta a pesare davvero nell’economia della partita. Ogni carta contesa, ogni avanzamento sui tracciati e ogni turno giocato troppo tardi rischiano di cambiare completamente i piani dei giocatori. 1923 Cotton Club riesce a trasmettere molto bene quella sensazione di equilibrio precario tipica dell’ambientazione: vuoi crescere, vuoi fare soldi, vuoi attirare personaggi importanti… ma ogni passo verso il successo rischia di trascinarti sempre più dentro il lato criminale della città.

I politici di 1923 Cotton Club
Politici da corrompere ne abbiamo?

Il tracciato criminalità, da questo punto di vista, è probabilmente una delle intuizioni più riuscite. Il gioco ti tenta continuamente. Salire porta vantaggi, accelera il motore e apre opportunità interessanti, ma più ti esponi più inizia a sentire quella pressione tipica del “sto forse esagerando?”. E quando a fine partita arrivano le penalità, il conto può diventare parecchio salato.​

Anche gli eventi, pur senza offrire una varietà infinita, fanno bene il loro lavoro. Sono il motore della tensione a fine round e costringono tutti a restare vigili. Dopo qualche partita si apprezza ulteriormente, perché sapere che certe penalità o certi bonus stanno arrivando modifica continuamente il modo di giocare, soprattutto se qualcuno ha utilizzato la soffiata per leggere in anticipo la situazione.

Panoramica del gioco visto dall'alto - 1923 Cotton Club
Vista dall’alto

Ed è proprio lì, a mio avviso, che il gioco mostra uno dei suoi aspetti migliori, riesce a creare decisioni interessanti con meccaniche semplici, senza bisogno di complicarsi inutilmente.​

La scalabilità funziona bene un po’ in tutte le configurazioni. In due giocatori il bot (piuttosto snello da gestire) mantiene viva la competizione sugli spazi e rende la partita più controllata e leggibile. In tre o quattro, invece, emerge il lato più aggressivo del gioco, le azioni iniziano a diventare strette, le carte spariscono rapidamente e l’interazione si sente molto di più.

Organizzazione plancia giocatore in 1923 Cotton Club
Facciamo un po’ d’ordine

Ho trovato piccolo limite sull’ergonomia. Sul finale soprattutto, quando la gestione delle carte infilate sotto la plancia inizia a diventare un po’ caotica. Si rischia di perdere d’occhio l’insieme. A me personalmente distrae, spesso ho passato più tempo a riallineare ossessivamente le carte per tenerle in ordine che a pianificare la mossa successiva! Nulla di grave, sia chiaro, ma se avete anche voi quella leggera mania dell’ordine al tavolo, sappiate che qui sarete messi alla prova.

In conclusione

1923 Cotton Club rientra nella mia personale categoria dei “sempre con me in associazione” perché è un gioco salva serata. È accattivante, colpisce l’occhio esteticamente ed è un titolo che, in circa un’ora, riesce a costruire un’esperienza così compatta, interattiva e tematicamente centrata che solitamente non trovi in titoli della stessa fascia di prezzo.

Scatola del gioco fra le mani1923 Cotton Club

È un gioco che forse non reinventerà il genere, ma che sa perfettamente cosa vuole essere. E soprattutto riesce a farti sentire davvero seduto in quel locale di Harlem, con il jazz in sottofondo, il ghiaccio che tintinna nei bicchieri… e qualcuno poco raccomandabile seduto a fianco con una pistola pronta sulle gambe.

Si ringrazia Pick and Roll Games Lab per aver fornito la copia per poter scrivere questo articolo.

Trovate qui sotto anche il link al video

Copertina dell'articolo dove mostra l'autore, il Pabis, di spalle mentre è al lavoro al computer

Quando c’è da caricare, io carico!

Ho tentennato molto nell’ultimo mese. Ho fissato lo schermo del PC chiedendomi se ne valesse davvero la pena, se fosse il caso di scoperchiare questo vaso di Pandora proprio a ridosso di Play Bologna. Alla fine ho deciso che fosse giusto parlarne (anzi, necessario). “Quando c’è da caricare, io carico!” è un articolo potenzialmente pericoloso, che si discosta dalla linea editoriale di questo blog, ma che in questo preciso momento si rende, a mio avviso, necessario.

