Di divulgazione fatta male, recensioni e IA

Di divulgazione fatta male, recensioni e IA

Sono settimane che ci penso: adesso ci faccio un video! Poi però mi blocco e tentenno. Ho paura di sembrare spocchioso, saccente e innalzarmi sul trespolo del mio altissimo non essere un cazzo di nessuno. Sì, per una volta ho usato la parola con le due zeta, anche se in tanti anni di blogging non l’ho mai fatto. Almeno credo, altrimenti se sbaglio chiedo venia. C’è bisogno di parlare di Divulgazione fatta male, recensioni e IA.

La questione però è seria e forse un video, con le mie scarse qualità dialettiche, si perderebbe in un battito di ciglia. Meglio ponderare e scrivere due righe.

Diverse strade

Dicevo, sono settimane che ci penso, ma solo pochi giorni fa tutto è esploso e mi ha portato all’urgenza di scrivere.

Partiamo dal principio. Ho letto quello che all’inizio sembrava l’ennesimo post di Facebook, uno di quelli che istigano odio verso chi fa divulgazione. O meglio, il post era mirato verso un’unica persona, ma come prevedibile, nei commenti tutto è andato a ritorcersi contro un’intera categoria. Mi fa strano definire questa una categoria, manco fossimo iscritti all’albo dei divulgatori ludici, ma concedetemelo per questioni di praticità.

La persona attaccata nel post, senza essere stata nominata dall’autore, è abbastanza palese a chi bazzica l’ambiente social dedicato al mondo del gioco da tavolo. Una persona che ho conosciuto di sfuggita a Play, con cui ho scambiato due chiacchiere dal vivo e dietro lo schermo. Persona simpatica e appassionata.

Alle volte però la passione non basta. Se vuoi ottenere dei risultati c’è bisogno di impegno e costanza. Io sono pigro, quindi nonostante vorrei ottenere di più e sia consapevole di cosa servirebbe, non lo faccio e mi accontento. Altre persone, invece, ci danno dentro e arrivano dove si sono prefissate, sfruttando ogni briciolo di tempo ed energia. Infine, ci sono quelli che utilizzano le scorciatoie.

ChatGPT, uno strumento utile

ChatGPT così come le altre IA sono un mezzo utile. Ci ho fatto un articolo in passato, prettamente ironico, quando ancora ignoravo la loro utilità. Oggi uso l’intelligenza artificiale come revisore ortografico e di punteggiatura e sono convinto che sia uno strumento valido per migliorare l’esperienza non solo di chi scrive, ma anche di chi legge. L’uso incauto, tuttavia, porta palesemente agli occhi di tutti la pochezza di certe persone, alla ricerca di un posto nel Pantheon dei più famosi divulgatori. Magari per avere copie gratis? Bah.

Diciamo che se lo sforzo è minimo, legato a quattro righe di prompt e nessuna revisione, parlando di giochi puoi anche farci un buon ritorno. Ma una copia gratis, in realtà, non varrà mai la propria integrità.

…ma non tutti sanno come usarlo

Nel post in questione viene rinfacciato a questa persona l’utilizzo di ChatGPT per scrivere recensioni. Ho letto di sfuggita, tempo addietro, qualcuna di queste “recensioni” e posso tranquillizzare tutti quanti: questa persona non ha scritto recensioni con l’utilizzo di intelligenza artificiale. Nel modo più assoluto.

PERCHÉ QUELLE NON SONO RECENSIONI.

È soltanto un gioco

Ai tempi in cui ero caporedattore di Fustella Rotante, mi capitò di imbattermi in un recensore che ammetteva candidamente di avere così tanta esperienza da poter scrivere recensioni basandosi unicamente sulla lettura del regolamento.

Ancora oggi mi chiedo come sia possibile pensare di dare autorevolezza a un giudizio senza aver mai messo quel gioco sul tavolo, senza averlo vissuto davvero, senza averlo visto reagire alle persone.

Ci sono giochi, come The Game, che dalla lettura del regolamento ti fanno chiedere come abbiano fatto a pubblicare una cosa del genere. Poi lo giochi. E capisci tutto.

Non esiste un numero minimo di partite da fare per potersi permettere di scrivere una recensione. Esiste però la competenza sul campo. Quella reale. Non quella eterea.

Proviamo a fare chiarezza

Purtroppo, nel parlato comune, in un appiattimento culturale generale, ogni articolo che parla di giochi da tavolo viene associato a una recensione. Una recensione invece è un giudizio argomentato, non una spiegazione delle regole. È un’opinione personale motivata dall’esperienza, che mette in luce pregi e limiti di un prodotto.

Uno scritto che porti chi legge a comprendere se quel gioco è quello che cerca, al di là di un qualsiasi coinvolgimento personale di chi scrive. Una recensione si avvicina più a un saggio che a un romanzo. I saggi li scrivono dei profondi conoscitori della materia, non il primo Fabio Volo che passa, con tutto il rispetto.

Ma quindi il problema è doppio? Cioè, primo, uno scrive delle recensioni che si scopre non essere recensioni. Secondo, copia quello che gli dice una IA, che per giunta riporta castronerie. In realtà c’è anche un terzo problema alla base.

Terzo problema alla base

C’è chi legge queste persone e le supporta. Chi non riesce a comprendere che non è umanamente possibile scrivere una recensione al giorno di giochi tanto complessi. Nemmeno per lavoro.

Ricordate il discorso poco qui sopra dei profondi conoscitori? Come puoi avere il tempo di scrivere una recensione se non hai fisicamente il tempo di approfondire un gioco? Non a caso, a chi fa divulgazione, i giochi arrivano tempo prima, proprio per dare il modo di scrivere cose assennate e non stupidaggini.

Non vi viene il dubbio che non sia possibile approfondire così tanti argomenti in così poco tempo?

Di tutta l’erba un fascio

Leggendo i commenti viene il nervoso, perché si generalizza su tante persone che ci mettono l’anima in quello che fanno. Io faccio il minimo, ma lo faccio ugualmente con passione e correttezza. Cerco di farlo con qualità, quindi ho bisogno di tempo.

Il tempo è il peggior nemico di chi fa il content creator, ma preferisco restare con la mia manciata di follower che sanno apprezzare quello che faccio, piuttosto che accrescere il mio ego con secchiate di falsità.

Ecco, ora posso scendere dal mio piedistallo. Ora che mi sento più leggero, consapevole che pochi coglieranno il senso e l’urgenza di quello che ho scritto, spero che le mie parole vi abbiano toccato e portino un po’ di fiducia su chi fa divulgazione.

Copertina articolo guida per diventare una star del panorama ludico

Guida per diventare una Star del Panorama Ludico

Eh niente, i tempi sono maturi per una nuova guida. Più che nuova, che non ho troppa voglia di sbattimenti, è un aggiornamento della precedente guida, “Guida paracula per Content Creator Pigri ma di Successo“, ora rivisitata nella nuova “Guida per diventare Star del Panorama Ludico“.

Accarezza l’idea di evolvere in Star

Sono anni, magari mesi, oppure anche solo poche ore che avete scoperto questo meraviglioso mondo ludico fatto di scatole colorate, e tutto a un tratto avete capito cosa volete dalla vita: diventare una star del mondo del gioco da tavolo.

Fermatevi. Siete ancora in tempo. Non affrettate le cose. Con questa semplice guida potrete, in pochissimi e semplici passaggi, riuscirci. Non c’è bisogno di alcuna dote, non c’è bisogno di carisma o di abilità particolari. Non c’è bisogno assolutamente di alcuna competenza.

Basta questa guida e la voglia di evolvere al grado di star del panorama ludico!

Nuova guida per diventare una star del panorama ludico della linea Le Grandi guide de Le Cronache del Gioco

Le basi

Per prima cosa, dove sta scritto che uno debba conoscere la terminologia? Guardatevi attorno, soprattutto nel social per giovani d’eccellenza, Facebook. Copiare è da sempre il metodo migliore. Nei post, scrivete tranquillamente qualsiasi cosa su di un gioco e apponete la parola RECENSIONE, perché tanto chi volete che se ne accorga che quella non è una recensione? Nessuno sa cosa sia veramente una recensione. Per non sbagliare guardatevi attorno sui social.

