Spiegando giochi da weega

Play 2026 – Io sono a posto così!

Play è finita. In realtà mentre scrivo non è ancora finita, ma per me sì, avendo avuto a disposizione solo due giorni quest’anno. Scrivo subito, di getto, perché con l’età che avanza i miei pensieri si perdono a una velocità…

Aspetta, cosa stavo dicendo?​ Come nel film Memento, dove il protagonista lasciava tracce della propria vita tatuate sul corpo, io (che ho paura degli aghi) mi tatuo informazioni su questo blog, consapevole che andrò a rileggerle prima della prossima Play.

Con Luca Ciglione a cena a play 2026
Ma com’è che il pre fiera finiamo sempre a mangiare noi due da soli?

Brutte compagnie

​Stai attento a Luca Ciglione, in generale a tutta la combriccola di Giochi sul Nostro Tavolo, ma soprattutto a Luca. Non fidarti quando dice di non preoccuparti, che ci pensa lui alla cena del giovedì sera pre Play. Finisce come al solito che ti ritrovi solo con lui a mangiare poco e spendere tanto. Guardalo, è troppo secco e poi beve solo acqua! Come puoi fidarti? Aspetta Ian e Nicola (MeepleOrDie e The Green Player) per poter mangiare decentemente. Altro che giustizia per Luca Ciglione… giustiziate Luca Ciglione!

Locandina del concerto durante Play 2026 per l'annuncio della localizzazione di Rock Hard 1977
Concerto fighissimo il sabato sera allo stand Devir per annunciare la localizzazione di Rock Hard 1977!

​Il mio senso di ragno pizzica

Avrei dovuto fare una locandina come hanno fatto tutti gli altri creator, ritagliare la mia immagine e metterla in evidenza sullo sfondo rosso di Play elencando tutti gli appuntamenti dove avrebbero potuto incontrarmi. Poi mi sono reso conto che non avevo voglia di farlo. Sono pigro e poi non mi piaceva l’idea di agevolare i miei detrattori dando spunti per possibili agguati di gruppo!

In realtà, come immaginavo, nonostante il trambusto creato con il mio precedente articolo, ho vissuto una fiera pacifica, chiacchierando amabilmente anche con chi non aveva apprezzato il mio pensiero. ​Poi è vero, spesso mentre camminavo per i corridoi della fiera sentivo gli sguardi di alcuni come stilettate dietro la nuca. Avrebbero fatto barcollare in molti, ma grazie alla mia massa bella rotonda i piedi hanno retto per bene tutto quel peso.​

Ad alleggerirlo, poi, i tanti attestati di stima avuti da amici creator ed editori. Quando guardi i numeri dietro le statistiche di lettura degli articoli si rischia sempre di dimenticare che per ogni “1” corrisponde una persona che ti dedica il suo tempo. Ti dà la sua fiducia regalandoti parte del suo tempo e il minimo che puoi fare è ringraziare.

Gente di un certo livello a Play!

​Grazie, vai avanti​

Quando ti invitano a un torneo di Toy Battle sai già che non ti basterà aver fatto 3 partite per portare a casa la vittoria, però almeno speri di non fare figure di merda. L’obiettivo prefissato era uno e uno soltanto: non perdere alla prima partita.​

Trentadue partecipanti fra creator di spicco (quelli veri), qualche campione selezionato fra le più agguerrite associazioni ludiche e naturalmente dei cialtroni come me e altri del calibro di Roberto Pestrin.

Partita di defaticamento post torneo

Luca Borsa, il Mega Direttore Gran Farabutt di Saz Italia, e il suo fedele braccio destro, il Prof. Dott. Ing. Gran Mascalzon Matteo Sassi, dopo aver estratto a sorte ogni nome, danno vita a uno dei tornei più memorabili e corrotti della storia di Play. Nonostante le mie forti insistenze di essere messo al tavolo contro i ragazzi di Casa Abis per fare un match Pabis Vs Abis (ricevendo anche il consenso di Gabriele e il disgusto di Stella), finisco a un tavolo lontano.

Davanti a me, seduto, un bambino di credo 7 anni.​

«Ciao bambino, guarda che qui dobbiamo giocare un torneo e questo posto è…»

«Lo so, devo giocare qui…»

​Il mio avversario è un piccolo genio cresciuto a giochi da tavolo e ovetti kinder, con delle fiamme al posto delle pupille e un forte desiderio di ridurre le mie ossa in polvere. Banda del Dunwich Buyers Club mi passa a fianco e mi sussurra all’orecchio: “Hai tutto solo da perdere…”.

Amici a Play 2026
È sempre bello incontrare gli amici in queste occasioni!

Eppure, con mio grande stupore, vinco. Immaginate la scena di Giovanni in Tre uomini e una gamba che esulta in faccia ai bambini dopo aver fatto acrobazie all’autogrill. “Ma vieni! Ma chi sono!!!”. Ecco, io più o meno così, mentre il piccolo giocatore, sconfortato, viene rincuorato dal padre (fino a quel momento nascosto dalla mia trance agonistica) che mi guarda con disprezzo scuotendo la testa. Posso leggere i sottotitoli dei suoi pensieri: “Tu, de Le Cronache del Gioco, sei un grandissimo pezzo di mer…”

Da una parte all’altra dei padiglioni

Dopo aver perso al secondo turno del torneo, torno a girare come una trottola per i padiglioni. Penserai che dopo aver familiarizzato l’anno precedente con Bologna, tu ormai abbia imparato dove andare. No. Nemmeno per finta. Se poi ci aggiungi il fatto che, vuoi per sfiga, vuoi per inettitudine, hai fissato appuntamenti a stand lontanissimi fra loro, capisci che sarebbe il caso di scaricarti sta benedetta mappa di Play e iniziare a pianificare meglio gli appuntamenti.

11975 passi venerdì e 12945 sabato (di cui almeno 6000 a vuoto solo perché mi sono perso). Acido lattico nelle gambe, respiro ancora affannato a distanza di molte ore e una voce che deve ancora fare ritorno a casa. Questa sì che è Play.

Con Flavio Il Meeple con la Camicia a Play 2026
Io ho gridato arrosticiniiiii ed è apparso lui!

Potevo stupirvi con effetti speciali, ma…​

Poche foto quest’anno, non solo per le mie solite dimenticanze, ma perché il mio telefono ha deciso di perdere colpi proprio sul più bello. Provateci voi a chiedere un selfie a Vital Lacerda e a lasciarlo lì appeso, in posa, per venti secondi mentre lo smartphone, con estrema calma, decide lui quando passare dalla fotocamera frontale a quella posteriore. Gli dico pure che ho tutti i suoi giochi, che voglio mostrargli le immagini e i video che ho girato, ma mentre abbasso gli occhi per cercarli passano così tanti secondi che, quando rialzo lo sguardo, lo ritrovo già dall’altra parte del tavolo, con la barba più lunga, a spiegare le regole della sua ultima fatica a un’altra coppia di appassionati.

Selfie con uno dei miei autori preferiti: Vital Lacerda a Play 2026
Questo selfie è durato un tempo interminabile. Probabilmente Vital ora mi odierà!

Mi terrò stretto questa foto mezza sfocata e storta come un vero cimelio. La guarderò sentendo in testa la voce di Gineprio di Mai dire Gol: “Che giornata ragazzi… io sono a posto così!”.​

Nonostante gli impedimenti tecnologici sono riuscito a scattare qualche selfie con tanti amici e, per la prima volta, sono stato fermato per farne con persone che non conoscevo. Addirittura mi hanno chiesto un paio di autografi. Non ci sono abituato, solitamente quando vogliono una mia firma è per accendere un finanziamento o per sostenere qualche causa, tipo i finti sordomuti che si aggiravano tra i padiglioni!

Selfie a Play 2026 con Alberto e Ian
Anche questo sembrava scattato con una macchina dei primi dell’800, siamo rimasti in posa diverso tempo!

La vita da blogger è una faccenda solitaria, ti nasconde dietro lo schermo di un PC e ti permette di passare inosservato. Ora invece ti riconoscono. Danno un volto alle stupidaggini che scrivi. Soprattutto, ora che capiranno che in questo articolo non si parlerà dei giochi provati in fiera, correrò il serio rischio di essere riconosciuto e preso a scarpate.

Da Weega
Qui è dove ancora mi sopportano!

Amigooo

Chiudo ringraziando tutti quelli che hanno scambiato due chiacchiere con me, amici e colleghi creator. Vengo a Bologna soprattutto per rivedere tutti voi.​ Un grazie speciale va ai ragazzi di Weega, che hanno sempre riposto fiducia in me e con cui ho stretto un rapporto d’amicizia che mi riempie il cuore. Magari passeranno anche sei mesi senza sentirci, ma sai di avere degli amici preziosi a sette chilometri da casa di tua madre. Grazie agli editori con cui collaboro da tempo per il rapporto umano sincero, che resiste grazie al rispetto reciproco, nonostante qualche volta io non ci sia andato leggero con i loro titoli. Grazie alle nuove opportunità che si sono aperte in fiera, che mi hanno fatto incontrare persone appassionate e con cui ho sentito fin da subito un bel feeling. Sono momenti che ripagano di quel lavoro silenzioso che porto avanti da quasi dieci anni.

Spiegando giochi da weega
Mentre spiego Tiny Epic Dungeons da Weega a Simone, Simone e Sim… Ah no, Alberto!

Soprattutto, grazie a chi mi ha urlato AMIGOOO! In particolare al ragazzo di Bologna (scusami non ricordo il nome) che da anni si fa centinaia di chilometri di strada per venire all’evento che organizzo insieme a tutti i ragazzi dell’associazione Ludoteca Altomilanese.​

Basta una persona, una sola, e capisci che ne vale la pena.

P. S. Grazie ad Alberto Gulminelli e al gruppo Facebook Giochi Da Tavolo American per avermi concesso l’utilizzo della foto qui sopra. L’anno prossimo si gioca ad Agricola!

IdeaG 2026 – Cosa giocherai di bello?

IdeaG 2026 – Cosa giocherai di bello?

IdeaG 2026 è finita da qualche giorno. A differenza del solito non ho ancora fatto ordine nei miei pensieri, quindi inizio a scrivere di getto, solo con l’idea di trasmettere quello che quest’anno mi ha dato. Lo scrivo ora perché più passa il tempo, più i ricordi si affievoliscono. Magari non tanto perché si fa fatica a ricordare regole e regolette di quello che si è provato, quelle alla fine cambiano sempre, ma proprio perché se non fai una foto del momento il prima possibile anche le emozioni si perdono. E come si fa a scrivere senza emozione? Non siamo mica macchine o intelligenze artificiali.

Davanti alla locandina di ideag 2026

Piccola nota iniziale. In questa IdeaG 2026 la stragrande maggioranza dei giochi li ho provati con il mio compagno di viaggio Ian di MeepleOrDie, Luca Ciglione di Giochi sul Nostro Tavolo e a sprazzi Stefano il Boardgamer di Montagna, quindi è per questo che nell’articolo mi troverò spesso a parlare al plurale. Non plurale majestatis, anche se so che non avreste fatto una piega a riguardo.

Insieme a Luca Borsa a Ideag 2026
Luca Borsa il boss

Otto

Sono otto. No, non sto parlando delle volte che mi alzo di notte per andare a fare pipì, ma delle edizioni di IdeaG Nazionale a cui ho partecipato. Di seguito le tre domande che spesso mi sento rivolgere quando la gente mi incontra a questo evento.

  • Ciao, hai il tavolo?
  • Ciao, cosa hai provato di bello?
  • Ciao, ma che ca**o ci fai sempre qui?

No, non ho un tavolo perché non sono un autore. Sono qui perché ho una passione per i prototipi.

La prima e la terza domanda hanno una risposta semplice. Non c’è bisogno di essere un autore per capire che a IdeaG nasce la magia. L’aria è elettrica, senti quasi il rumore degli ingranaggi che lavorano. Riesci quasi a vedere le idee crearsi sopra le teste delle persone, come nei fumetti di una volta.