​Non leggerete nomi in questo articolo. Non li farò perché non sarebbe corretto e, onestamente, non credo di averne il diritto. Non sono qui per fare il poliziotto. Anzi, vi dirò di più: odio i moralizzatori. Per dire, ho smesso di guardare programmi come “Le Iene” proprio perché non sopporto quell’atteggiamento da inquisitore. Chiunque di noi ha degli scheletri nell’armadio e, prima di puntare il dito contro gli altri, bisognerebbe sempre guardarsi a casa propria. Però, se si crede in qualcosa, bisogna anche saperci mettere la faccia nelle cose. Credo fermamente che esista un limite oltre il quale il silenzio diventa complicità verso un sistema che non funziona, e questo è il mio momento per dire la mia. 

Non voglio condannare nessuno, ma scattare un’istantanea di un settore che amo e che sta scivolando in un meccanismo pericoloso. Sono consapevole che questo pezzo mi attirerà addosso parecchi malumori (non solo da parte di colleghi creator e dei loro fan, ma anche da quegli editori che, più o meno consapevolmente, hanno ceduto alla banalità di un grosso numero ben visibile, glissando su altri dati meno appariscenti ma decisamente più appetibili).

Caccia ai Follower

​Tutto è nato quasi per caso. Ho investito questi dieci euro in una piattaforma chiamata Not Just Analytics per il desiderio di capire meglio quello che stavo facendo. Volevo un’analisi del mio operato, capire quali strategie fosse meglio seguire e sfruttare le tante opzioni messe a disposizione per potermi migliorare. Scherzo sempre sul fatto di essere un po’ boomer, però ci provo a fare il giovane e per aiutarmi ho deciso di seguire dei consigli tecnici. 

​Poi mi è caduto l’occhio su una delle tante opzioni che permette di analizzare i profili altrui. Dopo aver scoperto i miei dati, la curiosità ha preso il sopravvento. Ho iniziato a guardarmi attorno, a osservare i colleghi, i nuovi arrivati e i veterani. Per dare un senso logico a questa mole di grafici e statistiche, e per assicurarmi che la mia analisi fosse il più oggettiva possibile, mi sono fatto aiutare anche dall’intelligenza artificiale (che mi ha supportato nel leggere i pattern e nell’incrociare i dati che state per vedere).

​Nell’ultimo mese ho analizzato circa 75 profili del nostro panorama e i risultati sono stati inquietanti: almeno due terzi mostrano anomalie grafiche che poco hanno a che fare con la passione per il gioco e molto con strategie di crescita artificiale.

​Per capire di cosa parlo, dobbiamo prima guardare in faccia la realtà. Voglio mostrarvi cosa significa crescere “davvero”, senza scorciatoie. Questo è l’andamento del mio profilo negli ultimi 30 giorni:

Grafico di crescita Le Cronache del Gioco
Fig. 1 – Grafico di crescita de Le Cronache del Gioco negli ultimi 30 giorni
Dati riassuntivi Ultimi 30 giorni de Le Cronache del Gioco
Fig 2 – Dati riassuntivi degli ultimi 30 giorni de Le Cronache del Gioco

​Guardate bene questi numeri. Vedete quei 31 nuovi follower guadagnati con 8 post? È una crescita che per qualcuno potrebbe sembrare quasi irrilevante, ma è una crescita reale. Vedete quegli unfollow? Sono persone vere che hanno deciso di non seguirmi più (spoiler, una volta pubblicato questo articolo saranno molti di più). Questa è la fisiologia di una community sana. Quando invece ci si siede al tavolo di un editore presentando numeri gonfiati, si vende un’attenzione che non esiste e si calpesta il lavoro di chi combatte ogni giorno per guadagnarsi l’interesse di un singolo giocatore in carne e ossa.

​Vi mostro un po’ di dati che ho raccolto per farvi capire cosa intendo quando parlo di “anomalie”.

​Esempio 1: La crescita “verticale”

​Prendiamo il caso di questo profilo, nato appena sette mesi fa (il primo post è del 9 ottobre 2025).

Fig 3 – Grafico storico del profilo: il decollo verticale

Come potete vedere dal grafico generale, la curva non è una curva: è un decollo. In circa tre mesi è passata da 0 a oltre 7.000 follower. In un mercato di nicchia come quello dei giochi da tavolo, una progressione del genere richiederebbe una serie di contenuti virali senza precedenti.

Dettaglio crescita degli ultimi 30 gironi circa
Fig 4 – Dettaglio crescita degli ultimi 30 giorni circa

​Se guardiamo il dettaglio degli ultimi 30 giorni, notiamo una strana “regolarità”. Nonostante il creator abbia pubblicato un solo post nell’ultima settimana (come evidenziato dalla Fig 5), il profilo continua a guadagnare follower con una costanza matematica.

