Ho tentennato molto nell’ultimo mese. Ho fissato lo schermo del PC chiedendomi se ne valesse davvero la pena, se fosse il caso di scoperchiare questo vaso di Pandora proprio a ridosso di Play Bologna. Alla fine ho deciso che fosse giusto parlarne (anzi, necessario). “Quando c’è da caricare, io carico!” è un articolo potenzialmente pericoloso, che si discosta dalla linea editoriale di questo blog, ma che in questo preciso momento si rende, a mio avviso, necessario.
Non leggerete nomi in questo articolo. Non li farò perché non sarebbe corretto e, onestamente, non credo di averne il diritto. Non sono qui per fare il poliziotto. Anzi, vi dirò di più: odio i moralizzatori. Per dire, ho smesso di guardare programmi come “Le Iene” proprio perché non sopporto quell’atteggiamento da inquisitore. Chiunque di noi ha degli scheletri nell’armadio e, prima di puntare il dito contro gli altri, bisognerebbe sempre guardarsi a casa propria. Però, se si crede in qualcosa, bisogna anche saperci mettere la faccia nelle cose. Credo fermamente che esista un limite oltre il quale il silenzio diventa complicità verso un sistema che non funziona, e questo è il mio momento per dire la mia.
Non voglio condannare nessuno, ma scattare un’istantanea di un settore che amo e che sta scivolando in un meccanismo pericoloso. Sono consapevole che questo pezzo mi attirerà addosso parecchi malumori (non solo da parte di colleghi creator e dei loro fan, ma anche da quegli editori che, più o meno consapevolmente, hanno ceduto alla banalità di un grosso numero ben visibile, glissando su altri dati meno appariscenti ma decisamente più appetibili).
Caccia ai Follower
Tutto è nato quasi per caso. Ho investito questi dieci euro in una piattaforma chiamata Not Just Analytics per il desiderio di capire meglio quello che stavo facendo. Volevo un’analisi del mio operato, capire quali strategie fosse meglio seguire e sfruttare le tante opzioni messe a disposizione per potermi migliorare. Scherzo sempre sul fatto di essere un po’ boomer, però ci provo a fare il giovane e per aiutarmi ho deciso di seguire dei consigli tecnici.
Poi mi è caduto l’occhio su una delle tante opzioni che permette di analizzare i profili altrui. Dopo aver scoperto i miei dati, la curiosità ha preso il sopravvento. Ho iniziato a guardarmi attorno, a osservare i colleghi, i nuovi arrivati e i veterani. Per dare un senso logico a questa mole di grafici e statistiche, e per assicurarmi che la mia analisi fosse il più oggettiva possibile, mi sono fatto aiutare anche dall’intelligenza artificiale (che mi ha supportato nel leggere i pattern e nell’incrociare i dati che state per vedere).
Nell’ultimo mese ho analizzato circa 75 profili del nostro panorama e i risultati sono stati inquietanti: almeno due terzi mostrano anomalie grafiche che poco hanno a che fare con la passione per il gioco e molto con strategie di crescita artificiale.
Per capire di cosa parlo, dobbiamo prima guardare in faccia la realtà. Voglio mostrarvi cosa significa crescere “davvero”, senza scorciatoie. Questo è l’andamento del mio profilo negli ultimi 30 giorni:


Guardate bene questi numeri. Vedete quei 31 nuovi follower guadagnati con 8 post? È una crescita che per qualcuno potrebbe sembrare quasi irrilevante, ma è una crescita reale. Vedete quegli unfollow? Sono persone vere che hanno deciso di non seguirmi più (spoiler, una volta pubblicato questo articolo saranno molti di più). Questa è la fisiologia di una community sana. Quando invece ci si siede al tavolo di un editore presentando numeri gonfiati, si vende un’attenzione che non esiste e si calpesta il lavoro di chi combatte ogni giorno per guadagnarsi l’interesse di un singolo giocatore in carne e ossa.
Vi mostro un po’ di dati che ho raccolto per farvi capire cosa intendo quando parlo di “anomalie”.
Esempio 1: La crescita “verticale”
Prendiamo il caso di questo profilo, nato appena sette mesi fa (il primo post è del 9 ottobre 2025).