Lo so, i più attenti riconosceranno queste parole, avendole lette, più o meno scritte così, in qualche mio vecchio articolo su IdeaG. Sei ripetitivo. Sì, ma a oggi, dopo otto edizioni, ancora non so trovare una risposta migliore sul perché un piccolo blogger debba macinare chilometri, spendere soldi in hotel e cene, rubare ore al sonno e alla famiglia per giocare con pezzettini di carta a giochi che il più delle volte non funzionano. Secondo me è amore.

E la seconda domanda?

Cosa hai provato di bello?

Questa è la più complessa. Non è tanto cosa ho giocato di bello, quanto cosa giocherò di bello fra mesi o anni. Ci sono giochi che non sono perfetti, che hanno ancora tante ore di lavoro davanti, ma che senti già diventeranno bei giochi. È questa cosa che mi emoziona sempre. L’idea di essere tra i primi ad aver toccato un gioco, vederlo ancora spoglio e acerbo, come se ne toccassi l’anima. Partecipare, seppur in maniera marginale, alla sua crescita con consigli e feedback, che oggi sono una delle merci più rare e preziose. Insomma, non è tanto cosa ho provato di bello, ma cosa ho provato che sarà bello.

E ora veniamo ai giochi

Come è prassi, anche quest’anno ho provato meno giochi dell’anno precedente, perdendo più tempo a chiacchierare con gli amici che non a giocare. L’età si fa sentire e poi le mie priorità, vivendo l’evento come appassionato e non come professionista del settore, sono più orientate ai rapporti umani. Poi, ovviamente, vengono i giochi.

Kick off a Ideag 2026

Kick Off

Qui mi devo dilungare un pelino.

Kick Off non è il mio genere. Ho un’avversione per i giochi a tema sportivo, soprattutto sul calcio, e non stravedo per i giochi di carte da due. Eppure l’ho provato con piacere, anche grazie alla simpatia di Stefano Volponi che mi ha invitato al tavolo.

È un uno contro uno serrato in cui i giocatori si alternano tra attacco e difesa costruendo azioni tramite carte. L’attaccante cerca di concatenare azioni prima del tiro, il difensore prova a interromperle con contrasti e parate, fino a quando uno dei due non arriva a quattro gol.

Ho giocato contro Ian, dando sfoggio delle mie doti atletiche e costruendo azioni degne del miglior Milan di Sacchi. In una in particolare sono riuscito a concatenare sette o otto passaggi prima di ottenere la carta giusta per il tiro, deviato però dalle abili mani del portiere avversario.

A livello tattico si percepisce una certa disparità. Chi attacca ha più controllo del flusso di gioco e alcune carte possono essere fermate solo da difese specifiche, rendendo conveniente insistere su una strategia se passa una prima volta. Questo porta a una sensazione di vantaggio strutturale per chi è in attacco, che si ribalta solo dopo il gol, quando ad attaccare poi tocca all’avversario. Diciamo che si ribilancia il tutto così.

Carte di Kick off

Resta un po’ l’amaro in bocca. Il gioco è divertente ma ancora acerbo e forse troppo soggetto alla casualità. Non che sia male avete una certa dose di casualità in un gioco del genere, anzi… ma la verità è che vedere a IdeaG un gioco già bello confezionato e presente negli store, me lo ha fatto percepire lì per il motivo sbagliato. Quasi più per una vetrina che per un banco di prova e questa cosa non mi ha entusiasmato. Sono sicuro comunque che Stefano, da persona intelligente quanto si è dimostrata essere, farà tesoro dei feedback e che una versione 2.0 possa diventare un bel prodotto.

P.S. Abbiamo giocato con un’espansione legata ai calci d’angolo che introduce eventi e variazioni alle regole base. Secondo me è imprescindibile per rendere le partite meno scriptate.

Plancia Giocatore di Birds, prototipo a Ideag 2026

Birds

Dagli stessi autori di ANTS, Renato Ciervo e Andrea Robbiani, proviamo questo gestionale a tema uccelli. Fa meno effetto scriverlo che dirlo a voce enfatizzando UCCELLI. Colpa di Wingspan, che ha ormai sdoganato ogni battuta possibile, ma Birds non ha nulla in comune con quel gioco se non i volatili e le uova.

Carte di Birds a Ideag 2026

È un gioco di combo di carte e sviluppo del proprio motore. I giocatori migrano il proprio stormo tra isole, scegliendo azioni che permettono di esplorare, raccogliere risorse, risolvere quest o costruire edifici. In alternativa si può restare fermi per giocare carte o covare uova, azione che permette il ripristino delle azioni e l’aumento della forza lavoro.

Isole di migrazione di Birds a Ideag 2026

Condivide poco con ANTS, ma quel poco sembra ormai un marchio di fabbrica. La gestione delle azioni e la sensazione di crescita ricordano le fasi evolutive delle formiche, così come il senso di progressione che si avverte sbloccando abilità e rendite. Peso leggermente minore e ritmo veloce. Non ho sentito il passare del tempo e avrei finito volentieri la partita, se la fame non avesse iniziato a bussare con insistenza.

Dungeon di Danilo Sabia a Ideag 2026

Dungeon

Danilo Sabia ci porta alla scoperta di Dungeon, un gioco ideato tre giorni prima e di cui abbiamo avuto l’onore di fare da padrini per la partita zero. È in una fase embrionale, ma ho trovato divertente la selezione push your luck delle stanze, la gestione dell’iniziativa e il combattimento senza dadi. Il tutto usando la componentistica di HeroQuest. Un barbaro con la spada integra è sempre un bel vedere.

Dungeon a Ideag 2026 con componenti presi da Heroquest

Danilo comunque è un Autore con la “A” maiuscola, lo si nota anche dalle sue idee più embrionali, da come le approccia e da come coglie ogni feedback dandogli il giusto peso. Se metà degli autori avessero il suo stesso approccio avremmo moltti più capolavori in Italia!

Scatola di L'héritier di Arsène lupin a Ideag 2026

L’héritier de Arsène Lupin

Spero di averlo scritto bene. Gioco di Simona Greco e Marco Rava per due giocatori, si spiega in tre minuti e si gioca in quattro. Lo scopo è ottenere quattro carte luogo diverse, evitando di accumulare doppioni che lasciano indizi alla polizia.

L'héritier di Arsène lupin a Ideag 2026

Ogni turno si lotta per una carta città giocando una carta numerata con un’abilità specifica. Il valore conta, ma contano anche i poteri, rendendo ogni scelta meno scontata. Il risultato è uno scontro serrato, teso e sorprendentemente strategico. L’unico appunto riguarda il nome, che non riuscirò mai a ricordare e pronunciare correttamente.

Forestry di Simona Greco e Marco Rava a Ideag 2026

Forestry

Altro gioco da due dello stesso duo. Da due dello stesso duo, pensa te, come suona bene!

Comunque, non divaghiamo, parliamo di un piazzamento tessere a tema ecologico, il cui scopo è creare gruppi di alberi del proprio colore. Gruppi da tre fanno punti, gruppi da uno o due no, anzi, sono punti negativi. Il mercato è chiuso e i semi fungono sia da moneta che da alberi, mentre le tessere offrono scelte sempre varie. Ci sono plance giocatori dove muovono pedine in base a quanto si spende, e che offrono vantaggi quando ci si ferma su determinati punti. Non oltre, proprio in quei punti! Le due tessere a disposizione da poter piazzare, vengono rinnovate a ogni round, così come è sempre presente una pianta. La cosa interessante è che la spesa dei giocatori determina anche l’ordine di scelta, portando i giocatori a dover ragionare su più livelli per cercare di ottimizzare al massimo le proprie mosse.

Plancia giocatori di Forestry, prototipo di Simona Greco e Marco Rava a Ideag 2026

Non l’ho spiegato benissimo. Ci riprovo. La tensione al tavolo è costante, gestione e organizzazione di semi e movimenti sulla plancia, uniti alle scelte di piazzamento, sono elementi che mantengono alto il livello d’attenzione, portando il duello a continui botta e risposta. Forestry a mio avviso è un gioco davvero molto apprezzabile ed elegante. Per capirci, non amo i giochi da due né gli astratti, ma questo lo vorrei e lo farei giocare spesso. Bravi.

Dormageddon a Ideag 2026

Dormageddon

Gioco di Damiano Garoffolo e Riccardo Brasca. Cercavamo un gioco per ghignare e siamo stati accontentati con Dormageddon. Un party game in cui lo scopo è dormire.

Ogni personaggio ha una coperta che funge da scudo e le carte creano una serie di schiamazzi che fanno perdere punti sonno. Un push your luck leggero e divertente, forse un po’ troppo confezionato per essere ancora in fase di test. La durata iniziale è alta, ma mi è stato detto che cala sensibilmente. Davvero interessante l’utilizzo della coperta come gimmick, che regala un’ultima chance prima del risveglio e trovo anche ben congegnato il sistema dei tag per connettere le carte.

Dormageddon plancia personale

Ben tematizzato, simpatico nei testi, e anche la presenza delle carte SCUSA, che rimandano inevitabile risveglio, sono un elemento semplice, ma che dà maggior spessore a un titolo altrimenti troppo piatto. Io comunque mi sono divertito.

Intuito a Ideag 2026

Intuito

Gioco della staffa del sabato sera in cui abbiamo coinvolto anche DJ Francesco, opps, volevo dire Boardgame Francesco. Cercavamo qualcosa di ultra veloce e Davide Balugani ci ha proposto Intuito, un gioco a ruoli nascosti dal sapore noir.

Ogni giocatore ha un ruolo segreto e un’identità pubblica. Ognuno può fare una sola azione, per il resto si parla e si bluffa, fino al momento in cui l’ispettore tenterà di individuare assassino e complice.

Giocando a intuito a Ideag 2026

L’idea è interessante, ma la sensazione è che rischi di essere più un esercizio di stile per improvvisatori teatrali che un gioco vero e proprio. Alcuni personaggi risultano troppo passivi e il peso delle scelte non sempre è percepibile. Ci tengo però a dire che è un impressione maturata a fine giornata, con la stanchezza mentale che iniziava a farsi sentire. Da limare ma interessante.

Sudoku Andy Warhol ideag 2026

Gioco di Andy Warhol

Un sudoku con i quadri dell’artista più influente del secolo scorso. Gioco di Giacomo di Fabio, mi sono dimenticato il titolo e non ho voglia di chiederlo a Ciglione, che altrimenti mi attacca una pezza…

Imbastito la notte precedente con fogli di quaderno, cosa che ho subito adorato, devi costruire un quadrato 3×3 cercando di non affiancare elementi simili e ottimizzando le prese tra due aree di pesca. Uno dei primissimi test, completamente da bilanciare, ma l’idea non è sembrata malvagia. E poi io adoro il sudoku.

Carta retro di Deca

Deca

Domenica mattina da Tobia Botta con Deca. Un gioco di carte in cui in ogni turno si calano quelle con i colori corrispondenti a una delle dieci discipline presenti. La cosa interessante è che alla fine di ogni turno bisognerà sempre scegliere una carta colore da scartare, sapendo che gli stessi colori torneranno utili in momenti diversi della partita. Questione di timing giusto, anche perché i punti li riceve solo il possessore della mano più numerosa, mentre il meno provvisto di colori, subirà punti negativi. Dieci turni come dieci sono le carte disciplina che formano la partita.

Deca o Deka a Ideag 2026

Non mi è piaciuto. Non ho provato la soddisfazione che solitamente mi danno i giochi dell’autore, e la cosa mi ha lasciato davvero stranito. Per fortuna, IdeaG serve proprio a questo: migliorare un qualcosa, con l’aiuto di altri. 

Adesso, sarebbe figo dire che è merito mio, ma in realtà grazie ad altri arrivati dopo di me, ripassando, ho notato delle modifiche a parte del regolamento, che una volta messo sotto test, hanno da subito portato a un netto miglioramento.

