Immagine di copertina di Tristerra

Tristerra – two gioc is megli che one

Ci ho messo mesi a scrivere questo articolo su Tristerra: La grande baldoria. In realtà sotto il punto di vista meccanico del digitare i tasti sulla tastiera, ci ho messo molto poco, ma il vero problema è stato iniziare. Ho impiegato molto tempo per convincermi a mettermi al pc, non perché non sapessi cosa dire, ma perché avevo un piccolo problema che… no dai, aspettate, ve lo dico fra poco.

Scatola in primo piano di Tristerra

Tristerra: La Grande Baldoria (da qui in poi abbreviato in Tristerra) è un gioco edito da Dracomaca e ha davvero una particolarità, forse unica nel suo genere. Nella stessa scatola troviamo infatti un gioco da tavolo e un gioco di ruolo ambientati nello stesso mondo. Un mondo scanzonato, in un setting fantasy che pare nato dall’unione fra i romanzi del Mondo Disco di Terry Pratchett e il film de L’armata Brancaleone di Monicelli. Un mix irresistibile che riga dopo riga ti rapisce, fin dall’introduzione.

La verità, tutta la verità, nient’altro che la verità vostro onore

Avevo il forte desiderio di esplorare questo gioco in ogni sua sfaccettatura per scrivere questo articolo, ma i giorni sono diventati settimane, le settimane mesi e purtroppo non sono mai riuscito a provare il gioco di ruolo. Siccome di sto passo avrei portato a termine la mia missione nel 2028, ho preso una decisione sofferta:

In questo articolo tratterò Tristerra solo sotto il punto di vista del gioco da tavolo.

Copertina manuale gioco da tavolo di Tristerra

Per la parte GDR, invece, faccio una promessa. Appena riuscirò finalmente a mettermi al tavolo e giocarlo, tornerò a parlarvi di Tristerra con una seconda parte dedicata proprio a quella componente.

Benvenuti a Tristerra

Prima di parlare del gioco, però, bisogna fare un salto dentro il mondo di Tristerra. Qui non ci troviamo davanti alla classica ambientazione fantasy fatta di cavalieri, draghi e principesse. Qui abbiamo capre che parlano… Anzi un capro!

Il Capro

Come dicevo, Tristerra è un mondo decisamente sopra le righe, popolato da personaggi bizzarri, situazioni assurde e nomi che sembrano usciti direttamente da una serata in cui qualcuno ci ha dato dentro troppo con il lambrusco.

Il tutto ruota intorno al Ducato di Tristerra e al suo Duca, Gianfoca il Nientesimo. Il buon Duca è ormai prossimo al trapasso e, come da tradizione, bisogna stabilire chi sarà degno di succedergli.

E qui entriamo in gioco noi.

Ma che gioco è?

Tristerra è un gioco da tavolo per 3-7 giocatori nel quale dovremo affrontare una serie di sfide per cercare di conquistare il diritto a diventare il nuovo Duca. Nato da quel vulcano di idee che risponde al nome di Dario Massa, che definire autore poliedrico sarebbe riduttivo, Tristerra avvolge i giocatori sotto un alone di folle imprevedibilità, dove non sai mai cosa ti aspetta dietro ogni scelta.

Carta del Vampirla Tristerra

Tanto del merito va dato anche alle belle illustrazioni, ad opera di Mauro Perini e Alice Pisoni, che hanno saputo dare una linea coerente all’intero progetto con uno stile molto cartoon.

Il cuore del gioco è rappresentato dalle Sfide. Ce ne sono ben 80 e sono tutt’altro che tutte uguali.

Durante il viaggio incontreremo anche i vari abitanti di Tristerra, rappresentati da 36 Personaggi, fino ad arrivare agli scontri con i 5 Boss presenti nel gioco.

Ed è proprio questa varietà a rendere difficile spiegare Tristerra in maniera tradizionale.

Non c’è una singola meccanica sulla quale si basa tutto il gioco. Ogni nuova sfida può chiedere qualcosa di completamente diverso rispetto alla precedente.

Pagina a caso del manuale

Il bello poi secondo me, e forse anche il punto di forza, è non sapere mai cosa ti aspetta.

