Mettiamoci all’OPERA… MAGNA!

Mettiamoci all’OPERA… MAGNA!

Una delle novità provate alla scorsa Play di Bologna è stata sicuramente Opera Magna, il nuovo titolo gestionale di Ludus Magnus Studio. Sì, proprio quelli di Black Rose Wars e Nova Aetas! Strano vero? Eppure bisognerà abituarsi, perché fa tutto parte di una nuova strategia che vuol portare la casa editrice romana ad accogliere un nuovo target di pubblico. E a noi giocatori dall’animo German, che abbiamo a cuore anche l’estetica dei giochi, la cosa non può che far piacere!

Per i più pigri, qui trovate le mie considerazioni

Per trasparenza lo scrivo subito: ringrazio Ludus Magnus Studio per avermi fornito la copia del gioco, così da potervene parlare.

Opera Magna è un progetto crowdfunding in arrivo su Gamefound, trovate la pagina preview a questo link.

La scatola del gioco e la mia gatta Leila

Ideato da Stefano Castelli e Tommaso Battista, Opera Magna è un peso medio per 2-4 giocatori che promette partite da circa un’ora (non la prima, eh). Una durata contenuta per un titolo che mette sul tavolo diverse idee interessanti, una su tutte la gestione di un mercato in continuo movimento.

Che gioco è Opera Magna?

Ludus Magnus si cimenta nella realizzazione di un eurogame, forte dell’esperienza di Castelli ma anche del collaudato sodalizio con Battista che, dopo DEI: Divide et Impera, torna a sfornare un altro bel titolo gestionale, questa volta abbassando il livello di difficoltà.

La lore tipica dei titoli della casa editrice viene messa un attimo da parte, ma non per questo si è rinunciato a dare una tematizzazione al gioco, offrendo spunti interessanti e coerenti, presenti sia nel regolamento che nelle dinamiche di gioco.

Tracciati plancia giocatore

Stiamo parlando di un gioco di gestione risorse su tracciati, con elementi di piazzamento lavoratori e un mercato dinamico, che ti mette continuamente davanti a delle scelte su cosa raccogliere, ma anche su cosa lasciare ai propri avversari.

E poi c’è la bellezza

Santa Maria del Fiore è un esempio di bellezza riconosciuta in tutto il mondo. La sua facciata ottocentesca, i suoi marmi, le vetrate e le ceramiche sono armoniosamente unite da secoli di lavorazioni, guidate da architetti visionari, ma soprattutto dalla maestria di piccoli bottegai.

Il Pabis a Firenze davanti alla cattedrale di Santa Maria del Fiore
Bellina la cattedrale eh?

In Opera Magna noi saremo proprio quei piccoli, grandi maestri, che dovranno sviluppare le risorse grezze acquistate dai nostri mercanti in giro per il mediterraneo, trasformandole in materiali pregiati.

Il nostro compito sarà gestire una bottega specializzata nella lavorazione dei materiali destinati alla costruzione della Cattedrale. Legno, marmo, piombo e sabbia arriveranno nelle nostre riserve come materie prime, per poi essere trasformati in assi, colonne, campane e vetrate da inviare ai cantieri. Un processo produttivo che non fa solo da ambientazione, ma rappresenta il vero cuore del gioco.

Situazione di gioco

Il fulcro del gioco

La meccanica che convince di più è proprio quella che lega le merci grezze ai certificati. Aumentando il numero di merce grezze si vanno a migliorare le competenze per la realizzazione di merci pregiate. Accumulare risorse quindi non significa semplicemente prepararsi ai turni successivi, significa migliorare la qualità della propria produzione, facendo avanzare i certificati delle diverse lavorazioni. Più una filiera cresce, più sarà possibile contribuire ai cantieri più prestigiosi della cattedrale.

Edifici sotto la cattedrale in Opera Magna

È una progressione semplice da comprendere ma molto elegante, perché riesce a raccontare la crescita della propria bottega senza ricorrere ai classici alberi tecnologici o a lunghe liste di abilità.