Riepilogo settimanale crescita costante
Fig 5 – Riepilogo settimanale crescita costante nonostante un solo post

​C’è un paradosso evidente: un solo contenuto nuovo, ma una media follower giornaliera che continua a salire. Normalmente, senza contenuti, un profilo organico tende a stabilizzarsi. Qui invece la linea prosegue verso l’alto come se ci fosse un motore invisibile che spinge. Si parla di piccoli numeri e potrebbe essere anche un processo naturale, se estrapolato, ma nell’insieme, se rapportato con le diverse settimane prese in esame, si nota uno strano pattern.

​Esempio 2: Il risveglio improvviso (e il crollo dell’engagement)

​Se il primo esempio mostrava una crescita costante, questo secondo caso ci racconta una storia di “picchi” indotti.

Da 391 a...
Da 391 a…
A 393 in un anno e mezzo
…a 393 in un anno e mezzo
Dal lungo letargo all'impennata
Per finire oltre 10000… Dal lungo letargo all’impennata

​Questo profilo è rimasto fermo a circa 390 follower per un anno e mezzo. All’improvviso, tra febbraio e maggio 2025, la curva schizza verso l’alto senza sosta, superando i 10.000 follower in pochi mesi.

Picchi assurdi
Fig 9 – Picchi di crescita giornaliera da +418 in un giorno

​Dalla Fig 9 vediamo picchi assurdi: +418 follower in un singolo giorno. Potreste pensare che sia merito di un Reel virale (e in effetti, la Fig 10 mostra un video con oltre 580.000 visualizzazioni). Ma ecco che i conti smettono di tornare.

Reel virale
Fig 10 – Oltre mezzo milione di views, ma nonostante questo…
Engagement rate:Il dato della verità
Fig 11 – Engagement rate: il dato della verità

​Guardate la Fig 11. Nonostante i 10.453 follower, questo profilo ha una media di soli 63 like e 11 commenti a post. Il risultato è un Engagement Rate dello 0,71%, definito dalla piattaforma stessa come “più basso rispetto alla media”.

Crescita negativa costante
Fig 12 – Crescita negativa costante

​Il paradosso finale lo troviamo nella Fig 12. Nonostante il creator abbia pubblicato 4 post nell’ultima settimana, la crescita è negativa (-3 follower). Il “motore” si è spento e la realtà torna a galla: i follower non reali spariscono e i nuovi contenuti non generano interesse.

​Il paradosso dei grandi numeri: come nascono 500.000 visualizzazioni?

​Com’è possibile che un profilo con un engagement così basso riesca a piazzare un Reel da oltre mezzo milione di views? Anche le visualizzazioni possono far parte di un “mercato drogato” attraverso tre vie principali:

  1. L’acquisto di visualizzazioni (Power Views): Si possono comprare pacchetti di views generate da bot. Il segnale d’allarme è la sproporzione: se mezzo milione di persone guarda un video, è impossibile che solo lo 0,002% decida di commentare.
  2. L’effetto “Clickbait” o audio virale: Finire nei “Per te” di migliaia di persone fuori target genera numeri, ma zero interesse reale per il gioco.
  3. I Gruppi di Engagement (Pod): Chat di creator che si scambiano interazioni artificiali per ingannare l’algoritmo.

​Il dato che non mente mai resta l’Engagement Rate. Se quel Reel avesse portato davvero persone interessate, i post successivi non sarebbero desertici. È come avere un enorme cartellone pubblicitario nel deserto: passano migliaia di auto, ma nessuno si ferma perché nessuno è davvero in viaggio per venire da te.

​Esempio 3: L’impennata controllata (e lo stallo successivo)

​C’è poi una terza variante: l’iniezione massiccia di follower concentrata in un brevissimo lasso di tempo, seguita da una piattezza totale.

Scalino improvviso
Fig 13 – Scalino improvviso

​Nella Fig 13 vediamo un profilo che per mesi è rimasto intorno ai 1.000 follower. All’improvviso, scatta uno “scalino” verticale che lo proietta oltre quota 3.200 in poche settimane.

Il Picco da +300
Fig 14 – Il Picco da +300

​La Fig 14 rivela il momento preciso dell’operazione: un singolo picco isolato di oltre 300 follower guadagnati in un giorno solo, seguito da un encefalogramma piatto. È il segnale di un pacchetto acquistato: una fiammata artificiale che non lascia dietro di sé alcuna community reale.