Come potete vedere dal grafico generale, la curva non è una curva: è un decollo. In circa tre mesi è passata da 0 a oltre 7.000 follower. In un mercato di nicchia come quello dei giochi da tavolo, una progressione del genere richiederebbe una serie di contenuti virali senza precedenti.

Se guardiamo il dettaglio degli ultimi 30 giorni, notiamo una strana “regolarità”. Nonostante il creator abbia pubblicato un solo post nell’ultima settimana (come evidenziato dalla Fig 5), il profilo continua a guadagnare follower con una costanza matematica.

C’è un paradosso evidente: un solo contenuto nuovo, ma una media follower giornaliera che continua a salire. Normalmente, senza contenuti, un profilo organico tende a stabilizzarsi. Qui invece la linea prosegue verso l’alto come se ci fosse un motore invisibile che spinge. Si parla di piccoli numeri e potrebbe essere anche un processo naturale, se estrapolato, ma nell’insieme, se rapportato con le diverse settimane prese in esame, si nota uno strano pattern.
Esempio 2: Il risveglio improvviso (e il crollo dell’engagement)
Se il primo esempio mostrava una crescita costante, questo secondo caso ci racconta una storia di “picchi” indotti.



Questo profilo è rimasto fermo a circa 390 follower per un anno e mezzo. All’improvviso, tra febbraio e maggio 2025, la curva schizza verso l’alto senza sosta, superando i 10.000 follower in pochi mesi.

Dalla Fig 9 vediamo picchi assurdi: +418 follower in un singolo giorno. Potreste pensare che sia merito di un Reel virale (e in effetti, la Fig 10 mostra un video con oltre 580.000 visualizzazioni). Ma ecco che i conti smettono di tornare.


Guardate la Fig 11. Nonostante i 10.453 follower, questo profilo ha una media di soli 63 like e 11 commenti a post. Il risultato è un Engagement Rate dello 0,71%, definito dalla piattaforma stessa come “più basso rispetto alla media”.

Il paradosso finale lo troviamo nella Fig 12. Nonostante il creator abbia pubblicato 4 post nell’ultima settimana, la crescita è negativa (-3 follower). Il “motore” si è spento e la realtà torna a galla: i follower non reali spariscono e i nuovi contenuti non generano interesse.
Il paradosso dei grandi numeri: come nascono 500.000 visualizzazioni?
Com’è possibile che un profilo con un engagement così basso riesca a piazzare un Reel da oltre mezzo milione di views? Anche le visualizzazioni possono far parte di un “mercato drogato” attraverso tre vie principali:
- L’acquisto di visualizzazioni (Power Views): Si possono comprare pacchetti di views generate da bot. Il segnale d’allarme è la sproporzione: se mezzo milione di persone guarda un video, è impossibile che solo lo 0,002% decida di commentare.
- L’effetto “Clickbait” o audio virale: Finire nei “Per te” di migliaia di persone fuori target genera numeri, ma zero interesse reale per il gioco.
- I Gruppi di Engagement (Pod): Chat di creator che si scambiano interazioni artificiali per ingannare l’algoritmo.
Il dato che non mente mai resta l’Engagement Rate. Se quel Reel avesse portato davvero persone interessate, i post successivi non sarebbero desertici. È come avere un enorme cartellone pubblicitario nel deserto: passano migliaia di auto, ma nessuno si ferma perché nessuno è davvero in viaggio per venire da te.
Esempio 3: L’impennata controllata (e lo stallo successivo)
C’è poi una terza variante: l’iniezione massiccia di follower concentrata in un brevissimo lasso di tempo, seguita da una piattezza totale.

Nella Fig 13 vediamo un profilo che per mesi è rimasto intorno ai 1.000 follower. All’improvviso, scatta uno “scalino” verticale che lo proietta oltre quota 3.200 in poche settimane.

La Fig 14 rivela il momento preciso dell’operazione: un singolo picco isolato di oltre 300 follower guadagnati in un giorno solo, seguito da un encefalogramma piatto. È il segnale di un pacchetto acquistato: una fiammata artificiale che non lascia dietro di sé alcuna community reale.