Gioco Poirot Tobia Botta a Ideag 2026

Gioco Poirot

Nome dimenticato, ma gioco notevole sempre di Tobia Botta. Un sistema semplice in cui le carte giocate lasciano tracce e sospetti sui giocatori, in turno di gioco è determinante perché l’ultimo di turno ha sempre il potere di spostare gli equilibri… se ha la carta giusta in mano!

A fine partita, in base alla carta rimasta, si scopre il numero degli assassini e si contano gli indizi accumulati da ogni giocatore. Chi ne ha di meno è salvo. Più semplice da giocare che da spiegare ma bello teso. Forse, sorprendentemente teso, perché ti rendi conto che con due regole messe in croce, questo gioco ti tiene stretto e indeciso su ogni carta da giocare.

Artwork dulcis in fundo

Dulcis in Fundo

Ultimo gioco provato, sempre di Tobia Botta, Dulcis in Fundo, che ci sta bene a fine articolo! Anche questo come il precedente mi è piaciuto molto. Preti e suorine che girano attorno a un chiostro in una gara in cui vince chi arriva ultimo. Giocando le carte si muovono personaggi di tutti, in base al colore, nel tentativo di penalizzare gli avversari e sfruttando le postazioni occupate come dei blocchi, disperderdendo le proprie carte dal valore più alto, per far muovere il nostro personaggio il meno possibile.

Dulcis in fundo ideag 2026

Non è stato immediato, ma quando ho capito il meccanismo, è diventato tutto chiaro ed estremamente coinvolgente. Oltretutto, Il personaggio in testa muove sempre di un passo in meno, riuscendo a bilanciare la corsa e mantenere il gruppo più o meno compatto, consentendo a chiunque di restare in partita fino alle battute finali. 

Io che faccio finta di prendere appunti, abilmente immortalato da Ian, che ringrazio per la foto.

Conclusioni su questa IdeaG 2026

Purtroppo sono andato per le lunghe con la scrittura e la nebbia nella testa è scesa inesorabile, nascondendo momenti e situazioni che sarebbero stati degni di nota. Tutta colpa della poca materia cerebrale e del fatto che la RAM mi si resetta ogni 48 ore. Spero di non aver scritto troppe sciocchezze per quanto riguarda i giochi provati e di avervi fatto scoprire qualche perla. Pensate che bello, andando a rileggere vecchi articoli di IdeaG si possono ritrovare gli albori di qualche gioco che hai in libreria. Sta cosa mi elettrizza!

Foto di Luca Ciglione. La pubblico io prima che lo faccia lui, così si sentirà uno stupido quando cercherà di ricattarmi…
Quello che segue non c’entra nulla con l’articolo, ma serve a me.

Ale del futuro, so che stai preparandoti per un’altra IdeaG e so che solitamente rileggi i vecchi articoli. So anche che in questo momento hai un dito nel naso, toglilo… il dito!

Ci sono delle cose da ricordare:

Attento! Non prendere il caffè all’Hotel, costa almeno 2 euro!!! Ricordati che nel 2026 Andrea Dado ha genuinamente fatto il brillante decidendo di offrire lui quattro caffè, e della paresi sul suo sorriso quando è andato in cassa a pagare. Non si è più ripreso…

Se arrivi tardi per la Cialtronata e trovi chiuso, sfonda la porta. Hai il benestare di Lanzavecchia e ha detto che “tu puoi”. Forse si riferiva al fatto che sei il Gran Visir di tutti i Cialtroni!

Con Ian MeepleOrDie a mangiare il Galletto a Fidenza

Tornando la domenica a casa, non perdere tempo a chiamare le trattorie, tanto sono tutte chiuse, o non hanno voglia di lavorare. Vai a Fidenza centro a mangiare il Galletto

Copertina articolo guida per diventare una star del panorama ludico

Guida per diventare una Star del Panorama Ludico

Eh niente, i tempi sono maturi per una nuova guida. Più che nuova, che non ho troppa voglia di sbattimenti, è un aggiornamento della precedente guida, “Guida paracula per Content Creator Pigri ma di Successo“, ora rivisitata nella nuova “Guida per diventare Star del Panorama Ludico“.

Accarezza l’idea di evolvere in Star

Sono anni, magari mesi, oppure anche solo poche ore che avete scoperto questo meraviglioso mondo ludico fatto di scatole colorate, e tutto a un tratto avete capito cosa volete dalla vita: diventare una star del mondo del gioco da tavolo.

Fermatevi. Siete ancora in tempo. Non affrettate le cose. Con questa semplice guida potrete, in pochissimi e semplici passaggi, riuscirci. Non c’è bisogno di alcuna dote, non c’è bisogno di carisma o di abilità particolari. Non c’è bisogno assolutamente di alcuna competenza.

Basta questa guida e la voglia di evolvere al grado di star del panorama ludico!

Nuova guida per diventare una star del panorama ludico della linea Le Grandi guide de Le Cronache del Gioco

Le basi

Per prima cosa, dove sta scritto che uno debba conoscere la terminologia? Guardatevi attorno, soprattutto nel social per giovani d’eccellenza, Facebook. Copiare è da sempre il metodo migliore. Nei post, scrivete tranquillamente qualsiasi cosa su di un gioco e apponete la parola RECENSIONE, perché tanto chi volete che se ne accorga che quella non è una recensione? Nessuno sa cosa sia veramente una recensione. Per non sbagliare guardatevi attorno sui social.

Copiare è essenziale

Inseguite il successo, prendete i vostri eroi come modello da seguire. Guardate ad esempio un video o un post de Il Meeple con la Camicia, imitate le sue smorfie e fate una cosa uguale. Tanto, chi se ne accorgerà?

Fate video? Provate a parlare velocissimi come TeoOh di Recensioni Minute o, ancora più veloci, come Silvia di Esci il Gioco. Fa niente se a differenza loro vi mangerete le parole, nessuno ci farà caso. C’è chi ha appena aperto un nuovo canale YouTube e si mangia le parole pur parlando lentissimamente! Rubate con astuzia e replicate post di altri. Raccogliete l’idea di un altro (che so, magari la foto in cui sta leggendo concentrato un regolamento per annunciare il suo prossimo articolo o video) e fatela vostra. Non aspettate troppo tempo, fatelo pure il giorno dopo o il giorno stesso, funziona di più.

Il segreto è risparmiare tempo e fatica. Sono le basi. Sempre.

Promo del canale YouTube de Il Pabis
Canale di un cialtrone ludico

Ostentare sempre

I gradi si conquistano sul campo. Per diventare una vera stella, anzi no, una star del panorama ludico, dovete assolutamente mostrare di poterne sopportare il peso.

Serve una continua e sistematica ostentazione. Quindi, di conseguenza, un investimento. State investendo su voi stessi, non siate tirchi, comprate quanti più giochi potete e fate MINIMO un post a settimana con un paio di giochi nuovi.

RIGOROSAMENTE foto di giochi recenti, ma sempre almeno una dove si veda il vostro bel faccione. Mi raccomando le smorfie copiate dai vostri beniamini!

L’importante non è cosa dire, ma dire

Abbiamo già parlato dell’importanza di evitare lo spreco di energie. Dovete impegnare il vostro tempo per setuppare e fotografare i giochi. Andrebbe bene anche usate foto di altri, ma per evitare problemi, copiatene la composizione e ricreatela tale e quale. Se funziona perché sbattersi a pensare con la propria testa? Fate foto su foto, post ogni giorno!

La gente ci deve credere davvero che giocate tutti quei giochi ogni giorno. In una settimana devono pensare che abbiate giocato più e più volte a Lisboa, a High Frontier 4 All, a Twilight Imperium 4, e qualche 18xx, o addirittura che avete finito una partita a Monopoly!

Insomma, dovete far vedere che nella vostra vita non ci sono giochi da tavolo, ma piuttosto che c’è della vita nei vostri giochi da tavolo.

Il pubblico è dalla vostra parte…

Credete sia troppo? Non preoccupatevi, avete un alleato che non vi lascerà mai: il popolo medio dei social. La gente che abita i social, si sa, per la maggior parte è intenditrice. In caso di bisogno riesce a diventare esperta di situazioni politiche, di virologia, di calcio e, naturalmente, di giochi da tavolo. Ovviamente sa di avere sempre ragione, e nel momento in cui avrete strappato loro un primo like, saranno sempre dalla vostra parte. Se anche doveste commettere qualche errore veniale, loro, memori di avervi sostenuti in passato, resteranno schierati dalla vostra parte. I like delle stesse persone vi seguiranno di post in post, anche su cose apparentemente senza senso.

Una chat fittizia per realizzare una recensione con ChatGPT

…ma avete anche un’altra arma

Ho lasciato per ultimo lui. Lei. Uhm… oh cavolo, esso. Sì, insomma, ci siamo capiti: ChatGPT. Che cavolo, i tempi sono cambiati da quando ho iniziato io! Prima toccava davvero avere una minima infarinatura, ora invece siete davvero fortunati. Basta chiedere all’intelligenza artificiale e tutto è bello che fatto. Andate sicuri, meno sbattimento e risultato garantito.

Copertina articolo guida per diventare una star del panorama ludico

Ci siamo, state diventando delle star del panorama ludico

Ora siete pronti, non potete fallire. Questo mondo ludico vi appartiene. I gruppi dedicati al gioco da tavolo sono vostri. Dovrebbero cambiare il nome del gruppo Giochi da Tavolo e chiamarlo con il vostro nome, per la quantità di post che ci avete riversato dentro. Dovete brillare di luce vostra. Siete delle star del gioco da tavolo e la gente si deve inchinare quando vi vede passare in fiera. Avete raggiunto il vostro obiettivo. Avete seguito alla lettera questa guida e non potete aver fallito. Siete contenti? Bene!

Ironicometro valore altissimo
Per informazioni clicca qui

A star is Born

ora veniamo alle cose pratiche

La guida è ovviamente gratuita, ma retroattivamente vi verrà chiesta una piccola quota libera (ma di valore minimo di 200 cucuzze) per sostentamento al blog. Siete stati tracciati del vostro IP e presto verrete avvicinati per la riscossione di quanto dovuto. Non ci credete? Nei prossimi giorni (a differenza del solito), verrete contattati telefonicamente da dei call center…

E poi suvvia, è una piccola cosa, se messa a confronto alla certezza di essere pronti a diventare una star del panorama ludico. Cosa potete desiderare di più?

ChatGPT ha creato questa immagine alla mia richiesta di creare una copertina per l'articolo guida per diventare una star del panorama ludico
Risposta di ChatGPT alla mia richiesta…

P.S. Se avete delle rimostranze, potete commentare questo articolo SCRIVENDO ESPLICITAMENTE la frase: “NON INTENDO PAGARE PERCHÉ”, seguita da un vostro commento libero. Se sarete convincenti, sarete esentati da ogni costo.

La strada per il successo è irta di spine. Mettetevi i pantaloni lunghi!

Immagine copertina dell'articolo su Mesos

Mesos – Che Bella Storia!

Oggi vi presento Mesos, un gioco per 2-5 giocatori dagli 10 anni in su, ideato da Yaniv Kahana e Simone Luciani, con le illustrazioni di Kerri Aitken, edito da Cranio Creations. Sulla scatola si legge un ottimista “30 minuti a partita”, ma a pieno tavolo si arriva tranquillamente intorno ai 45 minuti.

La. Scatola di Mesos

Mesos ti mette al centro di una tribù primordiale, dove sopravvivere e farsi valere significa prendere decisioni strategiche sotto pressione. Anche se l’ambientazione è quella del Mesolitico, la dinamica è più attuale di quanto si pensi: la competizione e i ruoli che ognuno ricopre in un gruppo restano sempre gli stessi, sia che si accenda un fuoco con pietre, sia che si pianifichi la prossima mossa al tavolo da gioco.