Quando si affronta una nuova sfida a corredo della carta c’è un vago riferimento, una sorta di traccia, ma spesso ermetica, quindi non è detto che si intuisca a cosa si vada incontro.

Potremmo trovarci davanti a una prova di abilità, a qualcosa che richiede memoria o rapidità, a un gioco di parole oppure a una situazione nella quale sarà necessario usare un po’ di manualità.

Il risultato è che il ritmo della partita può cambiare completamente da una prova all’altra.

Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più particolari di Tristerra: non puoi affrontare tutte le sfide allo stesso modo.

Tante parole in una pagina del regolamento

Alcune richiederanno concentrazione, altre un pizzico di fortuna, altre ancora la capacità di buttarsi senza pensarci troppo.

Non è solo una raccolta di minigiochi

A prima vista potrebbe essere facile liquidare Tristerra come una raccolta di minigiochi infilati dentro una scatola.

In realtà c’è una struttura che tiene insieme le varie prove.

Il nostro viaggio attraverso Tristerra ci porta a incontrare personaggi, ottenere seguaci e affrontare sfide sempre diverse, con l’obiettivo finale di arrivare alla conquista del Ducato.

La carta dello Nosfigatu

La storia e l’ambientazione fanno quindi da collante a tutto quello che succede al tavolo.

Non stiamo semplicemente pescando una carta e facendo una prova a caso. Stiamo cercando di farci strada all’interno di Tristerra, affrontando gli abitanti e le situazioni che il gioco ci mette davanti.

Le prove

Quello che non si può assolutamente imputare a Tristerra è di non essere abbastanza vario! Le sfide presenti nel gioco sono molto diverse tra loro, mettendo alla prova capacità differenti.

Carte del gioco

Una sfida che sembra facilissima per qualcuno può trasformarsi in un disastro per qualcun altro, mentre la prova successiva può ribaltare completamente la situazione.

Questo significa anche che non esiste necessariamente una persona sempre avvantaggiata.

Ed è proprio questa alternanza a creare buona parte del divertimento.

Non sai mai se la prossima carta ti permetterà di fare il fenomeno oppure ti costringerà a chiederti perché hai deciso di giocare proprio quella sera.

Il fattore gruppo

Come spesso accade con questo genere di giochi, anche in Tristerra il gruppo con cui si gioca ha la sua importanza.

Giocando in associazione

Molte delle sfide funzionano proprio perché ci si trova tutti intorno allo stesso tavolo a guardare cosa sta succedendo.

C’è chi si dimostra sorprendentemente bravo in una prova che sembrava banale, chi combina un disastro assoluto e chi magari passa metà partita a ridere delle disgrazie altrui, salvo poi ritrovarsi nella stessa situazione pochi minuti dopo.

Tristerra sembra quindi voler mettere al centro non soltanto il risultato della singola prova, ma soprattutto quello che succede intorno al tavolo mentre la si affronta.

Sfogliando il manuale del gioco da tavolo

Ovviamente, se al tavolo avete persone che si sentono dei pesci fuor d’acqua o che sono in difficoltà, soprattutto sul lato dexterity di alcune prove, consiglio di non forzare troppo e cercare di dare elasticità alle regole. L’importante è che l’esperienza sia soddisfacente per tutti i giocatori.

È una regola aurea di qualsiasi gioco da tavolo, ma essendo questo un titolo che abbraccia così tante meccaniche e dinamiche al tavolo, si rende ancora più necessaria una certa accortezza. 

E la rigiocabilità?

Tristerra punta tanto sulla varietà. 

Alcune sfide potranno tornare nel corso delle partite, ma difficilmente saranno realmente uguali, perché alcuni dettagli vengono di volta in volta modificati da tabelle, oltre che da elementi in gioco, come la distinzione tra giorno e notte oppure l’aver rivelato alcune carte o meno nel momento della lettura della sfida.

Una delle tante tabelle del manuale del gioco da tavolo di Tristerra

La curiosità, almeno sulla carta, è anche quella di scoprire quali altre prove nasconde il gioco.

Considerando la quantità e la varietà del materiale presente nella scatola, è difficile pensare di aver visto tutto dopo poche partite.