Copiare è essenziale

Inseguite il successo, prendete i vostri eroi come modello da seguire. Guardate ad esempio un video o un post de Il Meeple con la Camicia, imitate le sue smorfie e fate una cosa uguale. Tanto, chi se ne accorgerà?

Fate video? Provate a parlare velocissimi come TeoOh di Recensioni Minute o, ancora più veloci, come Silvia di Esci il Gioco. Fa niente se a differenza loro vi mangerete le parole, nessuno ci farà caso. C’è chi ha appena aperto un nuovo canale YouTube e si mangia le parole pur parlando lentissimamente! Rubate con astuzia e replicate post di altri. Raccogliete l’idea di un altro (che so, magari la foto in cui sta leggendo concentrato un regolamento per annunciare il suo prossimo articolo o video) e fatela vostra. Non aspettate troppo tempo, fatelo pure il giorno dopo o il giorno stesso, funziona di più.

Il segreto è risparmiare tempo e fatica. Sono le basi. Sempre.

Promo del canale YouTube de Il Pabis
Canale di un cialtrone ludico

Ostentare sempre

I gradi si conquistano sul campo. Per diventare una vera stella, anzi no, una star del panorama ludico, dovete assolutamente mostrare di poterne sopportare il peso.

Serve una continua e sistematica ostentazione. Quindi, di conseguenza, un investimento. State investendo su voi stessi, non siate tirchi, comprate quanti più giochi potete e fate MINIMO un post a settimana con un paio di giochi nuovi.

RIGOROSAMENTE foto di giochi recenti, ma sempre almeno una dove si veda il vostro bel faccione. Mi raccomando le smorfie copiate dai vostri beniamini!

L’importante non è cosa dire, ma dire

Abbiamo già parlato dell’importanza di evitare lo spreco di energie. Dovete impegnare il vostro tempo per setuppare e fotografare i giochi. Andrebbe bene anche usate foto di altri, ma per evitare problemi, copiatene la composizione e ricreatela tale e quale. Se funziona perché sbattersi a pensare con la propria testa? Fate foto su foto, post ogni giorno!

La gente ci deve credere davvero che giocate tutti quei giochi ogni giorno. In una settimana devono pensare che abbiate giocato più e più volte a Lisboa, a High Frontier 4 All, a Twilight Imperium 4, e qualche 18xx, o addirittura che avete finito una partita a Monopoly!

Insomma, dovete far vedere che nella vostra vita non ci sono giochi da tavolo, ma piuttosto che c’è della vita nei vostri giochi da tavolo.

Il pubblico è dalla vostra parte…

Credete sia troppo? Non preoccupatevi, avete un alleato che non vi lascerà mai: il popolo medio dei social. La gente che abita i social, si sa, per la maggior parte è intenditrice. In caso di bisogno riesce a diventare esperta di situazioni politiche, di virologia, di calcio e, naturalmente, di giochi da tavolo. Ovviamente sa di avere sempre ragione, e nel momento in cui avrete strappato loro un primo like, saranno sempre dalla vostra parte. Se anche doveste commettere qualche errore veniale, loro, memori di avervi sostenuti in passato, resteranno schierati dalla vostra parte. I like delle stesse persone vi seguiranno di post in post, anche su cose apparentemente senza senso.

Una chat fittizia per realizzare una recensione con ChatGPT

…ma avete anche un’altra arma

Ho lasciato per ultimo lui. Lei. Uhm… oh cavolo, esso. Sì, insomma, ci siamo capiti: ChatGPT. Che cavolo, i tempi sono cambiati da quando ho iniziato io! Prima toccava davvero avere una minima infarinatura, ora invece siete davvero fortunati. Basta chiedere all’intelligenza artificiale e tutto è bello che fatto. Andate sicuri, meno sbattimento e risultato garantito.

Copertina articolo guida per diventare una star del panorama ludico

Ci siamo, state diventando delle star del panorama ludico

Ora siete pronti, non potete fallire. Questo mondo ludico vi appartiene. I gruppi dedicati al gioco da tavolo sono vostri. Dovrebbero cambiare il nome del gruppo Giochi da Tavolo e chiamarlo con il vostro nome, per la quantità di post che ci avete riversato dentro. Dovete brillare di luce vostra. Siete delle star del gioco da tavolo e la gente si deve inchinare quando vi vede passare in fiera. Avete raggiunto il vostro obiettivo. Avete seguito alla lettera questa guida e non potete aver fallito. Siete contenti? Bene!

Ironicometro valore altissimo
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A star is Born

ora veniamo alle cose pratiche

La guida è ovviamente gratuita, ma retroattivamente vi verrà chiesta una piccola quota libera (ma di valore minimo di 200 cucuzze) per sostentamento al blog. Siete stati tracciati del vostro IP e presto verrete avvicinati per la riscossione di quanto dovuto. Non ci credete? Nei prossimi giorni (a differenza del solito), verrete contattati telefonicamente da dei call center…

E poi suvvia, è una piccola cosa, se messa a confronto alla certezza di essere pronti a diventare una star del panorama ludico. Cosa potete desiderare di più?

ChatGPT ha creato questa immagine alla mia richiesta di creare una copertina per l'articolo guida per diventare una star del panorama ludico
Risposta di ChatGPT alla mia richiesta…

P.S. Se avete delle rimostranze, potete commentare questo articolo SCRIVENDO ESPLICITAMENTE la frase: “NON INTENDO PAGARE PERCHÉ”, seguita da un vostro commento libero. Se sarete convincenti, sarete esentati da ogni costo.

La strada per il successo è irta di spine. Mettetevi i pantaloni lunghi!

Copertina del libro Nessuno Gioca per Perdere

Nessuno Gioca Per Perdere – La Recensione

Fin dal primo capitolo, pardon, il primo turno, le parole dell’autore, Andrea Dado, ci colpiscono come uno schiaffo in faccia. In Nessuno Gioca per Perdere sembra quasi che le regole vengano riscritte. Ritroviamo i familiari contorni macabri dei volumi precedenti, con la stessa crudezza linguistica che raramente associamo ai giochi da tavolo. Forse a quelli di ruolo, ma mai a quelli da tavolo.

Letture serali - Nessuno Gioca per Perdere
Era tardi, ma dovevo assolutamente finire di leggerlo!

Ancora una volta, Dado ci spiazza. Forse più che nel primo libro. All’inizio ti manca l’appiglio, ti chiedi cosa stai leggendo. Poi le pagine scorrono rapide e realizzi: tutto ciò che il secondo libro ha costruito ci ha condotto esattamente qui. E mentre cerchi di riprendere fiato, ti rendi conto che l’autore ti ha già preso alle spalle. Ti immobilizza, ti graffia con le parole: “Sei mio!” E quando sembra allentare la presa, lo fa solo per sbatterti di nuovo a terra. In un continuo, incessante turbinio di emozioni.

Premessa

Non è facile parlare di questo libro e della sua trama senza rischiare di svelare troppo. Ci proverò, ma non ne parlerò approfonditamente, per scongiurare ogni rischio di spoiler. E guai a fare torto a una bella opera come questa. Una storia costruita con pazienza e cura, che trova compimento soprattutto in ciò che, nato nel primo libro, ha preso davvero forma nel secondo. Questa non è una recensione canonica, o accademica se preferite. Pur essendo un buon lettore e rientrando in quel 7-8% di persone che legge più di dieci libri l’anno, non ho le competenze per andare oltre una riflessione personale, poco più che una recensione soggettiva.

Tutti e tre i romanzi della trilogia dei Mostri del Rock, scritti da Andrea Dado per DV Games: Nel dubbio prendo risorse, I punti di contano alla fine e Nessuno gioca per perdere
Che bel trittico!

Il Secondo Libro

Ho scritto un articolo su Nel dubbio prendo risorse, ma ho glissato sul secondo. Mi fa strano effettivamente scrivere del terzo volume della saga, saltando la parte centrale. Ma perché non ho parlato di I Punti si Contano alla Fine? Semplicemente perché ho avuto la sensazione che il romanzo fosse, seppur ottimo, mancante di qualcosa. La trama principale in sottofondo, quasi avvolta da una nebbia. Come fosse in preparazione di un qualcosa che, ora lo capisco, doveva arrivare con questo terzo capitolo. Qualcosa che portasse a una degna conclusione la storia. Non mi aspettavo però un pugno allo stomaco così forte.