Anche la costruzione degli edifici segue questa filosofia. Ogni edificio completa un piccolo pezzo del motore della nostra bottega, mettendoci davanti a scelte strategiche che definiranno il nostro percorso. Ogni edificio completato verrà sfruttato per ottenere sconti, conversioni, abilità, nuovi carretti per spedire materiali o effetti permanenti.

Componentistica

La scelta di dove inserirlo non sarà mai banale, perché determinerà quali vantaggi diventeranno disponibili per il resto della partita. È un sistema che lascia il completo controllo al giocatore senza complicare inutilmente il flusso del gioco.

Dettagli delle plance di Opera Magna

Interazione, cattedrale e mercanti

L’aspetto che però mi ha sorpreso maggiormente è l’interazione. A uno sguardo superficiale si potrebbe pensare a un gestionale piuttosto solitario. In realtà non è proprio così.

Ogni volta che un mercante raggiunge una città, il mercato cambia. Le carte vengono sostituite e saranno proprio i giocatori a decidere quali opportunità lasciare sul tavolo. Con un po’ di pianificazione si può arrivare addirittura a plasmare una città sulle esigenze della propria bottega, rendendola estremamente conveniente per sé e decisamente meno invitante per gli avversari.

Giocando a Opera Magna

L’asimmetria iniziale offerta dalle plance di gioco da sola non basta, ma con una costruzione mirata del proprio motore sarà possibile orientare il mercato a proprio vantaggio. Ed è proprio da qui che nasce l’interazione tra i giocatori. È una forma di interazione indiretta che mi è piaciuta moltissimo, perché scaturisce naturalmente dalle loro decisioni e non da effetti punitivi inseriti a forza nel regolamento.

Anche la costruzione della cattedrale diventa una corsa condivisa. Tutti lavorano sulla stessa Opera Magna, cercando di arrivare prima degli altri sui vari cantieri per ottenerne bonus e abilità.

Interno scatola

Ci sono dodici cantieri, quattro per ciascuno dei tre livelli, disposti casualmente sulla cattedrale. Per completare un cantiere è necessario aver prima ultimato quello sottostante, che spesso appartiene a una categoria diversa. Se già non bastasse il sistema di punteggio finale, questa struttura obbliga i giocatori a diversificare i propri avanzamenti e a specializzarsi su più fronti.

Quello che ne scaturisce è una sfida intensa a piazzare per primi il proprio token, che non preclude le opportunità a chi arriva dopo, ma che premia inequivocabilmente chi pianifica meglio.

Mercanti sulle città

Anche il saper muovere i propri mercanti tra le tre città, sfruttando i poteri, ovvero i bonus disponibili solo nella parte superiore di ciascuna città, offre spunti appaganti per i giocatori più capaci nell’ottimizzazione dei turni. Le tre città sono infatti divise in una zona superiore e una inferiore, e ogni giocatore può occupare ciascuna di esse con un solo mercante.

Un flusso continuo

La cosa che più mi ha colpito è che tutto questo viene costruito con un regolamento ordinato e lineare. Ogni turno segue sempre la stessa sequenza di azioni e, dopo pochi round, il flusso diventa naturale. La profondità non deriva dalla quantità di regole, ma da quello che i giocatori riescono a fare con esse.

È uno di quei giochi che si spiegano in relativamente poco tempo e che, partita dopo partita, continuano a mostrare nuove possibilità.

Mercanti

Dopo qualche partita ho la sensazione che Opera Magna abbia trovato un equilibrio molto interessante. Ha l’accessibilità di un gestionale medio, ma lascia intravedere una profondità che emerge soltanto dopo qualche partita.

Materiali e artwork

Per una casa editrice che fa delle miniature il proprio punto di forza, non restava che puntare sul resto della componentistica e, a mio avviso, il risultato ottenuto è ottimo.

Dettagli dual layer della plancia

Le plance dual layer permettono un agevole scorrimento delle carte sotto gli slot e, oltre a essere pratiche, sono anche molto belle, merito dell’illustratrice Lara Ongis, che non conoscevo. Buono, in generale, tutto il comparto grafico. Il resto della componentistica, al netto del fatto che la copia in mio possesso è una pre-produzione, è di buon livello.

