Mai dire Pirla – nulla da aggiungere!

Mai dire Pirla – nulla da aggiungere!

Rigiro fra le mani la scatola del gioco, mentre rileggo per l’ennesima volta il nome sulla scatola: “Mai dire Pirla”. Provo a chiudere gli occhi per concentrarmi meglio e mi lascio rapire dall’oscurità. All’inizio non riesco a mettere a fuoco i ricordi, poi capisco e tutto si fa più chiaro.

Un gioco moooolto particolare

Ho 12 anni, sono nella mia cameretta seduto sul letto, sotto il poster di Hateley che stacca di testa sopra Collovati. Stranamente non sono fuori a giocare e nemmeno ad aspettare caricamenti infiniti al Commodore 64. Meno strano che non stia studiando. Sto ascoltando una cassetta, o forse la radio, non sono sicuro, le immagini non sono definite. Però sento la musica, la riconosco e mi travolge come un treno: il mitico Carlo Marchino, in arte Charlie, con la sua Faccia da Pirla!, singolo elettropop che seguiva il filone demenziale alla Francesco Salvi o del primo Jovanotti. No, non Elio e le Storie Tese, lì si va su livelli irraggiungibili per chiunque.

Comunque, in quel momento capisco davvero cosa farò da grande. Il cantante? No, il pirla!

Sì, ma il gioco?!

Scusate, sto abusando della vostra pazienza, come fossi un vecchio che si lascia andare ai ricordi. Ma non sempre rivangare il passato è una cosa solo emotiva e non funzionale. Per esempio: Gandalf, io ero lì! Ero lì quando nel 2005 uscì un gioco per Oliphante che si chiamava Mai dire Pirla – Il Gioco degli Insulti.

Ok, bugia, c’ero ma ero ancora in cameretta, quasi trentenne, a giocare al pc o ascoltare musica, probabilmente con eMule. La passione per il gioco da tavolo mi sarebbe tornata una decina d’anni dopo.

Come dite, mi sono dilungato nuovamente? Vero, ma è una strategia! Ora che avete inconsciamente accumulato un po’ di insulti, siete pronti a giocare a Mai dire Pirla.

Qualche insulto

Finalmente!

Mai dire Pirla è un party game ideato da Giampiero Ignaccolo, per 2-8 giocatori dai 12 anni, edito da Oliphante. Una scatola dal formato insolito che contiene più di 100 carte con tanti… Insulti!

Vediamo rapidamente come si gioca.

Dopo aver distribuito le carte, a turno ogni giocatore lancia un attacco verso un avversario, piazzando una carta coperta e dichiarando a voce un insulto, scegliendolo tra i tre presenti sulla carta oppure inventandone uno per bluffare. Chi subisce l’attacco deve decidere se accettare o rifiutare l’insulto. A questo punto la carta viene rivelata.
Se l’insultato accetta e l’insulto corrisponde a quello presente sulla carta, la carta resta a lui. Se invece l’insulto non era presente, l’attaccante si riprende la carta, posizionandola davanti a sé. Al contrario, se l’insultato rifiuta, la carta va all’attaccante se l’insulto è presente, oppure finisce all’insultato se la parola dichiarata non è sulla carta.

La tabella all’inizio è imprescindibile

Lo so, non è immediato leggendolo nel regolamento, figuriamoci qui, però c’è una tabella riassuntiva da tenere al centro del tavolo, per aiutare a capire bene tutto il meccanismo di assegnazione delle carte.

La Carta Pirla e la Vittoria

Tra le carte in gioco figurano anche quattro Carte Pirla. La parola “pirla” non si può mai pronunciare a voce (mai dire pirla, ricordi?), quindi l’unico modo per sbarazzarsi di questa carta penalizzante è giocarla bluffando su un altro insulto e sperando che l’avversario la rifiuti, cadendo nel trabocchetto.

Quando tutti i giocatori terminano le carte, la partita termina e si contano quelle accumulate sul proprio tavolo. Ogni carta vale un punto, mentre la Carta Pirla addirittura cinque.

Chi ha totalizzato il punteggio più basso vince la partita.

Mia moglie mi ha appena dato del cornuto… mi devo preoccupare?

Considerazioni

Spesso un film, una canzone o un libro ti lasciano dentro delle emozioni, capaci di farti emozionare anche a distanza di anni solo a ripensarci. Ti lasciano un segno. Eppure, anche se non ci pensiamo, un gioco può fare la stessa cosa. Se pensi ai sorrisi, alle risate, ai momenti divertenti passati al tavolo, li puoi facilmente ricollegare alle partite fatte con gli amici a un determinato gioco. Se poi quel gioco è Mai dire Pirla, non potrai fare a meno di ripensare a tutti gli insulti tirati al tavolo!

Lo ammetto, la scatola con il coperchio rialzato mi dà un fastidio…


È un gioco che prende qualcosa che normalmente usiamo per ferire e lo trasforma in un pretesto per stare insieme e farsi due risate. È questa, forse, la cosa che mi aveva colpito di più la prima volta che ci ho giocato. In un mondo in cui sembra quasi obbligatorio avere sempre qualcosa di cattivo da dire, Mai Dire Pirla prende la strada opposta: qui puoi insultare quanto vuoi, ma l’obiettivo non è colpire nessuno. È riuscire a farsi due risate con chi hai appena dato del Citrullo.

Il limite è solo l’immaginazione


E poi, per i più estrosi, i veri cultori dell’insulto, ci sono ben 14 carte bianche da poter personalizzare con i propri epiteti. Casomai non bastassero i 270 già presenti!

Che bello, ho appena dato del minchione a mio figlio e lo ha accettato senza fare una piega!


Mai dire pirla è un gioco sano, scanzonato, caciarone e coinvolgente. L’unico limite, il carattere delle persone non abituate a tirare fuori sproloqui, ma basta mettere le mani avanti ed essere chiari fin da subito perché, poche storie, qui si gioca… Capito faccia da culo?

Si ringrazia Oliphante per aver fornito la copia di questo gioco per potervene parlare.