Sto camminando su un campo minato. Ogni cosa che scriverò in questo articolo potrebbe svelare troppo di questo incredibile volume. Però è più forte di me, adoro il rischio, quindi ci provo. Colpevole o Innocente? (da qui in poi togliamo il punto di domanda…) è uno di quei prodotti che meritano di essere raccontati senza rovinarne la scoperta. Farò del mio meglio.
Colpevole o Innocente è un libro gioco investigativo, o se preferiamo un libro game, dove troveremo cinque storie collegate tra loro, da risolvere come fossero un unico grande caso.

Edito da Dracomaca, Colpevole o Innocente è un volume ideato e scritto da Lorenzo Trenti e Maurizio De Angelis, che ne ha curato anche le illustrazioni, pubblicato a marzo 2026, giusto in tempo per essere portato a Play.
Ho approfittato della mia settimana di vacanza a giugno per immergermi nell’indagine e da subito ho capito una cosa: Colpevole o Innocente non è una lettura scanzonata da prendere sotto gamba, ma un prodotto solido che va affrontato con la massima concentrazione. Lo si capisce fin dal primo caso che, nonostante sia a mio avviso il più semplice, quasi introduttivo, probabilmente sarà quello che vi darà meno riscontri. È normale. Non avete ancora idea di cosa abbiate tra le mani e dovrete prima familiarizzare con l’estetica e la costruzione dell’ambiente di gioco.
Prima di lasciarvi continuare nella lettura, per trasparenza, volevo ringraziare Dracomaca per avermi fornito una copia di Colpevole o Innocente per potervene parlare.

Come si svolge un’indagine
Lo scopo di ogni caso sarà quello di rispondere alle domande che ci permetteranno di scagionarci.
Ogni capitolo si aprirà con un prologo e una descrizione del protagonista, l’indiziato numero uno, che dovremo guidare alla ricerca degli elementi utili a dimostrare la propria innocenza. Una scelta di design interessante, perché permette di entrare subito nel vivo dell’avventura e di immedesimarsi nel personaggio. Ogni caso presenterà poi il contesto, il delitto e gli elementi che dovremo analizzare. Ci saranno immagini degli indizi sulla scena del crimine, accompagnate da una descrizione di ogni prova incriminante. Poi sarà la volta dei testimoni e potenziali indagati, che forniranno informazioni a volte contrastanti.
Qui conviene davvero aguzzare lo sguardo, perché spesso in giochi del genere sono i dettagli a fare la differenza, e questo non fa certo eccezione.

La fase investigativa si chiuderà con le domande a cui rispondere, grazie a cui si determinerà uno dei due possibili verdetti: innocente o colpevole. Per finire la ricostruzione del delitto, il racconto dei fatti così come si sono realmente svolti scioglierà ogni dubbio e spesso vi farà dire: “Ah cavolo, come ho fatto a non arrivarci?“
L’estetica
L’artwork non brilla particolarmente, la scelta stilistica dei disegni può risultare fin troppo basica, quasi da Settimana Enigmistica, ma il motivo lo si capisce soltanto leggendo, anzi, giocando. Nei disegni si nascondono indizi fondamentali e un tratto più dettagliato avrebbe probabilmente generato troppa confusione all’interno dell’esperienza di gioco. È uno di quei casi in cui una scelta estetica apparentemente semplice diventa parte integrante del game design.
Continuo a pensare che la copertina sarebbe potuta essere più accattivante, ma devo ammettere che nell’insieme ho compreso e apprezzato il lavoro fatto in ogni pagina.

La scelta degli autori
Ammetto di conoscere un po’ meglio l’operato di Maurizio De Angelis, avendo giocato anni fa a Chicken Crimes: Il mistero del Dom Gallignon, titolo davvero spassoso che mi aveva divertito non poco e che consiglio di recuperare, mentre conosco Lorenzo Trenti più che altro di nome. Devo dire, però, che questo intreccio ha dato un ottimo risultato. Saltare da un autore all’altro, di caso in caso, avrebbe potuto risultare straniante, ma fortunatamente, avendo a che fare con due professionisti del settore, ne è scaturito un lavoro ben armonizzato, dove l’alchimia ha prevalso.
Una scelta non banale, presa fin da subito, è quella di invitare il lettore ad avvalersi di internet. Qui non si tratta di un semplice consiglio, ma di uno strumento che diventa parte dell’indagine. Vi troverete a fare ricerche in rete per ottenere informazioni utili alla risoluzione dei casi. Non mi dilungo oltre, è una scelta già vista in altri investigativi, che può piacere oppure no, ma che personalmente apprezzo perché aggiunge un ulteriore livello di elaborazione degli indizi.