Come si gioca

Nel setup iniziale si forma il tracciato offerta, su cui si posizionano tessere in base al numero di giocatori. Accanto si dispongono due file di carte: nella fila superiore un numero pari al numero dei giocatori più quattro, mentre in quella inferiore carte pari al numero dei giocatori più una. Ogni giocatore parte con una quantità di cibo determinata dall’ordine di turno. La partita si sviluppa in 10 round, ognuno diviso in due fasi: piazzamento del totem e risoluzione delle azioni.

Immagine tratta da una partita a Mesos

Durante il piazzamento, ogni giocatore colloca il proprio totem su una tessera del tracciato offerta. Più si va verso la fine della fila, più carte si potranno prendere da entrambe le file, ma si scenderà nell’ordine di turno e si rischierà di dover pagare cibo. Chi sceglie una posizione iniziale, invece, potrà agire prima e aver maggiori chance di ottenere le carte desiderate, oltre alla possibilità di ottenere un bonus in cibo.

La scelta non è banale: prendere molte carte apre più possibilità ma costa cibo, restare avanti aiuta a contenere i costi e giocare per primi. Ogni personaggio nella tribù andrà prima o poi sfamato, e per ogni carta nella nostra area sarà necessario avere un segnalino cibo, pena la perdita di punti durante gli eventi di sostentamento. Ma arriviamoci con calma.

Una volta sistemati i totem, si procede alla risoluzione delle azioni. In ordine di piazzamento, ogni giocatore sceglie carte personaggio o costruisce edifici, pagando il relativo costo in cibo. Le carte ottenute vengono aggiunte alla propria area personale, e il totem viene spostato sulla tessera turno corrispondente, incassando o pagando eventuale cibo legato alla posizione.

Le Carte

Nel gioco troviamo due categorie principali di carte: personaggio ed edificio.

Le carte personaggio di Mesos

Le carte personaggio rappresentano sei ruoli diversi, ciascuno con una funzione specifica e modalità di punteggio ben distinte. I cacciatori generano cibo e permettono di ottenere punti durante la fase di caccia. I raccoglitori aiutano a ridurre il costo di mantenimento dei personaggi, essenziali per non perdere punti nella fase di sostentamento. Gli sciamani diventano determinanti nei rituali che si attivano più avanti nella partita. Gli artisti permettono di accumulare punti grazie alle pitture rupestri, con soglie che crescono nel tempo. I costruttori agevolano la costruzione di edifici offrendo sconti e punti. Gli inventori, infine, premiano la varietà delle carte raccolte nella propria area.

Le carte edificio di Mesos

Le carte edificio, invece, si costruiscono pagando un costo in cibo e offrono bonus o punti prestigio a fine partita. Possono essere scelte liberamente in alternativa alle carte personaggio.

Gestione delle carte e delle Ere

Alla fine del turno, tutte le carte personaggio presenti nella riga inferiore vengono scartate. Quelle rimaste nella riga superiore scendono nella fila inferiore, lasciando spazio a nuove carte, fino a ricreare il totale iniziale nella fila superiore.

Durante una partita di Mesos, esempio di disposizione delle carte

Le carte edificio, presenti fin dal setup, non vengono scartate alla fine di un round, ma restano in gioco fino al cambio di Era. Quando si passa all’Era 2, le carte edificio della fila superiore vengono spostate in basso e rimpiazzate da nuove carte di Era 2. Quando si accede all’Era 3, eventuali carte edificio ancora presenti dell’Era 1 vengono definitivamente rimosse e sostituite con quelle di Era 2, che scendendo lasciano spazio a quelle di Era 3 nella droga superiore. Lo so, sembra un casino, ma giocando tutto diventa più chiaro.

Gli Eventi

Durante la partita entreranno in gioco carte evento, mescolate nei mazzi delle tre Ere. Quando un evento si troverà nella riga inferiore, andrà risolto immediatamente.

Le carte Evento di Mesos

Gli eventi principali sono quattro e si attivano ciclicamente durante la partita. Il sostentamento richiede di spendere un cibo per ogni carta personaggio posseduta, pena la perdita di punti. Il momento della caccia permette di ottenere punti e cibo grazie ai cacciatori presenti nella propria tribù. I rituali sciamanici premiano il giocatore con più sciamani e puniscono quello con meno. Infine, le pitture rupestri offrono punti in base al numero di artisti, con soglie sempre più alte man mano che la partita avanza.

Questi eventi partono in sordina, ma con il passare dei round diventano sempre più determinanti, creando divari anche consistenti.

Strategie e scelte

Anche se a prima vista Mesos può sembrare un gioco family, sotto la superficie si nasconde un gioco altamente strategico, capace di premiare i giocatori con attitudine alla programmazione e all’ottimizzazione. Non è un titolo punitivo, ma ogni scelta lascia un’eco nei round successivi, e fare le cose “tanto per” porta quasi sempre a rincorrere gli altri.

La selezione delle carte è il cuore della strategia. Non si può prendere tutto, e ogni raccolta ha un costo, non solo in cibo, ma in sostenibilità. Avere cinque o sei carte a fine round può sembrare un bel bottino, ma quando arriverà un evento di sostentamento, sarà facile trovarsi a perdere punti se non si è costruita una buona base di raccoglitori o una scorta sufficiente di cibo.

I personaggi non vanno solo collezionati: vanno gestiti nel tempo. Alcuni danno punti subito, altri solo a fine partita, altri ancora richiedono presenza nei momenti giusti. I raccoglitori, ad esempio, sembrano poco interessanti all’inizio, ma senza di loro si paga tutto a prezzo pieno. Gli artisti e gli sciamani sono fondamentali solo a metà o fine partita, ma vanno costruiti fin da subito se si vuole ottenere qualcosa. I costruttori sono spesso snobbati ma necessari: pochi ci investono, ma offrono ottimi punti se usati bene. Gli inventori, infine, sono il classico “jolly”, ma diventano davvero efficaci solo se si è riusciti a raccoglierne un po’ e tutti con elementi diversi fra loro.

Una delle tessere turno di Mesos, girata sul lato 4 giocatori

L’ordine di turno è un altro aspetto da non trascurare. In certi momenti, agire per primi fa la differenza tra prendere una carta fondamentale o accontentarsi. Ma per farlo bisogna rinunciare alle posizioni che garantiscono più carte, o pagare pegno in termini di cibo. Senza contare che, volendo prendere più carte e quindi posizionandosi per ultimi, si corre il rischio di restare a bocca asciutta e vedersi soffiare tutte le carte dagli avversari, o doversi accontentare degli scarti rimasti. Lo dico per esperienza, ho perso il conto delle volte che mi sono trovato a non poter raccogliere tutte le carte che avrei potuto!

Il fine partita

Dopo il decimo round si calcolano i punti finali. Si sommano i punti già ottenuti durante la partita, quelli dati dagli edifici, quelli per gli inventori (in base alla varietà dei personaggi raccolti) e i punti delle pitture rupestri, che valgono sempre di più a seconda della quantità di artisti posseduti. Infine, ogni tre cibi rimasti si ottiene un punto extra.

Disposizione delle carte di Mesos in partita

Chi ha il punteggio più alto vince, con un sistema chiaro e senza sorprese. Ma spesso, la partita si decide negli ultimi due round, quando le combo costruite iniziano a dare frutti e i piccoli vantaggi accumulati diventano un solco difficile da colmare.

In conclusione

Ho giocato la prima volta a Mesos l’estate scorsa, durante un’anteprima al GiocAosta, e mi aveva colpito molto positivamente. Ora, potendo finalmente dedicargli più tempo, ho potuto apprezzare appieno la qualità del gioco.

Grazie a un manuale snello e chiaro, Mesos è un gioco facile da intavolare e proporre, a mio avviso ottimo per chi sta iniziando ad alzare leggermente l’asticella, ma adatto anche ai giocatori più esperti. L’impatto strategico, soprattutto per quanto riguarda la programmazione, è di livello superiore rispetto ad altri giochi della stessa fascia.

Particolare dell'artwork sulla scatola di Mesos

Poche regole eleganti e veloci da assimilare, che non appesantiscono i giocatori nella spiegazione, lasciandogli tutto il tempo di potersi concentrare sulle carte da raccogliere. Che poi, detto fra noi, mica è poco! È il cuore del gioco, il bilanciamento tra raccolta e mantenimento, il tempismo con cui si scelgono le carte: tutto gira con coerenza e crea una curva di apprendimento piacevole.

Anche la gestione del cibo, per quanto meno oppressiva rispetto ad altri titoli (in Mesos non muoiono appartenenti alla tribù, al massimo si rimedia qualche punto negativo), porta i giocatori a dover ragionare su più piani in contemporanea. Sotto questo punto di vista si vede l’ottimo lavoro fatto in fase di sviluppo, nel bilanciamento delle risorse.

L'organizer di Mesos

Mesos è un gioco in cui bisogna cercare di leggere gli avversari, capire dove stanno puntando, e anticiparli quando serve può fare la differenza.

Il comparto grafico è pulito e funzionale, senza fronzoli, e il regolamento è ben scritto. L’ambientazione resta leggera, ma la scelta dei ruoli e degli eventi riesce comunque a evocare un’atmosfera coerente con il tema.

Mesos apparecchiato al Muse di Trento durante il Playmuse del 2025

Se devo proprio cercare un pelo nell’uovo, mi resta qualche dubbio sulle partite a due giocatori, perché l’impressione che ho avuto è che il gioco diventi quasi una corsa ad accaparrarsi le carte sciamano, dato che verso fine partita incidono in maniera importante nei punteggi. Ammetto di non averne giocate chissà quante in questa configurazione (e di non amare a prescindere l’uno contro uno), ma ho la certezza che quattro giocatori sia il numero perfetto per giocare a Mesos.

E poi dai, soltanto in due, che razza di tribù sarebbe?!

Si ringrazia Cranio Creations per aver fornito la copia di valutazione, che sarà messa a disposizione dell’associazione ludica Ludoteca AltoMilanese, di cui faccio parte, per poter essere giocata.

Copertina del libro Nessuno Gioca per Perdere

Nessuno Gioca Per Perdere – La Recensione

Fin dal primo capitolo, pardon, il primo turno, le parole dell’autore, Andrea Dado, ci colpiscono come uno schiaffo in faccia. In Nessuno Gioca per Perdere sembra quasi che le regole vengano riscritte. Ritroviamo i familiari contorni macabri dei volumi precedenti, con la stessa crudezza linguistica che raramente associamo ai giochi da tavolo. Forse a quelli di ruolo, ma mai a quelli da tavolo.

Letture serali - Nessuno Gioca per Perdere
Era tardi, ma dovevo assolutamente finire di leggerlo!

Ancora una volta, Dado ci spiazza. Forse più che nel primo libro. All’inizio ti manca l’appiglio, ti chiedi cosa stai leggendo. Poi le pagine scorrono rapide e realizzi: tutto ciò che il secondo libro ha costruito ci ha condotto esattamente qui. E mentre cerchi di riprendere fiato, ti rendi conto che l’autore ti ha già preso alle spalle. Ti immobilizza, ti graffia con le parole: “Sei mio!” E quando sembra allentare la presa, lo fa solo per sbatterti di nuovo a terra. In un continuo, incessante turbinio di emozioni.

Premessa

Non è facile parlare di questo libro e della sua trama senza rischiare di svelare troppo. Ci proverò, ma non ne parlerò approfonditamente, per scongiurare ogni rischio di spoiler. E guai a fare torto a una bella opera come questa. Una storia costruita con pazienza e cura, che trova compimento soprattutto in ciò che, nato nel primo libro, ha preso davvero forma nel secondo. Questa non è una recensione canonica, o accademica se preferite. Pur essendo un buon lettore e rientrando in quel 7-8% di persone che legge più di dieci libri l’anno, non ho le competenze per andare oltre una riflessione personale, poco più che una recensione soggettiva.