Il Protagonista

Stefano Scalcianti è uno psicologo e un amante dei giochi da tavolo. Ne ha una profonda conoscenza e non lo nasconde, nonostante non sia mai semplice per un giocatore affermare la propria passione e condividerla con il mondo. Spesso ci si nasconde dietro poche parole, quasi sminuendo per stemperare un imbarazzo con frasi tipo “è un hobby”. Anch’io lo facevo all’inizio, temevo il giudizio e i mezzi sorrisi delle persone che con parole taglienti cercano di sminuire questo hobby. Stefano però sa che un Giocatore, uno con la G maiuscola, dedica a questo hobby molti più pensieri di quanti se ne dedichino a lavoretti di giardinaggio o fai da te.

Una passione che lo porta quasi a vivere la vita in funzione del gioco. Una passione che lo aiuta a superare la propria disabilità. Il protagonista ha perso una mano in un incidente da ragazzo. Il gioco è la sua ancora, il suo rifugio. Un’oasi sicura in cui ritirarsi da un mondo duro, dove il bullismo e la prevaricazione sui più fragili si alimentano in una Torino descritta con precisione tagliente.

Io invidio Stefano. Certo non per la serie di sfighe in cui vive la sua vita, ma per la forza interiore che lo porta a rimettersi in gioco ogni volta, nonostante tutto.

Il trittico di romanzi di Andrea Dado per DV Games

Espedienti Letterari

Difficile parlare di questo romanzo senza rovinarvi il gusto della lettura, ma non posso non parlare dei continui salti temporali che guidano la trama. L’autore ci ha abituati a una vera e propria modalità “in prima persona”. Come un videogioco narrativo, ti costringe a guardare attraverso gli occhi del protagonista, a farti le sue stesse domande. Che, lentamente, trovano risposta attraverso i salti temporali, come flashback che si intrecciano con naturalezza al presente.

Sarà per i continui richiami, ma mentre leggevo Space Oddity, la mia canzone preferita di David Bowie, continuava a suonarmi in testa. A un certo punto ho pensato che anche l’antagonista, come Major Tom, si è perso. Non nello spazio, ma in quel luogo nascosto della mente dove il dolore si trasforma in qualcosa di più oscuro quasi a giustificare il male che ne deriva.

In Conclusione

Vorrei parlarvi di altri personaggi fondamentali e dei semplici comprimari, tutti funzionali e ben disegnati dall’autore, ma preferisco non avventurarmi oltre e rovinare sorprese (Dico solo che il mio preferito è il signor Pinna!).

Apprezzo come Dado infili elementi del suo vissuto, spaziando dalle fitte descrizioni della sua Torino, ai modi di dire e sapori tipici abruzzesi. E soprattutto ammiro la precisione con cui inserisce tecnicismi, non solo ludici. Si sente che c’è studio dietro ogni dettaglio. E poi il finale. Che dire, davvero molto ben raccontato e con grande intensità. Quattro capitoli, quattro turni di gioco, davvero ben concepiti e portati a termine con cura.

Io che tengo in mano la mia copia di Nessuno Gioca per Perdere
Ringrazio DV Games per avermi fornito questa copia per scrivere l’articolo

Lo Consiglierei a Chi Non Gioca da Tavolo?

Ecco, a essere sinceri il dubbio mi perseguitava fin dalla fine del primo romanzo. So che leggere di Avalon, Dune Imperium o Florenzia potrebbe non dire nulla a chi non gioca. Ma allo stesso tempo, nell’insieme della storia, percepisco che nell’idea dell’autore il gioco, seppur predominante (vedi un po’ tu, è edito da DV Games…) non è determinante. Tutto ruota intorno al gioco, ma chiunque, anche un non giocatore, può apprezzare la storia e lasciarsi trasportare.

Sì, fatelo leggere anche a vostra moglie o vostro marito che sbuffano quando elemosinate una partita a Patchwork. Nessuno gioca per perdere non è un libro che parla di giochi. Almeno, non solo. È un libro che parla di rivincita. Anche perché, come l’autore ci insegna, perde solo chi smette di giocare.

P.S. Se non vi ho convinti a leggere questo romanzo, provate a farvi un’idea di come scrive Andrea andando sul suo blog, potreste cambiare immediatamente idea!

Ricordatevi di ringraziarmi poi…

Il Pabis pronto per un'intervista nell'area dedicata al Salso Ludix

Salso Ludix 2024

Anche quest’anno ho avuto la fortuna di essere ospite a Salso Ludix, evento sul gioco da tavolo e di ruolo nello splendido Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore Terme, svoltosi il 19 e il 20 ottobre, organizzato dall’omonima associazione A.S.D. Salso Ludix, con la direzione artistica di Christian Viaggio, Daniele Molinari e Andrea Storti.

Potendo fare affidamento su diverse associazioni ludiche del territorio, un gran numero di volontari e professionisti, supervisionati da un’organizzazione ormai oliata e consolidata, anche quest’anno la kermesse è stata un successo, forse anche più dell’anno scorso, cosa che non credevo fosse possibile.

Posso fare un piccolo confronto, avendo partecipato anche all’edizione scorsa, trovando un miglioramento in termini di organizzazione degli spazi, volti a cercare di lasciare ancora più zone dedicate al gioco, senza perdere tuttavia le aree tematiche dedicate al gioco di ruolo, ai giochi di carte collezionabili, ai Lego e ai panel, offrendo addirittura un’intera arena a questi ultimi.

Ok, finita la parte seria (la maggior parte scopiazzata dal comunicato stampa), passo a parlarvi della mia Salso Ludix.

Conta più la persona che il personaggio

Resto spiazzato, imbarazzato e grato quando Daniele e Christian, anche quest’anno, mi chiamano per invitarmi a partecipare a Salso Ludix. Non sono certo un personaggio come TeOoh, I Giullari o Helios Pu. Soprattutto lo sono ancora meno quest’anno, che, per mille ragioni, ho contribuito davvero poco alla divulgazione del gioco sui miei canali, ma è chiaro che, per loro, conta più la persona che il personaggio. Per dire, mia madre si dimentica di invitarmi a cena (forse anche perché sa quanto mangio) e loro, invece, si ricordano di me! Scherzi a parte, capisci subito quando hai a che fare con ragazzi appassionati e con le idee chiare, che sanno quello che vogliono: “Vogliamo il Pabis perché… perché vogliamo il Pabis?” me li immagino così durante il loro briefing.

Poi, diciamocela tutta, Luca Borsa, mio esimio concittadino, ha bisogno di un badante, e loro sanno benissimo che sono la persona più adatta per questo ruolo!

Esterno del palazzo dei congressi di Salsomaggiore Terme durante il Salso Ludix
Quello con la borsa è il Borsa. Scusate…

Scende la pioggia ma che fa

Partiamo da casa con calma a metà mattina e, in un’oretta e mezza, arriviamo in quel di Salsomaggiore Terme, in tempo per il pranzo. Subito a pensare male, eh? È solo un caso. Giusto il tempo di scrollarci di dosso la pioggia e ambientarci nelle splendide sale del Palazzo dei Congressi, dove si svolge Salso Ludix, che veniamo accolti da Daniele e Christian. Abbandonato Luca Borsa al suo programma, assaporo il clima piacevole nelle sale, approfittando dei tanti amici e “colleghi” per scambiare due chiacchiere. Ci sono tanti bravissimi autori, ma anche Roberto Pestrin, tanti bravissimi divulgatori capaci, ma anche Luca Ciglione. Insomma, di tutto un po’, alti e bassi.

Dettaglio interno del palazzo dei congressi al Salso Ludix
Peccato per l’estintore, potevano farlo bianco!