Una scatola, due giochi

Ed eccoci di nuovo al motivo per cui ci ho messo così tanto a scrivere questo articolo.

Tristerra non è soltanto un gioco da tavolo.

Nella stessa scatola è presente anche un gioco di ruolo ambientato nello stesso universo e progettato per condividere parte del materiale con il gioco da tavolo.

Contenuto della scatola di Tristerra

È una scelta abbastanza particolare e rappresenta probabilmente uno degli elementi più interessanti del progetto.

Non aggiungo altri dettagli in merito.

Come spiegato all’inizio, lascio la parte GDR volutamente fuori da questo articolo, semplicemente perché non ho ancora avuto modo di provarla, ma dopo aver letto tutto il materiale scritto da Fabrizio Fortino, per quanto riguarda l’ambientazione e da Andrea Cicognini per il gioco di ruolo, non vedo davvero l’ora di poterlo fare!

Conclusioni

Per giocare a Tristerra serve un gruppo affiatato, che dedichi maggiore impegno rispetto a quello che normalmente dedicherebbe a un semplice party game. Qui le sfide sono tante e i tempi per forza di cose si allungano. Lo “sforzo” viene però ampiamente ripagato dalle risate che si creeranno al tavolo.

Alcune carte di Tristerra

Alcuni dei sottogiochi non sono all’altezza di altri, ma questo dopotutto è comprensibile, sarebbe impensabile avere solo delle gemme. Però, in tutta onestà, si parla di pochissime situazioni che oltretutto risentono della situazione, delle persone al tavolo e del luogo in cui vengono giocate.

Vi faccio un esempio: in un mini gioco bisognava che tutti cercassero due parole sulle pagine di un libro qualsiasi all’interno della stessa stanza in cui ci trovavamo. Non è colpa del gioco se in quell’occasione abbiamo giocato all’interno della biblioteca e di conseguenza eravamo circondati da libri, rendendo la sfida davvero banale. In condizioni normali, giocando in casa, avremmo avuto tutt’altra percezione. E ora, mentre scrivo, mi sorge un dubbio: e se lo avessimo giocato all’aperto, dove di libri non ce ne fossero stati?

Scatola del gioco vista dall'alto

Dubbi a parte, Tristerra è un titolo innovativo, caciarone, perfetto per serate di pura ignoranza ludica. Merita davvero di essere portato sul tavolo e mi sento di consigliarlo. Soprattutto, se pensate che vi ho parlato solo di metà di quello che vi può dare questo gioco, potete solo immaginare quanto ancora ha da offrire.

Ora scusate, mi è venuta fame, vado alla Locanda del Sorcio Secco e mi mangio una bella Amatrollciana ricca di semola di gramo e lardo di troll!

Io ringrazio Dracomaca per avermi fornito la copia del gioco per potervene parlare.

Copertina Colpevole o Innocente modificata con IA aggiungendo un mio avatar

Colpevole o Innocente? – La Recensione

Sto camminando su un campo minato. Ogni cosa che scriverò in questo articolo potrebbe svelare troppo di questo incredibile volume. Però è più forte di me, adoro il rischio, quindi ci provo. Colpevole o Innocente? (da qui in poi togliamo il punto di domanda…) è uno di quei prodotti che meritano di essere raccontati senza rovinarne la scoperta. Farò del mio meglio.

Colpevole o Innocente è un libro gioco investigativo, o se preferiamo un libro game, dove troveremo cinque storie collegate tra loro, da risolvere come fossero un unico grande caso.

Foto copertina di Colpevole o innocente?

Edito da Dracomaca, Colpevole o Innocente è un volume ideato e scritto da Lorenzo Trenti e Maurizio De Angelis, che ne ha curato anche le illustrazioni, pubblicato a marzo 2026, giusto in tempo per essere portato a Play.

Ho approfittato della mia settimana di vacanza a giugno per immergermi nell’indagine e da subito ho capito una cosa: Colpevole o Innocente non è una lettura scanzonata da prendere sotto gamba, ma un prodotto solido che va affrontato con la massima concentrazione. Lo si capisce fin dal primo caso che, nonostante sia a mio avviso il più semplice, quasi introduttivo, probabilmente sarà quello che vi darà meno riscontri. È normale. Non avete ancora idea di cosa abbiate tra le mani e dovrete prima familiarizzare con l’estetica e la costruzione dell’ambiente di gioco.