Retro plancia città

In conclusione

Opera Magna è una sorpresa. Il flusso del gioco è veloce, così veloce e vario che ci si trova spesso in difficoltà nel pianificare tutto. Eppure il gioco chiede proprio un continuo adattarsi all’evoluzione della partita senza perdere di vista una strategia a lungo termine. Il regolamento è chiaro e preciso, e le note a contorno sono una piacevole lettura.

Sapendo che uno dei due autori è Tommaso Battista, c’è da dire che alcuni giocatori potrebbero sentirsi disorientati, aspettandosi un titolo più impegnativo. In realtà Opera Magna è un gioco semplice, chiaro e veloce da assimilare, ma che può affascinare anche i giocatori più esigenti.

La scalabilità è buona. In fase di setup vengono rimosse alcune carte e, per la conformazione stessa del gioco, non si risente particolarmente di un numero inferiore di giocatori. Tutt’al più le partite durano ancora meno.

Carte mercato opera magna

La progressione delle carte è un’arma a doppio taglio perché, se da una parte offrono sempre un maggior numero di risorse, inevitabilmente ne aumentano anche i costi. Questo lascia intuire fin da subito l’importanza di sbloccare nella propria bottega gli sconti sulle merci, senza però dimenticare la necessità di progredire anche nella costruzione della cattedrale e ottenere nuove abilità.

Quindi vale la pena?

Opera Magna è un gioco di equilibri e noi, come i maestri artigiani che interpretiamo, dovremo trovare il giusto compromesso tra sviluppo della bottega, crescita dei certificati, costruzione della Cattedrale e gestione del mercato. È un titolo che riesce a essere accessibile senza risultare banale e che, partita dopo partita, lascia emergere una profondità inaspettata.

La scatola

Ho fatto provare Opera Magna a tante persone diverse e i feedback ricevuti sono stati ampiamente positivi. Qualcuno ha segnalato un leggero downtime limitato all’ultimo round. Lo riporto per completezza, anche se a mio avviso restiamo su tempi più che accettabili. La nota più positiva è che tutte le persone con cui l’ho giocato mi hanno chiesto una seconda partita e, soprattutto, anch’io non vedo l’ora di poterli accontentare!

Per me è stata una delle sorprese più piacevoli provate a Play quest’anno.

Per seguire il progetto su Gamefound, andate a questo link.

Copertina Colpevole o Innocente modificata con IA aggiungendo un mio avatar

Colpevole o Innocente? – La Recensione

Sto camminando su un campo minato. Ogni cosa che scriverò in questo articolo potrebbe svelare troppo di questo incredibile volume. Però è più forte di me, adoro il rischio, quindi ci provo. Colpevole o Innocente? (da qui in poi togliamo il punto di domanda…) è uno di quei prodotti che meritano di essere raccontati senza rovinarne la scoperta. Farò del mio meglio.

Colpevole o Innocente è un libro gioco investigativo, o se preferiamo un libro game, dove troveremo cinque storie collegate tra loro, da risolvere come fossero un unico grande caso.

Foto copertina di Colpevole o innocente?

Edito da Dracomaca, Colpevole o Innocente è un volume ideato e scritto da Lorenzo Trenti e Maurizio De Angelis, che ne ha curato anche le illustrazioni, pubblicato a marzo 2026, giusto in tempo per essere portato a Play.

Ho approfittato della mia settimana di vacanza a giugno per immergermi nell’indagine e da subito ho capito una cosa: Colpevole o Innocente non è una lettura scanzonata da prendere sotto gamba, ma un prodotto solido che va affrontato con la massima concentrazione. Lo si capisce fin dal primo caso che, nonostante sia a mio avviso il più semplice, quasi introduttivo, probabilmente sarà quello che vi darà meno riscontri. È normale. Non avete ancora idea di cosa abbiate tra le mani e dovrete prima familiarizzare con l’estetica e la costruzione dell’ambiente di gioco.