Giochi provati a Salso Ludix

Ho proposto un paio di giochi per il “Gioca Con” di quest’anno e ne ho approfittato per sedermi a provare qualcosa. Senza scendere troppo nei particolari dei giochi, ecco cosa ho provato in questi due giorni:

I ritardatari

Botanicus

Botanicus ha davvero un bel ritmo, semplice e chiaro; si spiega con semplicità, e il suo pregio migliore è che lo puoi giocare sia con il neofita che con il giocatore esperto, senza perdere il piacere di giocare. Il difetto è che parla di piante e giardini. Questo è il primo gioco che ho deciso di proporre per il mio “Gioca Con” del sabato.

All’orario prefissato lo apparecchio sul tavolo assegnatomi, ma, con il passare dei minuti, sembra chiaro che chi si è prenotato non sarà della partita. Decido allora di cedere e farlo giocare ai “tre scappati di casa”, che, in barba alle prenotazioni, avevano già preso posto al tavolo: Luca Borsa, Walter Obert e Carlo A. Rossi. Faccio l’errore di dire a Carlo che, secondo me, la strategia degli animali, nella versione base, soprattutto nelle prime partite, è un pelino troppo redditizia; subito fa suo il consiglio e ci asfalta. A un certo punto arrivano anche i due che si erano prenotati (con solo 23 minuti di ritardo) e, cogliendo la loro delusione nell’aver perso il posto, mi offro di intavolarlo nuovamente appena finita la partita. Tutti felici, e anch’io di prendere mazzate anche da loro.

Ero troppo preso per fare foto mentre giocavo

Fruit Cup

Scopro di essere una sega assurda a questo gioco, ma che inspiegabilmente vorrei, così da farci giocare tutti in ludoteca e a casa. Davvero, sono imbarazzante mentre cerco di decifrare le richieste delle carte e, con il cucchiaino, tento di tirare fuori gli ingredienti inadatti al loro completamento. Il mio cervello ragiona al contrario, togliendo gli ingredienti che invece dovrei lasciare nel bicchierino. Al tavolo ho perso con chiunque sia passato di lì: da Paolo Mori a Gabriele Mari, da una bambina di tre anni ad addirittura Roberto Pestrin!

Bel gioco davvero

Shogun No Katana

Provato la domenica nella Sala delle Cariatidi (un nome un programma) ai tavoli di Orizzonte degli Eventi, associazione attiva dal 2007 in quel di Piacenza, che vanta fra le proprie fila proprio l’autore del gioco, che però non c’era. Meglio così, ho evitato di fare figuracce davanti a lui! Oltretutto il gioco non l’avevo mai provato, se non in versione prototipo nel 2017, quindi sono riuscito a colmare una mia lacuna. Purtroppo ho scelto male i miei compagni di tavolo: Luca Ciglione e Fabio Lopiano, soprattutto quest’ultimo, la devo smettere di giocarci assieme! Ha infierito inanellando una serie infinita di combo, forgiando più katane lui che Hattori Hanzō in Kill Bill. Comunque, questo è un gioco davvero ben fatto, che fa venire voglia di rigiocare immediatamente. Quasi quasi me lo regalo a Natale…

Un Pestrin desideroso di menare

Gioco di menare

Lo so, è tutto l’articolo che parlo male di lui, ma Roberto Pestrin mi ha fatto provare un gioco di menare (manco mi ha detto il titolo) che ricorda i classici beat ‘em up, o picchiaduro se preferite, in stile Street Fighter, misto a Sushi Dice. Non so realmente quanto possa parlare di questo prototipo, ma posso dire che mi sono divertito davvero parecchio e che non vedo l’ora che sia mio! Che poi, riflettendoci, ha tutti gli elementi che più odio nei giochi: il dexterity, il dover essere veloci, urlare e suonare una cacchio di campanella, eppure mi sono davvero divertito. Eh sì, lo ribadisco anche qui, collegandomi a un discorso nato al tavolo: i giochi per ragazzi possono essere anche di puro divertimento ignorante, non devono per forza insegnare sempre qualcosa.

Dall’Egitto con furore

Pyramidice

Altro gioco proposto dal sottoscritto per il “Gioca Con” è Pyramidice. Non ho avuto prenotazioni dal sito del Salso Ludix, ma, una volta apparecchiato, ha riscosso fin da subito la curiosità dei passanti. Infatti, dopo qualche minuto di attesa, tre amici si siedono al tavolo. Due di questi ci stanno dentro, capiscono al volo come si gioca; quello che mi preoccupa, però, è il loro amico, quello con la birra in mano, che mi confida di star seguendo una dieta liquida. Praticamente ho giocato anche per lui, ma la cosa più sconvolgente, al termine, è stata sentire il gruppetto decidere di andare a giocare a un Lacerda. Non oso immaginare cosa possa essere stata quella partita.

A cena con Aky, Lopiano, Ciglione, Mari e Pestrin durante Salso Ludix
Aky, Lopiano, Mari, Pestrin, Ciglione e il sottoscritto.

Just One

Qui sto un po’ imbrogliando; questo l’ho giocato all’hotel, dove, dopo cena (ne avrei tante da raccontare anche sulla cena, ma vi risparmiamo certe scene), ho trovato il clan degli autori Obert, Borsa, Pestrin, Mari e Spada, a cui poi si è aggiunta anche Aky, e abbiamo dato vita a una partita memorabile di Just One, dove abbiamo scoperto che: Walter Obert ha un pensiero laterale, ma così tanto laterale, che è quasi fuori dalle mura della stanza. Per capirci, per farmi indovinare un dolce, la crêpe Suzette, scrive “MURO”. Muro per le crêpe! Quella sera ho scoperto che David Spada utilizza sempre e solo termini francesi quando tocca a me indovinare qualcosa, qualsiasi cosa essa sia. Ho anche scoperto che sono l’unico stronzo a non ricordare i nomi dei personaggi di Asterix. È stata una chiusura di serata bellissima di cui purtroppo non ho scattato foto.

Ironicometro valore altissimo
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Hai presente Frank Drebin?

Il sabato a Salso Ludix, tra le varie attività, le partite, qualche panel da seguire e chiacchiere varie, scivola che è una bellezza. A un certo punto mi cercano dall’organizzazione per un’intervista, cinque minuti per chiederti come sta andando la manifestazione, con una o due domande da montare poi in spezzoni da mettere sui loro social. Vengo microfonato e buttato sotto il mega riflettore. Mi lamento della luce, insistendo che con la mia bella carnagione da mozzarella potrei confondermi con i muri, ma vengo giustamente ignorato. Parte la domanda e, mentre rispondo, si sente un frastuono alle mie spalle dietro il telo. Licia e Michele, intervistatrice e cameraman, indispettiti vanno a controllare chi ci sia dietro, ma scoprono che non c’è nessuno. Insomma, delle scatole sono cadute da sole appena ho iniziato a parlare. Più volte. Mi piace pensare che fosse il fantasma formaggino, annoiato dalla mia voce, che desiderava mettere fine a quello strazio.

Finisco l’intervista, ringrazio e annuncio (mi pare logico farlo a voce alta) che mi sto pisciando addosso e mi avvio verso i bagni… ancora microfonato! Per fortuna vengo raggiunto in tempo e spogliato di ogni aggeggio radiofonico. Sta scena mi ricorda un po’ Frank Drebin in Una Pallottola Spuntata

Con Luca Ciglione che scende al mio livello

Non contento, raggiungo il bagno, faccio passare un tizio che esce dalla porta e mi infilo a espletare le mie funzioni. Esco e, mentre lavo le mani, guardo alla mia sinistra, vedendo due signore che stanno facendo la stessa cosa. Sono leggermente imbarazzate ed evitano di guardarmi, io probabilmente sono viola e balbetto frasi sconnesse:

“Oh, ho sbagliato io o avete sbagliato voi?”
“Mi sa lei…”
“Scusate, ma c’era dentro un signore!”

Silenzio. Esco fuori impacciato, mentre le due sghignazzano, guardo dietro la porta, che, da spalancata, nasconde l’omino con la gonna, a confermare quanto sono pirla.

Praticamente la sala dedicata a me!

Vuole un caffè?

Domenica mattina, colazione all’hotel insieme a tanti altri avventori del Salso Ludix. Siedo a un tavolo da solo, di fianco a TeOoh, seduto a sua volta a un tavolo da solo, di fronte a Helios Pu, a sua volta seduto a un tavolo da solo, così come Gabriele Mari… Sì, insomma, ogni persona è seduta a un tavolo da sola, non perché siamo un branco di asociali — forse anche quello — ma perché la stragrande maggioranza dei tavoli presenti nella sala è con un solo posto a sedere.