Tutti e tre i romanzi della trilogia dei Mostri del Rock, scritti da Andrea Dado per DV Games: Nel dubbio prendo risorse, I punti di contano alla fine e Nessuno gioca per perdere
Che bel trittico!

Il Secondo Libro

Ho scritto un articolo su Nel dubbio prendo risorse, ma ho glissato sul secondo. Mi fa strano effettivamente scrivere del terzo volume della saga, saltando la parte centrale. Ma perché non ho parlato di I Punti si Contano alla Fine? Semplicemente perché ho avuto la sensazione che il romanzo fosse, seppur ottimo, mancante di qualcosa. La trama principale in sottofondo, quasi avvolta da una nebbia. Come fosse in preparazione di un qualcosa che, ora lo capisco, doveva arrivare con questo terzo capitolo. Qualcosa che portasse a una degna conclusione la storia. Non mi aspettavo però un pugno allo stomaco così forte.

Il Protagonista

Stefano Scalcianti è uno psicologo e un amante dei giochi da tavolo. Ne ha una profonda conoscenza e non lo nasconde, nonostante non sia mai semplice per un giocatore affermare la propria passione e condividerla con il mondo. Spesso ci si nasconde dietro poche parole, quasi sminuendo per stemperare un imbarazzo con frasi tipo “è un hobby”. Anch’io lo facevo all’inizio, temevo il giudizio e i mezzi sorrisi delle persone che con parole taglienti cercano di sminuire questo hobby. Stefano però sa che un Giocatore, uno con la G maiuscola, dedica a questo hobby molti più pensieri di quanti se ne dedichino a lavoretti di giardinaggio o fai da te.

Una passione che lo porta quasi a vivere la vita in funzione del gioco. Una passione che lo aiuta a superare la propria disabilità. Il protagonista ha perso una mano in un incidente da ragazzo. Il gioco è la sua ancora, il suo rifugio. Un’oasi sicura in cui ritirarsi da un mondo duro, dove il bullismo e la prevaricazione sui più fragili si alimentano in una Torino descritta con precisione tagliente.

Io invidio Stefano. Certo non per la serie di sfighe in cui vive la sua vita, ma per la forza interiore che lo porta a rimettersi in gioco ogni volta, nonostante tutto.

Il trittico di romanzi di Andrea Dado per DV Games

Espedienti Letterari

Difficile parlare di questo romanzo senza rovinarvi il gusto della lettura, ma non posso non parlare dei continui salti temporali che guidano la trama. L’autore ci ha abituati a una vera e propria modalità “in prima persona”. Come un videogioco narrativo, ti costringe a guardare attraverso gli occhi del protagonista, a farti le sue stesse domande. Che, lentamente, trovano risposta attraverso i salti temporali, come flashback che si intrecciano con naturalezza al presente.

Sarà per i continui richiami, ma mentre leggevo Space Oddity, la mia canzone preferita di David Bowie, continuava a suonarmi in testa. A un certo punto ho pensato che anche l’antagonista, come Major Tom, si è perso. Non nello spazio, ma in quel luogo nascosto della mente dove il dolore si trasforma in qualcosa di più oscuro quasi a giustificare il male che ne deriva.

In Conclusione

Vorrei parlarvi di altri personaggi fondamentali e dei semplici comprimari, tutti funzionali e ben disegnati dall’autore, ma preferisco non avventurarmi oltre e rovinare sorprese (Dico solo che il mio preferito è il signor Pinna!).

Apprezzo come Dado infili elementi del suo vissuto, spaziando dalle fitte descrizioni della sua Torino, ai modi di dire e sapori tipici abruzzesi. E soprattutto ammiro la precisione con cui inserisce tecnicismi, non solo ludici. Si sente che c’è studio dietro ogni dettaglio. E poi il finale. Che dire, davvero molto ben raccontato e con grande intensità. Quattro capitoli, quattro turni di gioco, davvero ben concepiti e portati a termine con cura.

Io che tengo in mano la mia copia di Nessuno Gioca per Perdere
Ringrazio DV Games per avermi fornito questa copia per scrivere l’articolo

Lo Consiglierei a Chi Non Gioca da Tavolo?

Ecco, a essere sinceri il dubbio mi perseguitava fin dalla fine del primo romanzo. So che leggere di Avalon, Dune Imperium o Florenzia potrebbe non dire nulla a chi non gioca. Ma allo stesso tempo, nell’insieme della storia, percepisco che nell’idea dell’autore il gioco, seppur predominante (vedi un po’ tu, è edito da DV Games…) non è determinante. Tutto ruota intorno al gioco, ma chiunque, anche un non giocatore, può apprezzare la storia e lasciarsi trasportare.

Sì, fatelo leggere anche a vostra moglie o vostro marito che sbuffano quando elemosinate una partita a Patchwork. Nessuno gioca per perdere non è un libro che parla di giochi. Almeno, non solo. È un libro che parla di rivincita. Anche perché, come l’autore ci insegna, perde solo chi smette di giocare.

P.S. Se non vi ho convinti a leggere questo romanzo, provate a farvi un’idea di come scrive Andrea andando sul suo blog, potreste cambiare immediatamente idea!

Ricordatevi di ringraziarmi poi…

Il Pabis al GiocAosta - selfie

I Love GiocAosta – 2024

Si è appena chiusa la sedicesima edizione di GiocAosta, l’evento ludico (a mio avviso) più bello d’Italia. Una manifestazione capace di attrarre oltre 35000 persone di cui almeno il 72% (dati presi dal comunicato stampa di chiusura dell’evento) da fuori la Valle d’Aosta. Una città che in questo 2024 conta poco più di 30000 abitanti, e che per una manciata di giorni si ritrova ad ospitare almeno 25000 persone in più. Tutti qui per giocare!

Una foto del padiglione del GiocAosta
la foto copertina perfetta, se solo non ci fosse davanti il furgoncino degli spurghi…

Magia 

Questa è stata un’edizione da urlo, e non soltanto perché era dedicata al famoso urlo di Munch, ma per i numeri strepitosi da record che anche quest’anno sono stati infranti. Lascio l’onore e l’onere a testate più serie di riportarli, ma non posso esimermi dal commentare che 8646 prestiti della ludoteca, il 15% in più rispetto lo scorso anno, è un numero folle. Forse merito anche della novità di quest’anno: un giorno di 40 ore! In che senso?! Magia!

Incontri belli al GiocAosta
Non c’entra nulla, ma volevo condividere ugualmente la foto con Dave!

In pratica, sabato la ludoteca non ha chiuso ed è rimasta aperta tutta notte, grazie a un manipolo di impavidi volontari, tirando dritto per la gioia dei numerosi nottambuli affamati di gioco! Un turno unico che si è andato a concludere domenica, non a mezzanotte, ma addirittura alle due del mattino! 

Io che vado a dormire alle 2:30
Io vado, voi restate pure

Io, nonostante il venerdì mi sia trascinato a letto alle 23 circa, come ben si confà ai diversamente giovani come il sottoscritto, sabato ho fatto il figo e sono rimasto a giocare fino alle 2:30… La pagherò per il resto del 2024!

Danilo mi cerca al GiocAosta
Danilo: “Ma dove sei, stai ancora dormendo?”

Volontari 

La vera forza di GiocAosta sono i volontari, le maglie gialle, quelli che dedicano mesi alla preparazione di questo evento, ma anche i volontari non autoctoni, quelli che arrivano da fuori e che offrono il loro prezioso tempo agli altri (tempo rubato al sonno, alla famiglia e soprattutto al gioco), per rendere questa manifestazione la meraviglia che è. 

Giornalista importunato durante una diretta
“Giornalista” importunato durante una diretta

Vorrei davvero fare qualche nome, ma non sarebbe corretto non farli tutti e, ricordare quelli di tutti e 400 i volontari, la vedo davvero difficile. 

Giocare 

Ho giocato a tanti giochi, qualcosa di nuovo e qualcosa di meno nuovo. Anche qualcosa di molto vecchio effettivamente, ma lascio i dettagli per un articolo a parte.

Selfie al criptoportico di Aosta

Ringrazio l’organizzazione per avermi dato l’opportunità di giocare a qualche succosa novità e soprattutto per avermi dato la possibilità di accedere a luoghi magnifici come il Criptoportico: cioè, sarò banale, potrei parlare del significato storico di questo luogo magnifico, ma la cosa che mi è rimasta più impressa è soprattutto la frescura provata nelle sue profondità di pietra!

Giocando al Criptoportico

Mangiare e bere 

Anche quest’anno abbiamo avuto la birra della manifestazione, un’ottima pils chiamata “La Grande Bionda” per restare in tema artistico, come il celebre quadro La Grande Onda, fornita da uno dei locali presenti in piazza (non ricordo il nome scusate!). Per gli astemi, invece, fondamentale la fontanella di piazza Channoux, vera e propria ancora di salvezza per lenire l’arsura delle giornate incandescenti di Aosta.

La Birra del GiocAosta

Ah, il tempo di Aosta ad agosto, se avessi un Penny Market per tutte le volte che mi sono sentito dire dai babbani: “che bello, vai ad Aosta a prendere un po’ di fresco…”, sarei l’uomo più ricco della terra!

Ironicometro valore alto
Per informazioni clicca qui

Lato cibo, anche quest’anno ho mangiato a sbafo un paio di panini destinati agli organizzatori del GiocAosta, approfittando oltremodo della loro gentilezza. Sarà l’aria, sarà il fatto che non pago, ma quei panini sono sempre uno spettacolo! Poi, per le cene mi sono immerso nelle tipicità valdostane, come hamburger, pizza, ramen e Onigiri.

Piatto tipico Valdostano: Tonkatsu e Onigiri
Piatto tipico Valdostano: Tonkatsu e Onigiri

Piccolo appunto per le trattorie del centro storico: io quei 9 euro per un ventilatore li investirei, che nel 2024 magari sarebbe anche ora…

Vedi GiocAosta e poi muori… dalla voglia di tornare 

Anche quest’anno le giornate del GiocAosta sono scivolate via in un momento. Ho avuto il piacere di condividere bellissimi momenti con “colleghi” divulgatori, anche qui non farò nomi, anche perché di alcuni non me li ricordo, ma resta il fatto che il clima di “coabitazione giocosa” che si crea all’interno del padiglione dedicato, è un qualcosa di impareggiabile.

Giocando con Giulia
Troppo divertente Super Mega Lucky Box, grazie Giulia di avermelo fatto scoprire!

Tante menti vivaci e brillanti che, messe tutte insieme, arrivano ad annullarsi a vicenda, dando luogo a siparietti tragicomici con sessioni di gioco imbarazzanti! Sì, Luca Ciglione, anche se non abbiamo fatto una foto insieme lo sai che sto parlando proprio di te!

Crack list
Hai presente Nomi Cose Città mescolato a Uno? Questo è Crack List. Con le persone giuste può diventare assurdamente divertente!

Ognuno di questi attimi lo porterò nel cuore!

Ora, sguardo avanti e occhi puntati alle prossime avventure ludiche. No, non vi dico quali, non sporcherò questo articolo parlando di altri eventi: ci vuole rispetto.

Foto utilizzata per una challenge, di me davanti a uno schermo con aperto PornHub

Tutta colpa del sesso

Ma tu dimmi se non potevo scegliere un momento peggiore! Dopo mesi passati a grattarmi la pancia senza un briciolo di voglia o stimolo a scrivere, eccomi qui, circondato da scatoloni per il trasloco. E il computer? Ah, si, anche lui ben riposto in una scatola! Quindi, dove mi trovo a scrivere? Sullo smartphone, ovviamente! E perché? Beh, la colpa è del sesso, ovviamente!