C’è un ordine per ogni cosa
Fin da subito viene fortemente suggerito di seguire l’ordine dei casi, perché, seppur autoconclusivi, fanno tutti parte di una macro avventura che si risolve nell’ultimo atto.
Se l’idea di far vivere al lettore la parte del principale indiziato serve già a offrire un sistema di gioco moderno e fuori dagli schemi, è soltanto nel quinto atto che la trama raggiunge il suo punto più alto. Qui ti lasci trascinare e forse, per la prima volta, ti immedesimi davvero nel protagonista. Senti i suoi pensieri e vivi attimi di angoscia alternati a pura curiosità.
Il merito è di uno stratagemma ben preciso. A differenza dei precedenti, il quinto capitolo introduce meno informazioni iniziali e si apre gradualmente, costruendo il prologo come un vero libro game a bivi. Ogni percorso sarà guidato in parte dai risultati ottenuti nei capitoli precedenti e in parte dalle scelte del momento, offrendo dettagli utili per arrivare alla soluzione del caso. È vero che molte intuizioni porteranno, bene o male, allo stesso epilogo, ma la sensazione di vivere l’avventura in prima persona aggiunge una dinamicità che fino a quel momento era rimasta più in secondo piano.

Poi il caso torna sui binari già percorsi nei quattro precedenti, portando però con sé una quantità di informazioni e suggestioni tali da trattenerti fra le pagine, senza darti il tempo, né il desiderio, di staccarti dalla lettura. È un finale che permette anche a chi ha commesso diversi errori lungo il percorso di riscattarsi e chiudere l’avventura in maniera soddisfacente.
Nella mia partita ho mietuto più colpevoli che innocenti, riuscendo a scagionare uno solo dei quattro protagonisti iniziali, ma ottenendo comunque un ottimo risultato nel finale.
Che c’è? Essere appassionati non vuol dire necessariamente essere bravi…

Conclusioni
Parlare di libri investigativi come questo non è mai semplice. Bisogna restare un po’ fumosi per destare curiosità, coinvolgere il lettore con gli indizi senza rivelare troppo, per non togliere il gusto della scoperta. In effetti, scrivere un pezzo di questo tipo è un po’ come scrivere un nuovo caso di Colpevole o Innocente!
A parte gli scherzi, quello che più colpisce di questo volume è la solidità della trama, capace di coinvolgere fin da subito e senza mai scadere nel banale.

I casi si susseguono con un buon livello di difficoltà che, almeno a mio giudizio, si assesta su una fascia media.
Colpevole o Innocente è un libro gioco che mi ha soddisfatto. Richiede un po’ più di attenzione rispetto ad altri prodotti simili, ma in cambio offre momenti degni dei migliori libri gialli. Ambientato ai giorni nostri, grazie ad alcuni escamotage come codici di telefono, tablet e PC da trovare e combinare per ottenere nuovi indizi, sembra quasi di trovarsi davanti a un’avventura punta e clicca degli anni novanta, di quelle con visuale in prima persona.
In più, l’utilizzo di internet trovo sia una scelta coerente e che personalmente apprezzo. Mi piace scoprire accenni storici e date su siti come Wikipedia, che diventano parte integrante dell’indagine. Ritrovarli sulle pagine stampate e sfruttarli per arrivare alle conclusioni aggiunge un ulteriore livello di immersione. Uno potrebbe dire: “Quindi senza connessione non posso giocarlo?“. In realtà sì, puoi farlo tranquillamente. Al massimo ti perderai qualche dettaglio lungo il percorso, ma personalmente non riesco a viverla come una limitazione, anzi, trovo che renda l’indagine ancora più coinvolgente.

Colpevole o Innocente? Il verdetto
Se dovessi emettere un verdetto, non avrei molti dubbi: colpevole. Colpevole di avermi fatto sentire un investigatore brillante e, un attimo dopo, un vero fesso! Che poi è proprio questa altalena di sensazioni che mi ha conquistato e ha reso la mia esperienza così divertente.
All’inizio dicevo che scrivere questa recensione era come camminare in un campo minato. Ora che sono arrivato alla fine posso dirlo con certezza: il pericolo non era raccontare troppo, ma raccontare troppo poco. Perché per capire Colpevole o Innocente bisogna mettersi in gioco. Non basta leggere. Va giocato.
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