La conferma definitiva arriva dalla Fig 15 Nonostante il profilo vanti 4.220 follower, la media dei commenti è di appena 4 per post. L’Engagement Rate è dell’1,41%, considerato molto basso rispetto alla media. In pratica, solo lo 0,09% dei follower interagisce scrivendo qualcosa. Un numero che parla da solo: la facciata è stata rifatta, ma dentro la casa non c’è nessuno.
Se stai giocando a briscola e devi caricare, devi caricare!
Quello che traspare da questi dati, a mio avviso, è che taroccare i propri numeri sia diventata una pratica comune, un segreto di Pulcinella che riguarda un po’ tutti. Non tutti, eh, ma tanti tanti tanti. Molti utilizzano queste scorciatoie non per cattiveria, ma per la paura che, senza di esse, anche il lavoro più brillante resti invisibile nel rumore generale. Inutile nascondersi dietro un dito, viviamo in un sistema che spesso non lascia spazio a chi non urla o non trucca le carte.
Ora però mi salgono un po’ di dubbi: va bene tutto, ma se io con 10 euro ho avuto accesso a così tanti dati, volete farmi credere che chi collabora coi creator non sappia di questa pratica? Uno, due o forse tre… ma proprio tutti inconsapevoli? Forse, diciamo che per convenienza, per amicizia, per pigrizia o chissà cos’altro, c’è una tendenza a nascondere la polvere sotto il tappeto. Un tappeto talmente deforme che è ormai impossibile non inciamparci!
Tuttavia, non sono qui per fare il moralizzatore, è solo che credo sia il momento in cui bisogna saperci mettere la faccia e decidere che tipo di percorso si vuole costruire.
Se poi la regola del gioco è diventata quella di apparire per esistere, a tutti i costi, io scelgo semplicemente di cambiare gioco. Non mi interessa se la strada sarà più lunga o se ci vorrà il triplo del tempo: preferisco che i miei numeri siano piccoli, ma reali. Perché alla fine, quando si spegne lo schermo, l’unica cosa che resta davvero è il valore del legame che abbiamo costruito con chi ci segue. Senza trucchi e senza filtri.
Come la risolviamo sta cosa? Non ne ho idea, ma forse già parlarne è un passo avanti.
Aggiornamento
Martedì 12 maggio 2026, pochi giorni dopo la pubblicazione di questo articolo.
Come ampiamente previsto, la pubblicazione di questo articolo ha sollevato un polverone. Molti di voi hanno risposto con messaggi privati fornendo la propria chiave di lettura, mentre altri hanno espresso il loro disappunto direttamente nei commenti al Reel. Ho letto critiche costruttive e altre decisamente meno, più dettate dal risentimento che dalla voglia di dialogare.
Capisco queste reazioni, dato che molti non mi conoscono e hanno interpretato l’articolo come un attacco dettato dall’invidia per chi vanta grandi numeri. In realtà chi mi segue sa che Instagram non è il mio terreno abituale, ma solo un mezzo che sto esplorando recentemente per dare voce al blog.
Ero consapevole del contraccolpo, ma ci sono alcuni punti su cui è doveroso fare chiarezza.
L’uso dell’Intelligenza Artificiale
Una critica che mi ha colpito riguarda il presunto uso improprio dell’IA. Sappiamo bene che questi strumenti tendono a dare ragione all’utente se non interrogati correttamente, quindi vanno usati con intelligenza e la giusta attenzione. Tuttavia, come ho già accennato nelle storie, per quanto usata con attenzione l’IA non è infallibile.
Proprio questa consapevolezza, ovvero il fatto di non essere un analista professionista e di non poter avere certezze assolute, è una delle ragioni per cui non ho fatto nomi. Non volevo e non voglio puntare il dito sui singoli, ma evidenziare un sistema che appare radicato sia tra i nuovi creator che tra i veterani del panorama ludico.
Il fattore viralità
Tra le varie osservazioni ricevute, la più rilevante riguarda la possibilità che uno o due video diventino virali, portando a una crescita improvvisa e massiccia di follower reali. È una dinamica corretta che va assolutamente tenuta in considerazione. Non muovendomi abitualmente secondo le logiche strette di Instagram, accolgo questa spiegazione al pari delle altre ed era giusto integrarla affinché il quadro fosse il più completo possibile.
Il mio obiettivo resta quello di spostare il focus dai singoli individui a una riflessione più ampia sulla trasparenza del settore.
Grazie a chi ha scelto il dialogo costruttivo per arricchire questa analisi.
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A chi legge porta via poco tempo, a chi scrive serve per capire se si sta andando nella giusta direzione.
L’importante è essere costruttivi anche nelle critiche.