Sesso 1

Il problema è che ho letto un articolo dell’ottimo Emiliano Gambelli su Boardgame Italia, dove intervista Pinkandy, una content creator che, oltre a essere appassionata di giochi da tavolo e presentare sul proprio canale YouTube Kandy Sul Tavolo contenuti dedicati al mondo ludico, ha anche un canale OnlyFans

Apriti cielo

Ho letto l’intervista, trovandola interessante e divertente, scoprendo una persona sì maliziosa, ma anche ironica e simpatica. Poi, ovvio che uno, a posteriori, spulciando i video, si soffermi non solo sui contenuti, ma anche sulla forma, e che forma. Ma il punto non è quello.

Il punto

I commenti! Mamma mia, quelli che ho letto sotto il post di Facebook mi hanno fatto rabbrividire. Ma è possibile giudicare così duramente una persona senza neanche provare a capirla, solo perché non rispecchia i nostri standard? Etichettare gli altri come inferiori o non meritevoli di rispetto solo per delle differenze è davvero subdolo. Il sesso, buh, che paura! 

Non fraintendetemi, non voglio fare il moralista a tutti i costi. Io stesso spesso cado in errore nella valutazione delle persone, però cerco sempre di andare oltre le apparenze. 

Ironicometro valore alto
Per informazioni clicca qui

Sesso 2

Ho recentemente vissuto il disagio di vedere rubate delle mie foto, pubblicate da ignoti su siti di incontri, spacciandosi per il sottoscritto. Foto profilo, eh, non pensate male! Che poi io dico, non è che sono George Clooney, giusto solo un po’ i capelli mi si stanno ingrigendo, ma tant’è. Tuttavia, la cosa è stata imbarazzante e ci ho messo più di qualche giorno a superare questa cosa. 

Ma perché Daniele poi? Ti faceva schifo il mio nome?

Fastidio

Mi ha dato fastidio sentirmi additare da qualcuno, come fossi un malato di sesso. Sentire violata la mia privacy e dover prendere da parte le persone per spiegare che si trattava di un equivoco. Mi ha dato fastidio dover prendere la decisione di rendere pubblica questa disavventura, onde evitare di doverla spiegare ogni volta che sarebbe saltata fuori. 

Che poi sta cosa è più diffusa di quanto credessi, con decine di migliaia di denunce alla polizia postale per casi analoghi, che ti danno la consapevolezza che è più probabile fare un ambo al lotto piuttosto che giungere a un lieto fine. Avrei voluto scrivere ‘happy end‘, ma mi sono trattenuto!

Sesso 3

Tornando a parlare di giochi da tavolo, mi è successa una cosa davvero bizzarra. Ne ho già parlato sui social, ma visto il contesto, lo riporto anche qui. Copio e incollo, come il manuale del content creator pigro insegna:

Aspetto un pacco da DHL in consegna ieri e, siccome non ho voglia di tribolare, ho preventivamente spuntato l’opzione per farlo consegnare in un punto di ritiro convenzionato. Verso le 18:20 mi chiama il corriere dicendomi che il punto di ritiro è chiuso e che, se voglio, posso passare direttamente da lui a ritirare il pacco. Sto già uscendo per andare a un evento di gioco, quindi perché no? Allungo un attimino e lo raggiungo, almeno ho una menata in meno da fare il giorno dopo.

Arrivo, lo trovo in una stradina poco illuminata che mi aspetta con le quattro frecce. Ciao ciao, grazie davvero, e bip vari del palmare mentre scansiona il QR Code del pacco. Vedo che smadonna un po’, ma alla fine mi dà il pacco e lo infilo nel bagagliaio. Sono in ritardo, devo andare in biblioteca ad aprire per l’associazione e non ho ancora mangiato. Mi dimentico del pacco.

Il pacco 

Oggi mi arriva una notifica della consegna del pacco al punto di ritiro. Che strano, ma il pacco ce l’ho in macchina. Non resisto, vado, lo apro direttamente lì e con mia grande sorpresa non ci trovo un gioco come pensavo. È qualcosa di voluminoso dentro una busta trasparente, morbido ma pesante, sembra lattice al tatto. Inizialmente penso sia un peluche, ma non ne sono sicuro. Solo una volta sfilato dalla scatola e rigirandolo fra le mani capisco di cosa si tratta.

Ecco, diciamo che è un oggetto che non mostreresti mai a tua madre o a tua moglie. Guardo sulla scatola, la giro un paio di volte e trovo l’etichetta di consegna, con il vero destinatario. Chiamo il corriere pazzo, ho il numero memorizzato da ieri, gli dico che ho un pacco non destinato a me e se può passare a riprenderselo, ma nulla. Dice che non può. Mi dice che mi farà contattare dal suo responsabile. Non so perché, ma ho un brutto presentimento…

Ore 14:30, per il momento ancora nulla. Non è che a qualcuno serve una figa di gomma?

El Camino de Santiago, il gioco da tavolo

El Camino de Santiago, il gioco da tavolo

El Camino de Santiago è il primo gioco di Fabio Bicocchi, edito da Dominioni Editore in collaborazione con Sir Chester Cobblepot. Anzi no, è un’esperienza, un viaggio pensato per 1-5 giocatori dagli 8 anni in su, con una durata di gioco variabile intorno ai 45 minuti, dove mettersi in gioco nei panni di un pellegrino. Prima di iniziare, voglio ringraziare l’editore per avermi inviato la copia di valutazione del gioco.

Scatola del gioco di El Camino de Santiago

Il cammino di Santiago

Nel cuore della Spagna, il Cammino di Santiago si snoda lungo un sentiero di circa 800 km, intrecciando luoghi sacri e cittadine pittoresche lungo la strada verso la Cattedrale di Santiago de Compostela. Questo itinerario millenario, percorso da pellegrini attraverso secoli di storia, offre non solo paesaggi mozzafiato, ma è anche un profondo viaggio interiore. Attraverso colline verdi, villaggi storici e maestose cattedrali, il Cammino di Santiago è un’esperienza intrisa di spiritualità, riflessione e incontri unici. Come un raggio di luce che si diffonde attraverso le foglie di un albero millenario, ogni passo aggiunge una luminosa prospettiva alla storia di coloro che intraprendono questo straordinario viaggio. In questo cammino verso la meta, ogni passo è una poesia di antichi sentieri e destinazioni sacre, senza fretta, ma con la consapevolezza che la vera ricompensa risiede nell’esperienza del percorso stesso. El Camino de Santiago è il gioco da tavolo che avvicina i giocatori a questo viaggio, portandoli a rivivere il cammino come esperienza di vita e incontro con il proprio spirito. Un gioco di “corsa” atipico, perché non vince chi arriva primo, ma chi arriva meglio.

Una carta Peregrinos da El Camino de Santiago

Preparazione di El Camino de Santiago

Questo gioco è davvero ben congegnato, e te ne accorgi fin dal setup. Crei un percorso, posizionando la carta di arrivo, La Catedral de Santiago, le cinque carte Etapas da 1 a 5, obbligatorie per il tragitto minimo (proprio come nella realtà dove i pellegrini sono “obbligati” a percorrere quel centinaio di km minimo) e poi valuti se aggiungerne altre o meno, andando a modificare la durata del gioco. Oltre alla variabilità della partita, puoi gestirne la difficoltà girando le carte sul lato scuro, offrendo ai giocatori una sfida più alta, grazie alla variante invernale.

Ogni giocatore ottiene a inizio partita una carta peregrinos con sopra riportati i valori iniziali di mente, corpo e spirito. Questi valori andranno segnati in alto su un foglietto del blocchetto (preventivamente distribuito a ogni giocatore). Ogni carta peregrinos mostra un’abilità speciale del personaggio in questione e un numero di stelle (da uno a tre) rappresentanti la difficoltà di utilizzo. 

Posizionato un segnalino sul punto di partenza più lontano rispetto alla carta di Santiago de Compostela, i giocatori potranno iniziare il loro viaggio.

Come si gioca

Il gioco si articola in tre fasi:

  • Selezione meta Parada
  • Movimento e carte Eventos
  • Annotazione sulla Credencial

In ordine di turno i giocatori posizionano il secondo indicatore (uno resta sulla partenza) su di una Parada, ovvero uno dei tondi sul percorso corrispondenti a una città. Quella sarà la metà da raggiungere in quel round.

Partendo da chi si trova più lontano rispetto alla Catedral, i giocatori muovono il proprio segnalino di partenza sulla Parada successiva, girando una carta Eventos e segnando su una riga della Credencial (il foglietto) i valori mente e forza corrispondenti alla Parada appena raggiunta. Basta guardare i colori corrispondenti e dopo un paio di turni diventa immediato. Se la carta appena girata conterrà il simbolo di una, due o tre omini verdi, il giocatore dovrà segnare il pallino corrispondente sulla stessa riga. Nel regolamento viene chiamato Compatir e significa aver fatto quel pezzo di strada da soli o in condivisione con altri. Se verranno anneriti tutti e tre i pallini nel corso del round, si potrà aggiungere il valore di spirito del peregrinos alla somma dei punti raggiunti in quel round.

Ironicometro valore bassissimo
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Ma come si fanno i punti a questo gioco?

Un po’ push your luck, El Camino de Santiago chiede ai giocatori di scommettere su se stessi, perché per fare più punti bisognerà raggiungere la meta con il massimo della propria mente, cercando allo stesso tempo di ascoltare il proprio corpo. In pratica, i punti di partenza di ogni round saranno al massimo quelli riportati nella carta Peregrinos del giocatore, accumulati durante le tappe fra le varie Parade e che andranno segnate di volta in volta sulla stessa riga. Meno punti raggiunti rispetto al valore massimale del personaggio, daranno una base di partenza di punti più bassa.

Una carta peregrinos da El Camino de Santiago
Faccio un esempio perché altrimenti risulta poco chiaro

Se il mio personaggio è l’Altruista, ho una base punti di 4. Durante il mio percorso del round ottengo solo tre fulmini, avrò una base di partenza di 3 punti. Se invece avrò accumulato ad esempio nove fulmini, la mia base di partenza sarà sempre massimo di 4 punti, ovvero il valore iniziale del mio personaggio. 

Allora perché non puntare ad andare il più lontano possibile a ogni round? Semplice, perché a ogni tappa noi dovremo segnare anche il corrispettivo di corpo (il cuore) che, accumulato nel corso del round, dovrà essere il più possibile vicino al valore del nostro personaggio. Avere meno cuori o più cuori, sarà ugualmente negativo, in quanto la differenza fra i due valori andrà poi sottratta al punteggio raggiunto nel round.

Anche qui, aiuto con un esempio

Il nostro Altruista ha raggiunto la meta del round con cinque fulmini, quindi si è assicurato di avere 4 punti in partenza, però ha ottenuto un totale di sette cuori, che rispetto ai cinque della sua statistica iniziale, significa una differenza di due. Questi due cuori equivalgono a meno due punti ai 4 di partenza, quindi in questo round il giocatore ha ottenuto solo 2 punti. Lo stesso sarebbe stato se avesse ottenuto solo tre cuori durante il round, perché la differenza fra cinque e tre resta sempre due.

Una carta Etapas da El Camino de Santiago

Abilità, Attacción, Alberghe e Compatir

Al raggiungimento della meta nel round, se disponibile, si potranno ottenere degli effetti supplementari. Raggiungere un Attración conferirà la possibilità a quel giocatore di aggiungere un +2 secco al valore mente. Il simbolo della mezza luna, Alberque, darà invece un +1 o -1 al corpo. Il Compatir lo abbiamo già visto prima, semplicemente si potrà colorare con un pallino l’omino verde corrispondente a quello segnato sulla tappa d’arrivo, per cercare di completare in extremis il trittico e poter così usufruire del bonus punti.

Le abilità di ogni Peregrinos, vanno a variare le regole base del gioco, aggiungendo delle modifiche al sistema di gioco, restituendo un ulteriore variabilità al titolo.

Considerazioni

El Camino de Santiago è un titolo davvero semplice e così immediato, che inizialmente spiazza i giocatori che vi si approcciano. Siamo talmente abituati ad aver a che fare con titoli di corse che quasi non sembra vero che non conti arrivare primi al traguardo. Qui, come scrivevo poco più in alto, non vince chi arriva prima, ma chi arriva meglio. La possibilità di aggiungere la variante invernale, girando le prime carte sul lato scuro, aggiunge difficoltà al gioco, rendendo la sfida più alta. 