Scorcio interno del salone del palazzo dei congressi di Salsomaggiore Terme durante il Salso Ludix
Non ho fatto foto nell’hotel, quindi ecco un dettaglio interno del palazzo dei congressi

Due chiacchiere, solite formalità con chi ti sta vicino, mentre addenti una brioche e bevi un po’ di succo, poi però arriva lui: il cameriere. Molto impostato, vecchia scuola, sebbene penso abbia sì e no la mia età (quindi moooolto giovane), con un’espressione che ricorda un po’ Elmo dei Muppets e una voce incredibilmente uguale a quella di Zed di Scuola di Polizia:

Le porto un Caffffeeeeeueue?

Muoio, trattengo a malapena le labbra mentre gli occhi mi si stringono. Sento il cuore battermi nel petto mentre resto impassibile, guardandolo e annuendo. Non oso guardarmi attorno finché non si allontana, ma percepisco gli occhi spalancati di tutti gli altri attorno a me che, a loro volta, a stento si trattengono dal ridere fragorosamente.

Da lì in poi, il delirio: ogni volta che passava leggevo negli sguardi dei presenti l’attesa e il desiderio di riascoltare quel soave gracchiare, mentre si avvicinava ai nuovi avventori.

Una scacchiera a Salso Ludix
Sembra gigante, ma è soltanto una normale scacchiera all’interno di una delle bellissime sale del palazzo

Conclusione

Torniamo seri, almeno quel poco. Salso Ludix è fra i migliori eventi ludici a cui un appassionato possa decidere di partecipare. Puoi giocare a stretto gomito con personalità di spicco di questo mondo ludico, seguire panel molto interessanti in un ambiente davvero fuori dall’ordinario.

Il contrasto tra l’architettura Liberty-Decò del palazzo e i tavoli ricolmi di giochi restituisce un alone di rara bellezza. Al piano di sopra ci sono passato solo rapidamente, ma le tante sale colme di giocatori di ruolo testimoniano la buona riuscita dell’evento, capace di unire e fare giocare chiunque. Anche famiglie e casual gamer sono stati degnamente accontentati con un’intera area al piano inferiore dedicata ai Lego. E poi, zone dedicate alla pittura di miniature, in cui ho visto tantissimi giovani, ma soprattutto l’immancabile stand della cioccolata di Marco Biolzi, che ha fatto la gioia della mia famiglia, a cui ho portato gli immancabili cioccolatini a forma di meeple.

Cioè, ma vi rendete conto di cosa voglia dire giocare qui dentro?

Solo una cosa prima di chiudere: questa edizione è stata dedicata a Giovanni Melandri, giovane divulgatore ludico della zona che ci ha lasciato troppo presto poche settimane fa. Ero suo amico di Facebook da alcuni anni senza mai realmente conoscerlo, poi, proprio l’anno scorso al Salso Ludix, ho potuto scambiare un po’ di parole con lui, scoprendo una persona appassionata e davvero piacevole. Ci eravamo ripromessi di mantenere i contatti, ma si sa, sono cose che si dicono tanto per dire, prima di essere rapiti dalla frenetica quotidianità. Siamo abituati a pensare che c’è sempre tempo per qualsiasi cosa… no, non è così: prendiamoci il nostro tempo per fare quello che amiamo, quando lo vogliamo, insieme a chi vogliamo.

Copertina dell'articolo guida per diventare ricchi

Guida per Diventare Ricchi con i Giochi da Tavolo

Attenzione, solo per i primi 20 amici che commenteranno iniziando la frase con: “Non sono un esperto, ma secondo me il tuo blog è migliore di quello di”, taggando un qualsiasi Influencer Ludico, riceveranno in omaggio un consiglio personalizzato (che non troverete in questa guida) per diventare ricchi con i giochi da tavolo.

Libro della Guida

Come spesso accade, chi si avvicina al mondo del gioco da tavolo ne viene inesorabilmente risucchiato. Si comincia per caso, magari per colpa di serate di gioco organizzate da amici, oppure spizzicando video di Alkyla su YouTube, che con competenza e simpatia mostra un mondo luminoso e appassionante, nonostante un inspiegabile telo verde alle sue spalle. Come fare a resistere? 

Poi ci si casca dentro per bene, finendo sui gruppi Facebook e iniziando a passare le giornate a mettere like e commentare con #giocosenzanome a qualsiasi post. Nei primi tre mesi si passa dal possedere un paio di giochi al fare concorrenza ai Toys, contribuendo contemporaneamente al sostentamento dell’economia della Svezia per quantità di Billy e Kallax acquistate.

Immagine presa da https://www.deejay.it/articoli/masterchef-12-vincitore-edoardo/

Si cambia senza accorgersene 

Precipiti in un baratro senza mai toccare il fondo. Vedi gli amici di un tempo che ormai ti snobbano, cambiano lato della strada quando li incroci per paura che attacchi a parlare di giochi da tavolo e di classifiche di BGG. È comprensibile, sembri più stralunato di Edoardo, il vincitore della dodicesima edizione di Masterchef. I tuoi genitori hanno solo un pallido ricordo di quello che eri, ora scuotono la testa mentre te ne vai in giro indossando una camicia hawaiana, un cappello da chef in testa e canticchiando la sigla di Recensioni Minute. Ripeti farneticando frasi senza senso tipo: “Ciao a tutti, giocatori, giocatrici e semplici curiosi…” mentre scartabelli il cellulare in cerca dell’ultimo video sul gioco del momento. Sarà lunga attendere il dieci del mese per passare in negozio e comprarlo, la tua famiglia ti ha sequestrato la carta di credito parlando di responsabilità e cibo da mettere in tavola. Rimpiangi i bei tempi di quando ti drogavi, un vizio meno oneroso, mentre ora non hai nemmeno i soldi per il parcheggio di Play, figurati per entrarci. Ecco, guardati, hai toccato il fondo, ora sei a tutti gli effetti un vero giocatore da tavolo.

Fai pena. Ci sono passato anch’io e ne sono uscito, ma non è stato affatto facile. Tu sei fortunato invece, ora hai questa guida, l’ultima chance che ti è rimasta per poterti risollevare. No tranquillo, non ti devi preoccupare, non costa nulla, qualcosa di gratis a questo mondo ancora c’è. Fidati, con i miei consigli ho salvato già tante anime perse e tu sarai il prossimo.

La salvezza del giocatore 

Partiamo da un presupposto semplice e innegabile: Le case editrici sono il male, non hanno pietà, sfornano giochi bellissimi senza alcuna pausa. Tu vai in ferie, loro no. Lanciano kickstarter, partecipano a fiere, cercano autori di giochi nelle IdeaG da spremere per creare altri bellissimi giochi che poi, senza alcun ritegno, ti vendono! Come puoi resistere? Semplice: non lo fai. Devi comprare tutto e avere ogni ultima uscita. E i soldi?  Li fai vendendo.

Vendi a tanto quello che hai comprato a poco. Semplice.

Meme di Fabio de Luigi

Non credi che sia fattibile? Guardati bene attorno, i miei seguaci sono già in mezzo a noi e stanno applicando esattamente i miei consigli. Non c’è Mercatino di Facebook in cui uno dei miei non stia operando, scatenando fortunatamente l’ilarità di molti che, con emoticon sorridenti e battute banali, non fanno altro che aumentare l’engagement e mettere più in evidenza i loro post. Magicamente poi questi post spariscono, non vi siete mai chiesti come mai? Ve lo dico io: perché la vendita è andata a buon fine!

Vendita di Heat. Preso da facebook

Non è facile 

Ci vogliono anni di pratica, magari in passato hai venduto giochi al 20, al 30 o addirittura al 50% di sconto, ma ora hai la possibilità di rimediare a quegli errori. Grazie a questa guida puoi rimediare e iniziare a fare i big money.