Prima di lasciarvi continuare nella lettura, per trasparenza, volevo ringraziare Dracomaca per avermi fornito una copia di Colpevole o Innocente per potervene parlare.

Colpevole o innocente?

Come si svolge un’indagine

Lo scopo di ogni caso sarà quello di rispondere alle domande che ci permetteranno di scagionarci.

Ogni capitolo si aprirà con un prologo e una descrizione del protagonista, l’indiziato numero uno, che dovremo guidare alla ricerca degli elementi utili a dimostrare la propria innocenza. Una scelta di design interessante, perché permette di entrare subito nel vivo dell’avventura e di immedesimarsi nel personaggio. Ogni caso presenterà poi il contesto, il delitto e gli elementi che dovremo analizzare. Ci saranno immagini degli indizi sulla scena del crimine, accompagnate da una descrizione di ogni prova incriminante. Poi sarà la volta dei testimoni e potenziali indagati, che forniranno informazioni a volte contrastanti.

Qui conviene davvero aguzzare lo sguardo, perché spesso in giochi del genere sono i dettagli a fare la differenza, e questo non fa certo eccezione.

Domande da rispondere in ogni caso di Colpevole o innocente?

La fase investigativa si chiuderà con le domande a cui rispondere, grazie a cui si determinerà uno dei due possibili verdetti: innocente o colpevole. Per finire la ricostruzione del delitto, il racconto dei fatti così come si sono realmente svolti scioglierà ogni dubbio e spesso vi farà dire: “Ah cavolo, come ho fatto a non arrivarci?“

L’estetica

L’artwork non brilla particolarmente, la scelta stilistica dei disegni può risultare fin troppo basica, quasi da Settimana Enigmistica, ma il motivo lo si capisce soltanto leggendo, anzi, giocando. Nei disegni si nascondono indizi fondamentali e un tratto più dettagliato avrebbe probabilmente generato troppa confusione all’interno dell’esperienza di gioco. È uno di quei casi in cui una scelta estetica apparentemente semplice diventa parte integrante del game design.

Continuo a pensare che la copertina sarebbe potuta essere più accattivante, ma devo ammettere che nell’insieme ho compreso e apprezzato il lavoro fatto in ogni pagina.

Non un segugio, ma un gatto per risolvere i casi di Colpevole o innocente?
Non basta un segugio, serve Leila per risolvere questi casi!

La scelta degli autori

Ammetto di conoscere un po’ meglio l’operato di Maurizio De Angelis, avendo giocato anni fa a Chicken Crimes: Il mistero del Dom Gallignon, titolo davvero spassoso che mi aveva divertito non poco e che consiglio di recuperare, mentre conosco Lorenzo Trenti più che altro di nome. Devo dire, però, che questo intreccio ha dato un ottimo risultato. Saltare da un autore all’altro, di caso in caso, avrebbe potuto risultare straniante, ma fortunatamente, avendo a che fare con due professionisti del settore, ne è scaturito un lavoro ben armonizzato, dove l’alchimia ha prevalso.

Una scelta non banale, presa fin da subito, è quella di invitare il lettore ad avvalersi di internet. Qui non si tratta di un semplice consiglio, ma di uno strumento che diventa parte dell’indagine. Vi troverete a fare ricerche in rete per ottenere informazioni utili alla risoluzione dei casi. Non mi dilungo oltre, è una scelta già vista in altri investigativi, che può piacere oppure no, ma che personalmente apprezzo perché aggiunge un ulteriore livello di elaborazione degli indizi.

Immagine di una pagina dei testimoni di Colpevole o innocente?

C’è un ordine per ogni cosa

Fin da subito viene fortemente suggerito di seguire l’ordine dei casi, perché, seppur autoconclusivi, fanno tutti parte di una macro avventura che si risolve nell’ultimo atto.