C’è una variabile aleatoria, innegabilmente, ma che incide poco se si tiene sotto controllo la gestione delle distanze in ogni tappa. Un gioco tattico che offre anche un approccio strategico, nel momento in cui si vanno a scegliere le mete di ogni round e si sfruttano le caratteristiche del proprio personaggio.

Estratto del regolamento di El Camino de Santiago

A livello grafico ed ergonomico, El Camino de Santiago offre un buon compromesso, puntando sia sulla bellezza che sulla praticità. Piacevoli i disegni e la scelta di colori di ogni carta, comunque arricchita di elementi utili per chi soffre di daltonismo. Il manuale, impreziosito di note e informazioni riguardo le varie tappe del cammino di Santiago, è semplice e chiaro, anche se appesantito dal forte utilizzo di termini spagnoli. Una scelta dettata da un ricercato desiderio di coerenza storica e geografica, ma che mi ha costretto a più di una rilettura. 

La possibilità di giocare a El Camino de Santiago con un percorso variabile, permette di tarare la durata del gioco, rendendolo accessibile in ogni momento. 

Una carta Eventos da El Camino de Santiago

El Camino de Santiago è un gioco originale che regala momenti appaganti al tavolo, adatto a neofiti ma non solo. Capace di racchiudere l’essenza e lo spirito del cammino con semplicità, è un gioco tutt’altro che banale, che offre bei momenti e grande rigiocabilità. 

GiocAosta 2023

GiocAosta 2023

Mi sono preso qualche giorno prima di scrivere il mio consueto articolo sul GiocAosta, perché avevo bisogno di riprendermi del tutto. La vecchiaia, sai com’è… La quindicesima edizione si chiude con numeri da capogiro:

“Quattro giorni, 50 ore di apertura, oltre 7.700 prestiti della ludoteca, più di 4.000 iscritti alle attività e centinaia di appuntamenti in decine di luoghi in tutta la città: sono oltre 35.000 le presenze attive registrate nella XV edizione di giocAosta, che si è chiusa questa sera in piazza Chanoux ad Aosta.” 

Tutti i volontari della quindicesima edizione del GiocAosta

Preso pari pari dal comunicato stampa, così come questa foto dove si vedono tutti i volontari che ogni anno danno vita a questo miracolo! 

Ironicometro valore basso
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Non perché abbia poca voglia di scrivere, ma perché ritengo importanti queste parole, riporto un altro passaggio interessante del comunicato stampa:

“Quello di cui siamo orgogliosi – spiega a nome dei volontari il coordinatore dell’evento, Davide Jaccod – è che nonostante i numeri ancora in crescita giocAosta riesca a conservare il proprio spirito: quello di un luogo di festa e di incontro, che usa il gioco per creare relazioni. Sempre più ci accorgiamo che intorno a giocAosta si sta creando una comunità, che si incontra anno dopo anno e che accompagna l’evoluzione del nostro progetto. Mai come quest’anno abbiamo ricevuto richieste di conferma per le date dell’evento nel 2024: tutto grazie a un passaparola che ha una portata sempre più ampia a livello italiano”.

Selfie con Luigi di Joco Game Studio

Lo spirito del GiocAosta

Ok, tocca a me ora scrivere veramente qualcosa: GiocAosta anche quest’anno non si smentisce, portando in piazza l’evento ludico gratuito più bello di tutta Italia. Ok, lo so che non ho partecipato a tutti gli altri eventi, ma qui non c’è davvero gara! L’organizzazione è perfetta, ogni anno aumentano eventi e spuntano novità, andando a migliorare quello che già pare perfetto, e… incredibilmente tutto funziona a meraviglia! 

Luca, Francesco e Silvia al GiocAosta

Da lato blogger, ho molto apprezzato l’apertura di un angolo dedicato ai creator in piazza San Francesco. Certo, non è come essere sotto i portici, dove è più ventilato e sei davanti al padiglione, ma non ci è andata male. Anzi, abbiamo avuto un punto di ritrovo dove vedere tanti volti familiari e darci appuntamento con i nostri amici. Ecco, se proprio devo criticare qualcosa, forse a livello organizzativo – e lo dico anche a mio discapito – l’anno prossimo limiterei i tavoli o, perlomeno, non li assegnerei per tutti i giorni. È capitato di vedere tavoli riservati vuoti in mezzo alla ressa di gente che cercava un posto per giocare. Per ovviare a questo, ho ceduto il mio tavolo quando non stavo giocando e quello di colleghi che sapevo non essere presenti.

Bella foto con Francesco Ludoecrudo

Ringraziamenti 

Non ringrazierò nome per nome, non perché sono snob, ma perché rischio davvero di dimenticare i tanti amici che ho incontrato in questi quattro giorni. Non vorrei che per una dimenticanza, qualcuno si sentisse escluso da questo mio abbraccio virtuale.

Overbooking al GiocAosta

Tuttavia, non posso non nominare Davide Jaccod, coordinatore di tutti i volontari, disponibile e gentile nonostante la mole incredibile di cose da fare, e Mikhael Zhell, supervisore di quel branco di pazzi scatenati che sono i creator ludici, instancabile e generoso. Entrambi sono due vere e proprie forze della natura, alla pari di tutte le maglie gialle.

Mi sono imbucato a bere con i volontari del GiocAosta
Qui è quando ho scroccato un aperitivo ai ragazzi

Giochi provati

Il mio GiocAosta è durato quattro giorni, accompagnato da quella santa donna di mia moglie che, rassegnata, mi ha lasciato allo stato brado libero di sfogarmi, e da mio figlio, quest’anno intento a giocare a scacchi (nuova passione) e a farsi figo tra i piccoli nerd con il cubo di Rubik.

Fiesta de Los Muertos party game molto divertente provato al GiocAosta
Divertentissimo Fiesta de Los Muertos

Ho così avuto modo di provare diversi giochi:

  • 3 Ring Circus 
  • Just One
  • Wavelenght
  • Not That Movie 
  • Cross Clues
  • Oh my goods
  • Eldorado
  • Hats
  • Rats of Wistar 
  • Empire’s end
  • Il Regno di Valiria
  • Overbooking
  • Krass Kacke
  • Splash
  • Codex Naturalis
  • Turing Machine
  • Azul
  • Sagrada
  • Il Maniaco Con La Mannaia è Entrato in Casa
  • Fun Facts
  • Cascadia
  • Fiesta de Los Muertos
  • My Shelfie
  • Polywords

Ovviamente, faccio un breve accenno solo a qualche gioco, ma eventualmente potete scrivermi nei commenti se volete saperne di più su di un titolo non approfondito qui…

Volpe giocosa al GiocAosta

3 Ring Circus 

Il Primo gioco giocato a GiocAosta è della Devir: 3 Ring Circus di Remo Conzadori e Fabio Lopiano. Quest’ultimo, infatti, si aggirava per Aosta con la sua copia del gioco, freschissima da Gencon, dove era stata appena presentata. Io, in realtà, questo gioco lo avevo già provato due anni fa, come prototipo, ma vi assicuro che era identico a oggi e già allora avevo pensato: che figata! Buona variabilità al setup e ritmo sostenuto senza downtime caratterizzano questo gioco di media complessità, in cui bisogna viaggiare su una mappa per dare spettacoli e collezionare carte nella propria plancia, al fine di ottenere punti in base alle esibizioni.

Fabio Lopiano al GiocAosta con una copia di 3 Ring Circus

La carovana di un circo importante (non ricordo il nome) segue i giocatori, facendo tappa nelle grandi città, innescando il conteggio dei punti per chi vi si è esibito e dettando i tempi per il fine partita. Esibirsi nelle grandi città darà tanti punti, ma richiederà specifici artisti, anche costosi, posizionati in una maniera specifica nella propria plancia, come richiesto dal grande pubblico. Non voglio dilungarmi troppo, anche perché con altri giochi di questo articolo non lo farò. Ma, qui, parliamo a mio avviso del miglior gioco che ho provato al GiocAosta.

Hats

Mea culpa: a Hats non ci avevo ancora giocato, ma ho recuperato alla grande al GiocAosta, scoprendolo grazie ad Alberto e Flavia, che ringrazio infinitamente. Con loro ho fatto un paio di partite e, in seguito, ho proposto il gioco io stesso a Gianni e a due sue amiche, di cui non ricordo il nome. Gioco davvero elegante: non che mi aspettassi di meno dalla ThunderGriph Games. Gioco di carte colorate di Gabriele Bubola in cui bisogna cercare di creare set di carte dal valore maggiore. All’inizio della partita, vengono rivelate sei carte che, posizionate su di una plancetta, hanno un valore da uno a sei punti.

Scatola di Hats

In pratica, in base al colore delle carte e al loro posizionamento, corrisponderà un valore in termini di punti per tutte le carte dello stesso colore. I giocatori avranno una mano di carte e dovranno giocarne una, sostituendola a una delle sei presenti. Per poter fare questa azione, bisognerà sostituire una carta con una di valore maggiore (ad esempio, un quattro blu su un tre giallo) oppure con una carta qualsiasi, ma dello stesso colore.

Bella scoperta questo Hats provato al GiocAosta

Quella appena presa andrà posta davanti a sé, creando, man mano, dei set di carte che a fine partita varranno tanti punti quanto il valore delle carte presenti sulla plancia comune.

Oddio, ho riletto cosa ho scritto e non so se si è capito, ma, in linea di massima, il gioco è proprio così. Lascia spiazzati alla prima partita, ma già dalla seconda diventa più controllabile e si apprezza sempre di più.

Rats of Wistar in anteprima al GiocAosta

Rats of Wistar

Prossimamente, (Essen) da Cranio Creations, uscirà questo piazzamento lavoratori di Simone Luciani e Danilo Sabia con un tema che inganna. Dovremo guidare i nostri topini fra missioni e avventure in una vecchia casa di campagna per dimostrare di essere il topino più degno a guidare la colonia. Detta così, sembra molto puccioso e ti aspetti un giochino light. Ma dico, li hai visti gli autori? Rats of Wistar è un gioco solido e tosto, come piace a me (e penso a tanti di voi che mi leggete).

Rats of Wistar in anteprima

Una gestione risorse e azioni è data da una rondella che gira, e che obbliga a pianificare con cura le azioni. Non è così immediato entrare in sintonia con le azioni secondarie, ma, quando capisci, vai che una meraviglia. Il sistema di gioco premia l’esplorazione: tutto per portare al miglioramento della propria colonia, cosa necessaria per fare punti a fine partita. Ho bisogno di giocare ancora qualche partita per trovarne punti di forza e non, ma, per ora, il giudizio è positivo.

Not That Movie al GiocAosta

Not That Movie 

In serata, abbiamo dato vita a una serie di party game, uno più divertente dell’altro, fra cui Not That Movie di Silvano Sorrentino, edito da DV Giochi, ormai un punto forte anche in associazione. È un gioco collaborativo in cui ogni giocatore deve selezionare segretamente un numero da 1 a 8, corrispondente al titolo rivisitato di un film, e che, a suo avviso, ben si addice alle due recensioni casuali scoperte a inizio round. Meno errori si faranno in fase di risoluzione, maggiori punti raccoglierà la squadra. Già dalla creazione dei titoli partono le risate.

Empire’s End

Grazie a Lucky Duck, ho potuto giocare in anteprima a Empire’s End insieme ad altra gentaglia come Francesco, Ario e Gianluca. Ogni giocatore avrà una città composta da 11 carte e dovrà percorrere, insieme agli altri giocatori, il più indenne possibile, lungo un tracciato che ricorda vagamente quello di In the Year of the dragon.