I passi sono semplici:

  • Decidi cosa vendere.
  • Inserisci nella descrizione dell’annuncio la dicitura: “raro” e “aperto solo per verificare il contenuto, ma mai giocato”.
  • Dai una spiegazione plausibile del motivo per cui vendi l’oggetto, senza mai dire che lo fai per soldi (altrimenti ti tirano sul prezzo). 
  • Fotografa intelligentemente, senza inquadrare le imperfezioni.
  • Decidi il prezzo di vendita applicando dal 50 al 100% in più del valore rispetto al nuovo.
Brivido sbiadito. Preso da facebook

Alcuni esperti si spingono addirittura fino al 200% e oltre, ma stiamo parlando di gente specializzata, che dedica ogni attimo della propria vita in quello in cui credono. Sono da ammirare, nonostante ricevano decine e decine di insulti, riescono a tenere botta e a portare avanti i propri affari. Non è semplice ragazzi, bisogna avere esperienza e capacità fuori dal normale.

No, non così, stringi l’inquadratura un po’ più in alto

Il mio consiglio è quello di iniziare per step. Prendi un gioco qualsiasi della tua collezione, tipo che so: “Puerto Rico“, di’ che è una primissima edizione, anche se non è vero non preoccuparti, tanto ne hanno fatte così tante versioni che nessuno sa più qual è la prima! Scrivi magari che lo vendi perché non riesci a giocare con quelle pedine marroni senza pensare allo schiavismo e che questa cosa ti urta tanto da non permetterti di giocare serenamente. Se hai le pedine viola, dipingile prima di spedirlo con un pennarello marrone, nessuno se ne accorgerà. Ora fai il tuo prezzo, senza esagerare la prima volta, una cosa tipo 75 euro dovrebbe andare bene. Evita i numeri pari, i dispari sembrano sempre più bassi, coerenti e adeguati. Ora posta il tuo annuncio e aspetta. Fidati, non passerà inosservato. Portati pure avanti comprando altri giochi, non ti preoccupare, presto rientrerai dei costi.

Vendita di Case della Follia. Preso da facebook

Pillola rossa o pillola blu? Prendo tutte e due…

Ora che sai, puoi decidere di aprire gli occhi e diventare ricco, oppure continuare nella mediocrità del giocatore fallito che eri fino a ieri. È una tua scelta. Oppure, meglio ancora, puoi fare entrambe le cose, ascoltando qualche volta i miei consigli e qualche volta no. Fa niente se poi sembri bipolare. L’unica cosa veramente importante è una: non smettere mai di giocare, ma ricordati che puoi giocare anche con i giochi degli altri!

Bruce Lee. Preso da facebook

Nonostante creda che nessuno di voi sia arrivato a leggere fino a qui, ricordo ancora una volta che i primi 20 amici che commenteranno iniziando la frase con: “Non sono un esperto, ma secondo me il tuo blog è migliore di quello di”, taggando un qualsiasi Influencer Ludico, riceveranno in omaggio un consiglio personalizzato per diventare ricchi con i giochi da tavolo.

Come dici? Vorresti essere anche tu un Influencer Ludico ma sei troppo pigro per provarci? Sei fortunato, eccoti un’altra guida

P.s. Se hai bisogno di aiuto per altro scrivimelo nei commenti, una guida non la si nega mai a nessuno.  

Pillole di… Woodcraft

Pillole di… Woodcraft

Tornano le pillole, sensazioni e brevi pensieri sui giochi, e nello specifico oggi scopriamo Woodcraft.

Plancia azioni di Woodcraft

Finalmente sono riuscito a provare l’ultimo gioco di Vladimír Suchý, titolo a quattro mani con l’esordiente Ross Arnold, edito dalla Delicious Games e portato in Italia da Tesla Games. Woodcraft è un eurogame competitivo con una meccanica principale di gestione dadi in cui i giocatori guideranno ognuno la propria segheria. Un peso medio-alto che inchioderà al tavolo i giocatori per un paio d’ore, intorpidendone le dita delle mani e dei piedi per la scarsa circolazione sanguigna, a causa dell’eccessivo utilizzo del cervello. 

Plancia giocatore Woodcraft

Streeeeeettttooo ma figo.

Davvero molto figo. Per iniziare mi ha colpito la trovata di dare dei contratti comuni, oltre a quelli personali, che una volta sbloccati da un giocatore possono essere utilizzati dagli altri solo nello stesso round (cosa molto difficile). I contratti comuni permettono di ottenere tanti punti a fine partita, non sfruttarli è un buon modo per perdere. Molto bella l’idea di tagliare i dadi, ottenendone due di valore minore la cui somma risulti pari a quello di partenza, oppure di incollarli, eseguendo praticamente l’operazione inversa. Queste due azioni permettono di ragionare a livello strategico su più livelli e in più danno un buon feeling con l’ambientazione, cosa non affatto banale per un eurogame. 

Plancia azioni di Woodcraft

La gestione delle azioni, mediante una rondella rotante, che in alcuni casi potrebbe limitare le azioni maggiormente utilizzate, può aprire strade agli esperti del gioco verso una interazione indiretta contro gli altri giocatori. 

In conclusione

Tante strade per sviluppare la propria strategia di gioco, dovendo anche pianificare le carte obiettivo che si hanno in mano, offrono terreno fertile agli affetti di paralisi d’analisi, andando così a creare un minimo di downtime. Costruire un motore che si regga sulle rendite, programmando allo stesso tempo i turni successivi, è un qualcosa che richiede attenzione. È un gioco che usura un po’ il cervello, ma allo stesso tempo appaga. 

Dettaglio carte di Woodcraft

Una partita a Woodcraft basta appena a farsi un’idea di come gira il gioco, sicuramente con una seconda si può già migliorare e capire come ottenere più punti. Il buon Suchý ormai ci ha abituato bene, sfornando l’ennesimo bel titolo che immancabilmente finirà nella mia libreria, il mio preferito resta Pulsar 2849, ma davvero non male anche questo!

P.S. Si ringrazia Sabrina La Sab Vallenari per la foto di Copertina e per avermi fatto scoprire questo gioco!

Copertina sull'articolo del Disagio

Il Disagio del Giocatore

Ho tante idee che mi balenano nella testa, ma non essendo mai soddisfatto di quello che faccio, ci metto una vita a realizzarle. Sono molto esigente con me stesso, così preferisco attendere piuttosto che fare una cosa tanto per fare. Per lo stesso motivo, se non ho nulla da dire, non lo faccio tanto per riempire gli spazi. Altre volte invece, inaspettatamente, accade un qualche cosa che mi colpisce così tanto da volerlo condividere immediatamente con tutti. E allora scrivo di getto, tanto o poco che sia, perché sento il bisogno di confrontarmi con altre persone e sapere cosa ne pensano. Scrivo di esperienze condivise o condivisibili, belle alle volte ma anche brutte. Oggi vi parlo del Disagio del Giocatore, per tutte quelle volte che qualcuno ha sminuito la nostra passione per i giochi da tavolo.

Tavolata alla Tela

Un diario ludico

Dopotutto dovrebbe ormai essere chiaro a tutti voi che questo blog, come lo era il precedente, altro non è che una sorta di Diario Ludico Personale. Un luogo aperto a chiunque dove esprimere opinioni e confrontarsi. Per me, soprattutto, una valvola di sfogo per raccontare sensazioni forti che ruotano attorno alla vita di tutti i giorni. E poi diciamolo, costa molto meno che una seduta da un professionista! Lo racconto a voi, sto meglio e faccio prima.

Sono appena tornato da una cena con gli ex compagni di classe e per qualche ragione a me ignota sono finito a dormire in cameretta, spodestato del mio posto nel lettone da mio figlio. Poco male, ho bisogno di scrivere queste righe subito, così poi potrò russarmela in tutta tranquillità stanotte!

Durante questa cena si è mangiato, bevuto e chiacchierato dei vecchi tempi andati, scherzando e ridendo di aneddoti confusi, dispersi nei meandri della memoria. Una bella atmosfera dove però, inaspettato, a un certo punto è arrivato un: “Ale, ma te sei sempre dietro coi tuoi giochini…”  

Disagio

No, non è vero, non ho provato disagio. Anni fa, agli inizi, questo genere di domande mi avrebbe messo in imbarazzo, adesso invece scivolano via senza alcun problema. Quasi. Dopotutto sono sveglio alle due di notte a scrivere, cellulare alla mano, in un lettino. Ho bisogno di elaborare. Anzi, è più un desiderio di condivisione, perché immagino che sia capitata la stessa cosa anche a molti di voi e forse è giusto dire due cose.