Prima di lasciarvi continuare nella lettura, per trasparenza, volevo ringraziare Dracomaca per avermi fornito una copia di Colpevole o Innocente per potervene parlare.

Colpevole o innocente?

Come si svolge un’indagine

Lo scopo di ogni caso sarà quello di rispondere alle domande che ci permetteranno di scagionarci.

Ogni capitolo si aprirà con un prologo e una descrizione del protagonista, l’indiziato numero uno, che dovremo guidare alla ricerca degli elementi utili a dimostrare la propria innocenza. Una scelta di design interessante, perché permette di entrare subito nel vivo dell’avventura e di immedesimarsi nel personaggio. Ogni caso presenterà poi il contesto, il delitto e gli elementi che dovremo analizzare. Ci saranno immagini degli indizi sulla scena del crimine, accompagnate da una descrizione di ogni prova incriminante. Poi sarà la volta dei testimoni e potenziali indagati, che forniranno informazioni a volte contrastanti.

Qui conviene davvero aguzzare lo sguardo, perché spesso in giochi del genere sono i dettagli a fare la differenza, e questo non fa certo eccezione.

Domande da rispondere in ogni caso di Colpevole o innocente?

La fase investigativa si chiuderà con le domande a cui rispondere, grazie a cui si determinerà uno dei due possibili verdetti: innocente o colpevole. Per finire la ricostruzione del delitto, il racconto dei fatti così come si sono realmente svolti scioglierà ogni dubbio e spesso vi farà dire: “Ah cavolo, come ho fatto a non arrivarci?

L’estetica

L’artwork non brilla particolarmente, la scelta stilistica dei disegni può risultare fin troppo basica, quasi da Settimana Enigmistica, ma il motivo lo si capisce soltanto leggendo, anzi, giocando. Nei disegni si nascondono indizi fondamentali e un tratto più dettagliato avrebbe probabilmente generato troppa confusione all’interno dell’esperienza di gioco. È uno di quei casi in cui una scelta estetica apparentemente semplice diventa parte integrante del game design.

Continuo a pensare che la copertina sarebbe potuta essere più accattivante, ma devo ammettere che nell’insieme ho compreso e apprezzato il lavoro fatto in ogni pagina.

Non un segugio, ma un gatto per risolvere i casi di Colpevole o innocente?
Non basta un segugio, serve Leila per risolvere questi casi!

La scelta degli autori

Ammetto di conoscere un po’ meglio l’operato di Maurizio De Angelis, avendo giocato anni fa a Chicken Crimes: Il mistero del Dom Gallignon, titolo davvero spassoso che mi aveva divertito non poco e che consiglio di recuperare, mentre conosco Lorenzo Trenti più che altro di nome. Devo dire, però, che questo intreccio ha dato un ottimo risultato. Saltare da un autore all’altro, di caso in caso, avrebbe potuto risultare straniante, ma fortunatamente, avendo a che fare con due professionisti del settore, ne è scaturito un lavoro ben armonizzato, dove l’alchimia ha prevalso.

Una scelta non banale, presa fin da subito, è quella di invitare il lettore ad avvalersi di internet. Qui non si tratta di un semplice consiglio, ma di uno strumento che diventa parte dell’indagine. Vi troverete a fare ricerche in rete per ottenere informazioni utili alla risoluzione dei casi. Non mi dilungo oltre, è una scelta già vista in altri investigativi, che può piacere oppure no, ma che personalmente apprezzo perché aggiunge un ulteriore livello di elaborazione degli indizi.

Immagine di una pagina dei testimoni di Colpevole o innocente?

C’è un ordine per ogni cosa

Fin da subito viene fortemente suggerito di seguire l’ordine dei casi, perché, seppur autoconclusivi, fanno tutti parte di una macro avventura che si risolve nell’ultimo atto.

Se l’idea di far vivere al lettore la parte del principale indiziato serve già a offrire un sistema di gioco moderno e fuori dagli schemi, è soltanto nel quinto atto che la trama raggiunge il suo punto più alto. Qui ti lasci trascinare e forse, per la prima volta, ti immedesimi davvero nel protagonista. Senti i suoi pensieri e vivi attimi di angoscia alternati a pura curiosità.