Il deserto dei commenti
Fig 15 – Il deserto dei commenti

​La conferma definitiva arriva dalla Fig 15 Nonostante il profilo vanti 4.220 follower, la media dei commenti è di appena 4 per post. L’Engagement Rate è dell’1,41%, considerato molto basso rispetto alla media. In pratica, solo lo 0,09% dei follower interagisce scrivendo qualcosa. Un numero che parla da solo: la facciata è stata rifatta, ma dentro la casa non c’è nessuno.

Se stai giocando a briscola e devi caricare, devi caricare!

Quello che traspare da questi dati, a mio avviso, è che taroccare i propri numeri sia diventata una pratica comune, un segreto di Pulcinella che riguarda un po’ tutti. Non tutti, eh, ma tanti tanti tanti. Molti utilizzano queste scorciatoie non per cattiveria, ma per la paura che, senza di esse, anche il lavoro più brillante resti invisibile nel rumore generale. Inutile nascondersi dietro un dito, viviamo in un sistema che spesso non lascia spazio a chi non urla o non trucca le carte.

Ora però mi salgono un po’ di dubbi: va bene tutto, ma se io con 10 euro ho avuto accesso a così tanti dati, volete farmi credere che chi collabora coi creator non sappia di questa pratica? Uno, due o forse tre… ma proprio tutti inconsapevoli? Forse, diciamo che per convenienza, per amicizia, per pigrizia o chissà cos’altro, c’è una tendenza a nascondere la polvere sotto il tappeto. Un tappeto talmente deforme che è ormai impossibile non inciamparci!

​Tuttavia, non sono qui per fare il moralizzatore, è solo che credo sia il momento in cui bisogna saperci mettere la faccia e decidere che tipo di percorso si vuole costruire.

​Se poi la regola del gioco è diventata quella di apparire per esistere, a tutti i costi, io scelgo semplicemente di cambiare gioco. Non mi interessa se la strada sarà più lunga o se ci vorrà il triplo del tempo: preferisco che i miei numeri siano piccoli, ma reali. Perché alla fine, quando si spegne lo schermo, l’unica cosa che resta davvero è il valore del legame che abbiamo costruito con chi ci segue. Senza trucchi e senza filtri.

Come la risolviamo sta cosa? Non ne ho idea, ma forse già parlarne è un passo avanti.

Aggiornamento

Martedì 12 maggio 2026, pochi giorni dopo la pubblicazione di questo articolo.

​Come ampiamente previsto, la pubblicazione di questo articolo ha sollevato un polverone. Molti di voi hanno risposto con messaggi privati fornendo la propria chiave di lettura, mentre altri hanno espresso il loro disappunto direttamente nei commenti al Reel. Ho letto critiche costruttive e altre decisamente meno, più dettate dal risentimento che dalla voglia di dialogare.​

Capisco queste reazioni, dato che molti non mi conoscono e hanno interpretato l’articolo come un attacco dettato dall’invidia per chi vanta grandi numeri. In realtà chi mi segue sa che Instagram non è il mio terreno abituale, ma solo un mezzo che sto esplorando recentemente per dare voce al blog.

Ero consapevole del contraccolpo, ma ci sono alcuni punti su cui è doveroso fare chiarezza.​

L’uso dell’Intelligenza Artificiale​

Una critica che mi ha colpito riguarda il presunto uso improprio dell’IA. Sappiamo bene che questi strumenti tendono a dare ragione all’utente se non interrogati correttamente, quindi vanno usati con intelligenza e la giusta attenzione. Tuttavia, come ho già accennato nelle storie, per quanto usata con attenzione l’IA non è infallibile.

​Proprio questa consapevolezza, ovvero il fatto di non essere un analista professionista e di non poter avere certezze assolute, è una delle ragioni per cui non ho fatto nomi. Non volevo e non voglio puntare il dito sui singoli, ma evidenziare un sistema che appare radicato sia tra i nuovi creator che tra i veterani del panorama ludico.​

Il fattore viralità

​Tra le varie osservazioni ricevute, la più rilevante riguarda la possibilità che uno o due video diventino virali, portando a una crescita improvvisa e massiccia di follower reali. È una dinamica corretta che va assolutamente tenuta in considerazione. Non muovendomi abitualmente secondo le logiche strette di Instagram, accolgo questa spiegazione al pari delle altre ed era giusto integrarla affinché il quadro fosse il più completo possibile.​

Il mio obiettivo resta quello di spostare il focus dai singoli individui a una riflessione più ampia sulla trasparenza del settore.

Grazie a chi ha scelto il dialogo costruttivo per arricchire questa analisi.