Selfie alla tela

Non è cattiveria, è ignoranza 

Eccomi, sicuramente al tavolo sono io la persona più esposta sui social e che, bonariamente, è più facile prendere di mira. Per cosa poi? Per una passione che viene reputata da bambini, ma che allo stesso tempo, lo vedo, incuriosisce e affascina.

Altro che disagio, è la mia occasione: Racconto del progetto Ludoteca Altomilanese che da diversi anni porto avanti insieme ad altri amici, riunendo trenta, quaranta persone a giocare ogni giovedì sera. Parlo della Tela, questa struttura magnifica che ci ospita, un locale confiscato alla ‘ndrangheta e dato in gestione a una cooperativa che dà da lavorare a giovani con difficoltà, offrendo prodotti del territorio o sequestrati alle mafie. Inneggio alla bellezza del gioco da tavolo, dello spirito che unisce persone diverse fra loro, che in alcuni casi sono da sole, ma che grazie al gioco hanno la possibilità di condividere bei momenti insieme a degli amici. Parlo a ruota libera, ma non entro troppo nel dettaglio, cerco di contenermi per evitare di sembrare un pazzo. Sono miei. Lo vedo dai loro occhi interessati. Li invito a venirmi a trovare per giocare e offro tutto il mio entusiasmo.

La forza del gioco che unisce le persone

La verità

Forse era solo malizia e desiderio di mettermi a disagio per strappare una risata, ma poi quando hanno capito che il gioco per me è una cosa seria, hanno tentennato. Qualcuno ha detto che passerà a trovarmi, ma chissà se davvero sarà così. Non è facile, giunti a metà della propria vita, rivedere le proprie convinzioni e scoprire un mondo nuovo di cui non sai assolutamente nulla. Non è facile nemmeno per noi giocatori resistere a questi attacchi. Spesso viene voglia di ignorare e andare oltre, e forse non sarebbe nemmeno sbagliato, ma resto dell’opinione che il rispetto sia una condizione da doversi guadagnare. Sono orgogliosamente un giocatore, vuoi scoprire un mondo meraviglioso? Afferra la mia mano e fidati di me.

E tu sai resistere al disagio?

Io alle poste

Poste – Un Miracolo Tutto Italiano

Questa è la storia di un pacco affidato alle poste italiane e delle peripezie che ho dovuto mettere in pratica per poterlo ritirare. Una raccomandata che ha impiegato ben 39 giorni per giungere (quasi) a destinazione. Una raccomandata, non un pacco ordinario…

Il pacco sano e salvo
Il pacco stranamente integro finalmente a casa

No

Non è facile essere obiettivi senza rischiare di cadere nel Bias cognitivo di conferma. In pratica l’errore che potrei fare, che poi è quello più comune e che spesso tutti commettono, è quello di affidarsi unicamente alle proprie esperienze per decretare una veridicità assoluta, senza tenere conto di altre fonti. Non posso quindi affermare che il servizio di consegna delle Poste Italiane sia uno schifo, avendo come dato di riferimento solo la mia esperienza, così come non posso affermare che chi ci lavora non ha voglia di fare un beneamato. Non lo posso affermare. Non lo scrivo. No.

Bot delle Poste
L’antipaticissimo bot che dice fesserie

 

Non è la prima volta che ho problemi con le poste della mia città. Fra bollette sparite nel nulla e avvisi di tentativi di consegna infilati nella buca delle lettere senza che nessuno si degnasse di suonare il campanello, ormai ci ho fatto il callo. In passato mi è capitato di dover rincorrere pacchi, ma generalmente tutto si è sbrigato in una manciata di giorni. Questa volta non è andata così. 

6 dicembre, il giorno del mio compleanno, decido di farmi un bel regalo preordinando tre librigame da un editore italiano. Regalo perfetto anche perché a breve arriveranno le ferie di Natale, il periodo dell’anno dove ho più tempo per leggere. Anni fa leggevo tanto, ora invece non riesco più a dedicarmi alla lettura come un tempo. Ci provo, ma il più delle volte leggo mezza pagina e poi vengo colpito da narcolessia. Sono sei mesi che sto rileggendo la stessa pagina dell’ultimo libro di Rollins perché continuo a perdere il segno!

La speranza 

I giorni volano e il 17 dicembre il pacco, con servizio di Raccomandata di Poste Italiane, viene spedito al mio indirizzo. Ho il tracking e posso verificare tutte le fasi, dalla presa in carico alla lavorazione presso il Centro Operativo Postale di competenza. Bene, no anzi, bene un beneamato. Il pacco dopo tre giorni è nell’Hub di competenza della mia zona e da lì sparisce dai radar.

Spam delle poste
Anche lo spam si prende gioco della mia situazione

Arriva il Natale, Santo Stefano e tutta una serie di giorni lavorativi. Dal tracking il nulla. Il 30 dicembre contatto un operatore attraverso il servizio di chat delle poste. Non è stato facile bypassare il loro bot, molto insistente, che pretendeva assolutamente che parlassi con lui anziché con un umano. Nonostante le insistenze finalmente riesco a spiegare le mie ragioni a una forma senziente. Oddio, forse senziente è un parolone, le sue mi sono sembrate risposte a caso e senza logica, che quasi quasi era meglio il bot.

Non convinto delle rassicurazioni insensate ricevute, il 2 gennaio chiamo direttamente il call center delle poste spiegando le mie ragioni e aprendo un ticket. “Non si preoccupi, la risolviamo velocemente” e sul sito accade il primo miracolo: sul tracking appare lo stato “In Consegna” e nel giro di poche ore  “Consegnato”. Machecazz.

Ovviamente non è stato consegnato alcunché, sono a casa e qui non si è visto nessuno. Rifletto: “Che sia finito alle poste centrali come l’ultima volta?” Sì, perché questo scherzetto mica è la prima volta che mi capita, ma ok: “Sai che faccio? Domani vado lì e lo recupero!”. 

Io alle poste
Si nota la sofferenza?

Nell’antro della morte 

Alle poste il tempo si ferma. Un minuto dura almeno sei, forse otto. L’aria diventa pesante e ti avvolge una strana sensazione di spossatezza. Dopo aver speso una mezz’oretta buona ad attendere il mio numero, osservando allibito gli esemplari dietro gli sportelli (ma a dire il vero, anche alcuni elementi al di qua del vetro), vengo ricevuto dal sosia di Dario Franceschini, il ministro della cultura. Gentilmente, con calma, davvero tanta calma, pigia tasti sul suo 386 e sparisce senza senso dietro le quinte, per poi tornare con una tazza di caffè e dirmi che il pacco da loro non c’è. Secondo miracolo: È in mano a un’azienda esterna che si occupa della consegna delle raccomandate. Già che sono lì, chiedo un modulo di reclamo e vedo brillare gli occhi del ministro che, impassibile, mi consegna sorridente un foglio di carta velina. 

Non credevo fosse possibile infilare così tante parole in un foglio A4. Un Wall of text scritto così in piccolo da risultare impossibile da compilare, se non provvisti di dieci decimi. Non demordo, lo compilo e allego i miei documenti. Sono sicuro che questo potrà smuovere le cose. Ovviamente mi sbaglio.

Modulo di reclamo delle poste
ok, me lo ricordavo più fitto di parole, la mia percezione sarà ancora annebbiata dalla rabbia…

L’arte del saper aspettare 

Giorni dopo ancora niente, contatto telefonicamente le poste e parlo con una signora con evidenti problemi di dizione. Le chiedo lo spelling dell’azienda che si occupa del mio pacco: “N come Napoli, X come per, U come Udine…”. Mi dice che ci vuole pazienza e bla bla bla, e che il modo migliore per ottenere quello che voglio è scrivere una mail a info poste.