Se l’idea di far vivere al lettore la parte del principale indiziato serve già a offrire un sistema di gioco moderno e fuori dagli schemi, è soltanto nel quinto atto che la trama raggiunge il suo punto più alto. Qui ti lasci trascinare e forse, per la prima volta, ti immedesimi davvero nel protagonista. Senti i suoi pensieri e vivi attimi di angoscia alternati a pura curiosità.

Il merito è di uno stratagemma ben preciso. A differenza dei precedenti, il quinto capitolo introduce meno informazioni iniziali e si apre gradualmente, costruendo il prologo come un vero libro game a bivi. Ogni percorso sarà guidato in parte dai risultati ottenuti nei capitoli precedenti e in parte dalle scelte del momento, offrendo dettagli utili per arrivare alla soluzione del caso. È vero che molte intuizioni porteranno, bene o male, allo stesso epilogo, ma la sensazione di vivere l’avventura in prima persona aggiunge una dinamicità che fino a quel momento era rimasta più in secondo piano.

Immnagine di una scena del delitto tratta da Colpevole o innocente?

Poi il caso torna sui binari già percorsi nei quattro precedenti, portando però con sé una quantità di informazioni e suggestioni tali da trattenerti fra le pagine, senza darti il tempo, né il desiderio, di staccarti dalla lettura. È un finale che permette anche a chi ha commesso diversi errori lungo il percorso di riscattarsi e chiudere l’avventura in maniera soddisfacente.

Nella mia partita ho mietuto più colpevoli che innocenti, riuscendo a scagionare uno solo dei quattro protagonisti iniziali, ma ottenendo comunque un ottimo risultato nel finale.

Che c’è? Essere appassionati non vuol dire necessariamente essere bravi…

Pagine aperte a caso di Colpevole o innocente?

Conclusioni

Parlare di libri investigativi come questo non è mai semplice. Bisogna restare un po’ fumosi per destare curiosità, coinvolgere il lettore con gli indizi senza rivelare troppo, per non togliere il gusto della scoperta. In effetti, scrivere un pezzo di questo tipo è un po’ come scrivere un nuovo caso di Colpevole o Innocente!

A parte gli scherzi, quello che più colpisce di questo volume è la solidità della trama, capace di coinvolgere fin da subito e senza mai scadere nel banale.

Leggendo in terrazza
Gli invidiosi diranno che mi sono messo in posa mentre mio figlio scattava la foto…

I casi si susseguono con un buon livello di difficoltà che, almeno a mio giudizio, si assesta su una fascia media.

Colpevole o Innocente è un libro gioco che mi ha soddisfatto. Richiede un po’ più di attenzione rispetto ad altri prodotti simili, ma in cambio offre momenti degni dei migliori libri gialli. Ambientato ai giorni nostri, grazie ad alcuni escamotage come codici di telefono, tablet e PC da trovare e combinare per ottenere nuovi indizi, sembra quasi di trovarsi davanti a un’avventura punta e clicca degli anni novanta, di quelle con visuale in prima persona.

In più, l’utilizzo di internet trovo sia una scelta coerente e che personalmente apprezzo. Mi piace scoprire accenni storici e date su siti come Wikipedia, che diventano parte integrante dell’indagine. Ritrovarli sulle pagine stampate e sfruttarli per arrivare alle conclusioni aggiunge un ulteriore livello di immersione. Uno potrebbe dire: “Quindi senza connessione non posso giocarlo?“. In realtà sì, puoi farlo tranquillamente. Al massimo ti perderai qualche dettaglio lungo il percorso, ma personalmente non riesco a viverla come una limitazione, anzi, trovo che renda l’indagine ancora più coinvolgente.

Colpevole o Innocente? Il verdetto

Se dovessi emettere un verdetto, non avrei molti dubbi: colpevole. Colpevole di avermi fatto sentire un investigatore brillante e, un attimo dopo, un vero fesso! Che poi è proprio questa altalena di sensazioni che mi ha conquistato e ha reso la mia esperienza così divertente.

All’inizio dicevo che scrivere questa recensione era come camminare in un campo minato. Ora che sono arrivato alla fine posso dirlo con certezza: il pericolo non era raccontare troppo, ma raccontare troppo poco. Perché per capire Colpevole o Innocente bisogna mettersi in gioco. Non basta leggere. Va giocato.