Empire's End in prova al GiocAosta

Il problema è che, a differenza del titolo di Feld, questo gioco ha praticamente solo eventi distruttivi, e i giocatori dovranno partecipare a delle aste per evitare di prendere carte disastro. Cioè, un’asta al contrario per non prendere una carta disastro, che significherà far prendere fuoco alla propria città e, quindi, perdere abilità e risorse.

Empire's End in anteprime al GiocAosta

La cosa figa è che ci sono parecchie abilità e condizioni per fare punti, anche con gli incendi. Diciamo anche, che quasi quasi la mia strategia di fare Nerone e dar fuoco a tutta la mia città poteva funzionare. Quasi quasi. In realtà, ho perso male. Anzi, mai preso così tanti schiaffi a un gioco. Mi sono divertito tantissimo. 

Scatola di Turing Machine

Turing Machine

Finalmente sono riuscito a provare Turing Machine, in Italia grazie ad Asmodee, era sempre fuori dalla ludoteca, ad altri tavoli. Per fortuna, grazie ancora ad Alberto, Flavia e la piccola Anna, sono riuscito a giocare. Io sono amante dei giochi deduttivi: avevo scritto qualcosa nel mio articolo dedicato a Essen Milano, quando avevo scoperto Tiwanaku. Anche con Turing Machine è stato amore a prima vista e sicuramente una copia sarà mia. Però, attenzione: non credo che sia un gioco adatto a tutti.

Turing Machine al GiocAosta

Se siete amanti della settimana enigmistica, sudoku e altri giochi da rivista, avete serie possibilità che il gioco possa piacervi, altrimenti, vi consiglio di provarlo prima dell’acquisto. Che poi, sarebbe cosa buona farlo per qualsiasi gioco, ma tant’è. In Turing Machine, bisognerà scoprire un numero di tre cifre, provando a comporre una cifra e interrogando la macchina. Questa, con un sistema di sovrapposizione di schede perforate, darà un esito positivo o negativo a ogni quesito posto. Prendendo appunti e andando per esclusione, bisognerà giungere alla soluzione. Un gioco semplice e intuitivo, indubbiamente un solitario di gruppo, ma davvero piacevole se appassionati di numeri.

Alberto Bottarini con i gioconi
Qui solo gioconi!

Alla prossima GiocAosta 

Così, anche la quindicesima edizione è finita. Mi chiedo come sarà la prossima e già fremo all’idea. Prima di tornare a casa, mi hanno chiesto come fosse andata la mia GiocAosta e ho risposto: “magnificamente, qui mi sento a casa”, l’ho detto spontaneamente e credo sia la cosa più bella che potessi rispondere, perché solo a casa ti senti veramente a tuo agio e al sicuro, circondato da persone che ti vogliono bene. Ecco, per me, GiocAosta è questo.

Michela che gioca a My Shelfie

Mi pare di sentirvi già dire la stessa cosa: “il problema di GiocAosta è che è ad agosto, altrimenti ci verrei”. Non deve essere per forza così! Io organizzo le mie ferie in virtù del GiocAosta, così che questo evento diventi esso stesso un momento di vacanza.

Carta del prototipo di Andrea Dado
Ma quanto ci siamo divertiti con il prototipo di Dado?!

Poi, chiaro, non tutti sono a solo un paio d’ore di macchina come il sottoscritto, o possono permettersi di prendere quattro giorni di ferie a ridosso di ferragosto, ma ugualmente vi invito a considerare di venirci il prossimo anno. Non esiste un evento paragonabile nel panorama ludico italiano. Quasi quasi, nemmeno il Picnic Ludico

Trovate molte più foto a questo Link Instragram!

Copertina Rise

Rise il Gioco da Tavolo

C’è un gioco da tavolo che da quando è uscito ha attirato la mia attenzione: Rise, titolo gestionale per 2-4 giocatori di Remo Conzadori e Marco Pranzo, edito dalla DLP Games e portato in Italia da Cranio Creations.

Intravisto di sfuggita a Play Festival del Gioco di Modena, ho dovuto attendere fino a oggi per poterci mettere le mie zampine sopra. E poi, chi mi segue su Instagram lo sa, ho postato un paio di storie su Rise e ho ricevuto così tante richieste di informazioni che ho scelto di scrivere questo articolo.

Scatola di Rise

Rise, tutta questione di bilanciamento

In Rise i giocatori avranno a che fare con la gestione della propria città, nell’intento di farne accrescere lo sviluppo economico e sociale, cercando di mantenere allo stesso tempo un buon consenso popolare e un occhio di riguardo per l’ambiente. Nel gioco si agirà su dei tracciati concatenando tutta una serie di avanzamenti, mediante la selezione delle azioni su delle carte a disposizione a ogni round. Non mancherà la risoluzione di carte evento, che potranno essere eseguite solo da chi avrà selezionato azioni più onerose. Alla fine del dodicesimo round i giocatori verificheranno i propri punti per decretare il vincitore.

Tracciato Istruzione Rise

Tracciati e Tessere Scuola 

In fase di setup vengono posizionate dieci plance tracciato e su di ognuna gli indicatori (cubetti) del colore dei giocatori. I tracciati sono: Cultura, Scienza, Politica, Stampa, Amministrazione, Istruzione, Banca, Industria, Consenso e Ambiente. Non è indispensabile ricordarsi i nomi, ma bisogna comprendere che i tracciati hanno regole di posizionamento o di riscossione diverse fra loro.

Sempre in fase di setup, ogni giocatore riceve una Tessera Scuola che gli permetterà di eseguire un’azione bonus durante alcuni eventi. Ognuna riporta un simbolo dei tracciati e semplicemente farà avanzare il proprio segnalino di un passo nel tracciato corrispondente quando attivata. Una volta usata una tessera, questa dovrà essere girata e resa inutilizzabile fino a una sua eventuale riattivazione.

Tracciato Stampa Rise

In linea di massima, ogni passo su di un tracciato porta spesso a far avanzare il proprio segnalino su di un altro tracciato e così via. Tuttavia, ogni effetto potrà essere ignorato, lasciando al giocatore la decisione se ottenerne il beneficio, a meno che non si tratti del Malcontento e dell’Inquinamento, gli unici due simboli a sfondo rosso del gioco.

Tracciato Consenso Rise

Il bene nel male

Il Malcontento e l’Inquinamento sono presenti nei tracciati, rispettivamente, del Consenso e dell’Ambiente. Sono gli unici due tracciati in cui gli indicatori dei giocatori possono muoversi anche indietro, influendo sulle condizioni del gioco. Questi due fattori vengono direttamente influenzati, oltre che in minima parte dai tracciati Scienza e Politica, dai tracciati Banca e Industria. In pratica, se vuoi più soldi durante la fase di rendita, devi aumentare i tassi e quindi creare malcontento. Stessa cosa, se vuoi diminuire i costi di acquisto delle carte azione, devi creare industrie e quindi inquinamento.

Tracciato ambiente Rise

Senza entrare troppo nello specifico, il malcontento a fine partita darà un punteggio negativo, oltre che un tasso sconveniente di cambio punti per soldi durante la partita, mentre invece l’Inquinamento darà delle limitazioni durante il gioco come il non poter usare le Tessere Scuola o la crescita del malcontento. Sai com’è, belle le industrie, danno lavoro, ma non è che a tutti piaccia vivere all’Ilva…

Ironicometro valore basso
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Fasi di Rise

Una partita a Rise è composta da dodici round suddivisi in 5 fasi:

  • Rendita
  • Generazione della vetrina
  • Selezione azioni
  • Risoluzione eventi e azioni
  • Effetti fine round e limite monete

Senza dilungarsi troppo, la rendita dipenderà dal posizionamento dei giocatori sul tracciato Industria. Un giocatore si occuperà di rifornire la vetrinetta di nuove carte. Poi, seguendo l’ordine di turno, i giocatori sceglieranno una carta azione e vi porranno sotto il proprio segnalino, pagando eventualmente il costo riportato sopra la carta sulla plancetta vetrina. Il segnalino andrà posto sotto la carta, sulla destra, lasciando lo spazio ad altri giocatori che eventualmente si posizioneranno immediatamente alla sua sinistra.

Vetrina Carte Rise

Siccome in fase di risoluzione l’ordine di esecuzione delle azioni avverrà da sinistra a destra, il giocatore che verrà affiancato durante la fase di selezione azioni, otterrà la possibilità di utilizzare una delle proprie tessere scuola. Dopo aver eseguito le azioni si controllerà che il numero di monete non ecceda il limite possibile e si verificherà a chi assegnare un punto per il giocatore con maggior consenso. 

Carte Azione Rise

Le azioni

Il gioco, come dicevo, ha una durata di dodici round, scanditi dalle carte azione ed evento, che esauriranno al termine del gioco. In fase di setup si elimineranno 6 carte azione per ognuna delle tre ere e 8 dal mazzo degli eventi. Puntualizzo questa cosa per fare notare come ogni partita potrebbe rivelarsi diversa dall’altra già solo con le carte, se poi ci aggiungiamo che le plance dei tracciati possono essere disposte a proprio piacimento, sul lato A o lato B, si intuisce la grande variabilità di Rise. A ogni round 4 carte azione andranno piazzate nella plancetta vetrina alternate da un totale di 3 carte evento.

Un po’ leggerine queste carte

Ogni carta azione è suddivisa in due parti: la parte superiore con un’azione basica, mentre la parte inferiore con un’azione potenziata che richiede sempre un pagamento ulteriore per essere eseguita. I giocatori che avranno posto il proprio segnalino più a sinistra degli altri, risolveranno le azioni per primi. I giocatori che avranno selezionato un’azione alla destra di una o più carte evento, ne potranno usufruire i benefici. Le azioni sulla carte saranno perlopiù avanzamenti sui diversi tracciati, attivazione di Tessera Scuola o riposizionamento delle stessa sul lato Attivo.

Tracciato Scienza Rise

Rise bene chi Rise ultimo

Rise è un gioco da tavolo lineare e facile da intavolare anche con giocatori non esperti. Offre un’esperienza piacevole al tavolo grazie a un buon ritmo e una notevole variabilità. Negli ultimi round rallenta, ma resta ugualmente vivo e senza downtime. Bella l’idea di eseguire le azioni da sinistra verso destra e dare allo stesso tempo la possibilità ai giocatori affiancati di eseguire un’azione extra attraverso le Tessere Scuola, quasi a offrire un risarcimento. 

Anche in due giocatori offre una buona esperienza, modificando solo in parte le regole sul piazzamento, per sopperire alla mancanza di altri giocatori. Posizionare il proprio segnalino su qualsiasi carta azione alla sinistra dell’altro segnalino, quindi non solo sulla stessa carta, darà la possibilità all’avversario di fare un’attivazione di una sua Tessera Scuola. 

Tracciato Industria Rise

Anche meno

Rise sul finale gratifica i giocatori più abili, accompagnandoli negli ultimi round al completamento di alcuni tracciati. Forse però la durata eccessiva, nonostante i round siano relativamente snelli, portano la partita un po’ troppo per le lunghe. Dodici round sono tanti.

Tracciato Amministrazione Rise

Qualche dubbio resta anche sul tracciato Amministrazione che permette di ritirare il proprio bonus in qualsiasi momento della partita. Si comprende l’esigenza di avere un’azione del genere, per trovare il modo di riattivare le Tessere Scuola ed eventualmente risolvere la situazione in caso il gioco si dovesse inceppare, ma alla fine dei conti porta il gioco a perdere un po’ di quella eleganza che invece si percepisce nel resto del gioco. Ovviamente queste sono solo mie considerazioni dettate da pochissime partite, potrei benissimo sbagliare.

Copertina Rise

Rise è un eccellente gioco da tavolo: la limitata interazione tra i giocatori favorisce la programmazione senza appesantire il flusso di gioco, mantenendo un ritmo piacevolmente vivace.

Come sempre, ringrazio le mie finanze che mi hanno permesso di acquistare questo gioco e condividere con voi le mie impressioni.