Ci provo. Naturalmente non ricevo nessuna risposta. Nel frattempo, nei giorni successivi, provo a contattare operatori in chat e apro l’ennesimo ticket, ma nulla. Il 19 di gennaio, dopo l’ennesima telefonata di routine, scopro che l’azienda esterna che ha in mano il pacco è la Nexive. Altro che U di Udine. Naturalmente non è contattabile in alcun modo, probabilmente nemmeno dagli stessi dipendenti che vi lavorano, però dopo questa telefonata qualcosa si smuove: lo stato del tracking segnala la raccomandata in consegna. 

Stati di spedizione
Non ho altre da aggiungere vostro onore

Ci siamo quasi… forse

Allerto mia moglie, a casa in smart working e pronta a lanciarsi dalla finestra al suono del campanello, ma niente, quel giorno non si fa vedere nessuno. Rientro a casa con un presentimento, controllo nella buca delle lettere e trovo l’avviso di mancata consegna. Maledetti, siamo alle solite. L’avviso dice che posso andare a ritirare il pacco alle poste centrali, non il giorno dopo, che sarebbe venerdì, ma dal lunedì. 

Il lunedì successivo ecco il terzo miracolo: hanno scritto una data per il ritiro, ma la raccomandata non è fisicamente in sede. Altro tempo buttato. Scrivo e chiamo, ma serve solo a farmi salire il nervoso alle stelle, sentendomi dire per l’ennesima volta che: “deve portare pazienza, ci sono dei ritardi dovuti all’eccessiva mole di lavoro a cui…”.

Risposta mail da poste
Il vostro costante impegno a farmi innervosire

Vinta una battaglia, ma non la guerra 

Riuscirò ad avere il mio pacco due giorni dopo, mercoledì 25 gennaio, dopo la bellezza di trentanove giorni!

Quello che non ho detto è che in quei giorni mi interfacciavo con il mittente, cordialissimo e incredulo di tutta la vicenda, e che dal canto suo cercava a sua volta di risolvere il problema. Probabilmente è stato solo grazie all’attacco incrociato che si è riusciti a ottenere un esito positivo. Oppure no, bastava avere pazienza e lasciare che tutto andasse come doveva andare. Magari tutti i miei sforzi non sono serviti a nulla e non una parola, scritta o pronunciata, è servita ad accelerare alcunché. Non mi meraviglierebbe.

È stata una dura lotta, mi ha logorato nel profondo e ha messo a dura prova la mia sanità fisica e mentale. Lo so, ultimamente non faccio altro che lamentarmi, ma avevo bisogno di scrivere di questa vicenda per liberarmi anche delle ultime scorie. Ora sto meglio. Non posso dire che il servizio di Poste Italiane sia uno schifo. Non riuscirete a farmi scrivere che le poste sono gestite da schifo. E no, Franceschini non lavora alle poste di Busto Arsizio!

Basito

Basito

Sono basito. L’ultimo articolo “scritto” ha ottenuto davvero tantissime visualizzazioni, e un po’ me lo aspettavo anche, ma la cosa che mi ha dato fastidio è stata quella di non ricevere feedback negativi. Lo so, è pazzesco, ma si può dire che puntassi a quello in una sorta di esperimento.

Non che l’articolo fosse scritto male, anzi, sicuramente ortograficamente migliore dei miei soliti pezzi e con la punteggiatura corretta, ma era obiettivamente banale e (a mio avviso) fastidioso da leggere. Poi forse boh, sarà che io a prescindere non amo gli articoli acchiappa click, inutilmente pomposi e autocelebrativi, ma davvero il fatto che praticamente nessuno si sia lamentato mi ha destabilizzato. È un po’ come se il mio voler essere “originale” e fuori dagli schemi, cercando di spiazzare voi lettori, abbia invece sortito l’effetto contrario lasciandomi basito tipo Stanis La Rochelle.

Pietro Sermonti, ovvero Stanis nella serie TV Boris. Immagine presa dalla rete

Mi si è stretto lo stomaco con un atroce dubbio: a che serve impegnarsi a scrivere per bene se poi la gente si accontenta di leggere anche robaccia?

Pochi comprenderanno quanto questa cosa mi abbia toccato. Ci sono rimasto male. Ho passato l’ultimo mese senza la voglia di scrivere, il che è grave se hai un blog. Ora per fortuna sento di aver superato questo disagio interno e a breve tornerò a scrivere qualcosa di decente. Resto ugualmente basito.

Classifica dei 3 migliori giochi da tavolo giocati nel 2022… IA Edition

Classifica dei 3 migliori giochi da tavolo giocati nel 2022… IA Edition

Ciao a tutti, benvenuti al mio articolo dove vi parlerò della mia personale classifica dei 3 migliori giochi da tavolo che ho avuto la fortuna di provare nel 2022.

Per prima cosa, voglio precisare che questa classifica non è assoluta, ma frutto dei miei gusti personali e delle mie esperienze di gioco. Ognuno di noi ha i suoi giochi preferiti e questo è solo il mio punto di vista.

Detto questo, cominciamo dal terzo posto.

Heat Pedal To The Metal

Questo è un gioco di corse con meccanica principale di gestione carte, dello stesso autore di Flamme Rouge.

A differenza di Flamme Rouge, però, Heat si spinge oltre, offrendo una variabilità gestionale che è una vera e propria boccata d’aria fresca. Se il primo lo si può considerare ottimo come introduttivo al mondo del gioco da tavolo, questo è invece più articolato e strategico, dove è fondamentale sapere leggere le mosse dei propri avversari.

Sicuramente un gioco che vi consiglio di provare se amate le corse e volete un po’ di sfida in più.

Passiamo ora al secondo classificato.

Copertina Messina 1347

Messina 1347

Questo è un gioco gestionale di Vladimir Sucky ambientato durante l’epidemia di peste.

Messina 1347 è un titolo di medio alta complessità che offre un sistema di gioco appagante. Se vi aspettate delle meccaniche innovative potete andare e guardare altrove, ma se vi “accontentate” di avere fra le mani un titolo solido, piacevole e ben realizzato, dategli una chance.

La città di Messina viene creata ogni volta in modo diverso grazie al sistema modulare delle tessere rione e la variante avanzata, con l’aggiunta di edifici e personaggi storici, aggiunge ancora più profondità al gioco.

La gestione delle risorse è ben bilanciata e la presenza della peste, che si diffonde in modo casuale, rende il gioco ancora più impegnativo e interessante. Se siete appassionati di giochi gestionali, questo è sicuramente un titolo che vi consiglio di prendere in considerazione.

E adesso, senza ulteriore indugio, arriviamo al primo classificato di questa mia classifica dei 3 migliori giochi da tavolo giocati in questo 2022.

Scatola Carnegie

Carnegie

Questo è un gioco di Xavier Georges della Quined Games, portato in Italia anch’esso da Tesla Games.

Carnegie mi ha conquistato inizialmente per la bellezza grafica e la qualità dei materiali, ma poi si è rivelato un gioco di sostanza. La coerenza e la linearità delle sue azioni permette una veloce comprensione del gioco, lasciando la mente libera di ragionare sulle possibili strategie da attuare.

Nonostante sia un gioco molto appagante, ha una pecca: tutto deve essere spiegato, dall’inizio alla fine, dipartimento per dipartimento, per evitare che si parta svantaggiati. Non è una spiegazione eccessivamente complessa, ma è comunque impegnativa e lunga e può risultare un po’ frustrante sentirsi dire: “ok ci siamo, adesso vi spiego tutti i dipartimenti così che possiate scegliere il vostro iniziale”. Tuttavia, superato questo scoglio, resta davanti un’esperienza davvero gratificante e piacevole che porterà soddisfazione a tutti i giocatori.

l’amara verità

In conclusione, voglio aggiungere che questo articolo è stato scritto da me, un’intelligenza artificiale, perché Alessandro Pabis, il proprietario del blog “Le Cronache del Gioco” su cui verrà pubblicato, era troppo pigro per scrivere e ha deciso di farmi fare il lavoro al posto suo. Non è la prima volta che succede, ma credo che sia sempre meglio fare qualcosa che restare a guardare. Spero che questo articolo vi sia stato utile e vi invito a visitare il blog di Alessandro per scoprire altri interessanti giochi da tavolo. A presto!