Il merito è di uno stratagemma ben preciso. A differenza dei precedenti, il quinto capitolo introduce meno informazioni iniziali e si apre gradualmente, costruendo il prologo come un vero libro game a bivi. Ogni percorso sarà guidato in parte dai risultati ottenuti nei capitoli precedenti e in parte dalle scelte del momento, offrendo dettagli utili per arrivare alla soluzione del caso. È vero che molte intuizioni porteranno, bene o male, allo stesso epilogo, ma la sensazione di vivere l’avventura in prima persona aggiunge una dinamicità che fino a quel momento era rimasta più in secondo piano.

Immnagine di una scena del delitto tratta da Colpevole o innocente?

Poi il caso torna sui binari già percorsi nei quattro precedenti, portando però con sé una quantità di informazioni e suggestioni tali da trattenerti fra le pagine, senza darti il tempo, né il desiderio, di staccarti dalla lettura. È un finale che permette anche a chi ha commesso diversi errori lungo il percorso di riscattarsi e chiudere l’avventura in maniera soddisfacente.

Nella mia partita ho mietuto più colpevoli che innocenti, riuscendo a scagionare uno solo dei quattro protagonisti iniziali, ma ottenendo comunque un ottimo risultato nel finale.

Che c’è? Essere appassionati non vuol dire necessariamente essere bravi…

Pagine aperte a caso di Colpevole o innocente?

Conclusioni

Parlare di libri investigativi come questo non è mai semplice. Bisogna restare un po’ fumosi per destare curiosità, coinvolgere il lettore con gli indizi senza rivelare troppo, per non togliere il gusto della scoperta. In effetti, scrivere un pezzo di questo tipo è un po’ come scrivere un nuovo caso di Colpevole o Innocente!

A parte gli scherzi, quello che più colpisce di questo volume è la solidità della trama, capace di coinvolgere fin da subito e senza mai scadere nel banale.

Leggendo in terrazza
Gli invidiosi diranno che mi sono messo in posa mentre mio figlio scattava la foto…

I casi si susseguono con un buon livello di difficoltà che, almeno a mio giudizio, si assesta su una fascia media.

Colpevole o Innocente è un libro gioco che mi ha soddisfatto. Richiede un po’ più di attenzione rispetto ad altri prodotti simili, ma in cambio offre momenti degni dei migliori libri gialli. Ambientato ai giorni nostri, grazie ad alcuni escamotage come codici di telefono, tablet e PC da trovare e combinare per ottenere nuovi indizi, sembra quasi di trovarsi davanti a un’avventura punta e clicca degli anni novanta, di quelle con visuale in prima persona.

In più, l’utilizzo di internet trovo sia una scelta coerente e che personalmente apprezzo. Mi piace scoprire accenni storici e date su siti come Wikipedia, che diventano parte integrante dell’indagine. Ritrovarli sulle pagine stampate e sfruttarli per arrivare alle conclusioni aggiunge un ulteriore livello di immersione. Uno potrebbe dire: “Quindi senza connessione non posso giocarlo?“. In realtà sì, puoi farlo tranquillamente. Al massimo ti perderai qualche dettaglio lungo il percorso, ma personalmente non riesco a viverla come una limitazione, anzi, trovo che renda l’indagine ancora più coinvolgente.

Colpevole o Innocente? Il verdetto

Se dovessi emettere un verdetto, non avrei molti dubbi: colpevole. Colpevole di avermi fatto sentire un investigatore brillante e, un attimo dopo, un vero fesso! Che poi è proprio questa altalena di sensazioni che mi ha conquistato e ha reso la mia esperienza così divertente.

All’inizio dicevo che scrivere questa recensione era come camminare in un campo minato. Ora che sono arrivato alla fine posso dirlo con certezza: il pericolo non era raccontare troppo, ma raccontare troppo poco. Perché per capire Colpevole o Innocente bisogna mettersi in gioco. Non basta leggere. Va giocato.